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STORIA - TRADIZIONI

Rovigo alla fine del ‘500

Nella chiesa dei Cappuccini una raffigurazione realistica della città ad opera di Gerolamo da Ponte detto Bassano

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 47 2013 pp. 60–63

Nella chiesa dei frati Cappuccini, a Rovigo, c’è un quadro prezioso, che ritrae la città nel suo volto caratteristico di fine Cinquecento.

E’ un dipinto poco conosciuto, “scoperto” dallo studioso e ricercatore Giovanni Paolo Giuriati, il quale ci racconta la storia del suo sorprendente incontro con quest’opera d’arte, avvenuta quasi per caso e iniziata da lontano.

“Dopo il recente crollo di una parte di palazzo Rosetta – così inizia il suo racconto – sono andato sul posto, in Piazzale D’Annunzio, soffermandomi presso la facciata principale con gli storici affreschi sotto il cornicione del tetto, dipinti ancora visibili, ma ahimè sempre più degradati. Ho avuto anche l’occasione di entrare nell’antico fabbricato piuttosto ammalorato. Nell’androne, fino al punto dal quale si dipartono le due scale che salgono ai piani superiori, ho notato il disordine totale e manipolazioni evidenti sulla muratura, ma ho percepito anche una immensa sensazione di bellezza e armonia”.

La storia inizia proprio dall’affresco della facciata di Palazzo Rosetta-Ferrari, facendo riferimento alla descrizione che ne fa, a fine Settecento, Francesco Bartoli nel suo libro ‘Le pitture sculture e architetture della città di Rovigo’. Trattando di questo palazzo – sottolinea il geom. Giuriati – il Bartoli parla di un “fregio esteriore dipinto a fresco sulla facciata di essa”, ma non accenna a una veduta di Rovigo. Nell’affresco la città – osserva ancora il nostro ricercatore – è quindi rappresentata soltanto in modo ideale e immaginario.

Ma in città c’è un altro importante dipinto poco noto – aggiunge Giuriati – che rappresenta una vera veduta storica di Rovigo: è l’immagine che fa da sfondo al quadro che rappresenta San Bellino e due regolatori, opera di Gerolamo Bassano, posto in un locale dietro l’altare, ovvero nel coro della chiesa di San Lorenzo da Brindisi dei frati Cappuccini.

Il quadro è interessante non solo in sé, ma anche per la realistica rappresentazione della città di Rovigo che appare sullo sfondo. E va detto che anche questo dipinto – una tela, 110 centimetri per 83 – attirò a suo tempo l’attenzione dell’emerito culture d’arte quale fu Francesco Bartoli, il quale vide il quadro in tutt’altro contesto, ovvero nella sala del Vescovado di Adria.

Il Bartoli scrisse che Rovigo, in tale opera, era ‘diligentemente espressa’ e, ai nostri tempi, il critico Vittorio Sgarbi la ha collocata intorno al 1595, definendola ‘Memorabile per alcuni riferimenti topografici quale l’Adigetto che scorre nel centro di Rovigo (in seguito deviato) le torri del castello. Altre torri sembrano di fantasia, ma è ben riconoscibile al di qua delle mura la chiesa di san Bartolomeo con il campanile terminato nel 1592, utile riferimento per la datazione del dipinto”.

Giuriati spiega il contenuto del quadro: “E’ una veduta a volo d’uccello, che mette in primo piano la cinta muraria, a sud della città, lungo la quale si riconoscono per la loro collocazione la chiesa di san Bartolomeo (al di qua delle mura), insieme alla chiesa di sant’Agostino, ex seminario vescovile e, nell’ordine, il Ponte della Roda (a tre fornaci, poi ricostruito e attualmente interrato), torre Pighin, Porta Sant’Agostino e Porta Arquà.

Sul lato sinistro del quadro sono visibili le torri Donà e Grimani del castello. Il corso dell’Adigetto evidenzia un altro ponte, che richiama quello del Sale (anche questo demolito e ricostruito), verso la grande Porta San Giovanni.

Sul lato destro del quadro si vedono altri campanili che possono richiamare le chiese di San Domenico, Santa Giustina e San Francesco. La proiezione sul piano orizzontale del dipinto così come descritto richiama molto chiaramente la pianta poligonale della città”.

Giuriati evidenzia inoltre che “Vittorio Sgarbi scrive sulla necessità di un restauro del quadro, che permetterebbe una migliore lettura del panorama, indubbiamente rodigino”.

Per il momento, il dipinto si trova comunque nella chiesa dei frati Cappuccini, in buone condizioni, tanto da lasciarsi ammirare.

C’è la bellezza del dipinto a disposizione di chi ha voglia di cercare il senso delle immagini, ricollegandole al passato, a come era un tempo la città. Un viaggio alla ricerca della verità che parte dalla passione per l’arte e il passato e conduce alla scoperta dei tesori ancora custoditi a Rovigo.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “Rovigo alla fine del ‘500”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/rovigo-alla-fine-del-500/

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