Nell’anno delle grandi celebrazioni verdiane, in omaggio al bicentenario dalla nascita di Giuseppe Verdi, il Teatro Sociale di Rovigo ha voluto chiudere la stagione lirica 2012/2013 proprio con Nabucco, opera che più di altre è legata alla memoria del grande compositore. E’ stata proposta in un nuovo allestimento LiVe realizzato da Teatro Sociale di Rovigo, Comune di Padova, Città di Bassano Opera Festival, in coproduzione con Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste.
A curare regia, luci, scene e costumi è stato Stafano Poda, un nome ormai noto nei teatri nazionali e all’estero, particolarmente apprezzato per la sua capacità di non essere conformista, per non voler ripetere né gli altri né tanto meno se stesso. Per lui “Nabucco, per quanto opera giovanile, possiede, musicalmente e drammaturgicamente, un procedere fluido ma intenso, sintetico e allo stesso tempo capace di emozionare nel profondo. Tanto è solido, che dal punto di vista registico ha porto il fianco ad una serie infinita di interpretazioni: dalla contrapposizione antica tra Ebrei e Babilonesi (che già era un pretesto risorgimentale per italiani e dominatori stranieri), si è passati a schemi più attuali quali Ebrei e Nazisti oppure Occidentali e Al Qaeda”.
“La via di questo Nabucco – ha aggiunto – è altra: per dar vero corpo a tale lacerante antitesi fra umanità, la strada è eliminare ogni riferimento contingente, spogliare tutto e affidarsi alla musica. Niente più divise, niente più buoni e cattivi, niente più armi e oppressi. La drammaturgia cessa di essere superficiale ma rassicurante e diventa una dimensione interiore: tutta la contrapposizione fra Ebrei e Babilonesi, fra Jeovah e Belo, fra fede e obiettività, viene ricondotta in contemporanea all’interno delle singole persone che abitano il palcoscenico. Il dissidio, la paura del diverso, l’antitesi non opprimono più genericamente un “popolo”, ma l’individuo: buoni e cattivi sono la stessa persona in punti diversi del suo percorso, oppure anche in attimi ravvicinati in maniera scissa, forse schizofrenica, a mostrare che bene e male sono in ogni uomo e i popoli sono tutti uguali. Sul palcoscenico, sopra alle teste, riflessa e immobile, pende semplicemente l’anima nuda e silente di ognuno dei personaggi”.
Rispettando i suoi propositi, il 15 e 17 febbraio 2013 Poda ha offerto un’opera profonda, cupa, intima, in grado di colpire contemporaneamente i sensi e l’anima, di andare alla mente e al cuore. Sul palco, coperto di terra, poche luci, proiettate lateralmente e dall’alto, hanno accentuato l’atmosfera mesta, minacciosa e fredda, tra alte pareti scure che suggerivano di volta in volta l’idea di un tempio antico o degli ambienti della dimora reale.
Dietro un sottile velo nero si è mossa la turba spaesata e confusa degli ebrei, rappresentata dai cori Li.Ve e Venezze Consort, offrendo una notevole prova scenica ma soprattutto vocale. Il gruppo, preparato in modo ottimale da Giorgio Mazzucato in una delle più difficili e note parti corali d’opera, si è dimostrato coeso, preciso e sensibile, meritando caldi applausi soprattutto alla fine del Va’ pensiero, anche se la sonorità è stata un po’ compromessa dalla scelta di far sdraiare tutti i coristi a terra, in contatto con il “sacro suolo”.
L’orchestra Regionale Filarmonia Veneta, diretta con discreta decisione dal finlandese Jari Hämäläinen, ha accompagnato un cast di grande forza e talento. Ottime le prove di Elia Fabbian, che ha sostenuto per la prima volta la parte di Nabucco con una vocalità piena e vigorosa, che ha saputo farsi anche eterea e affettuosa nel ruolo paterno addolorato; applaudito caldamente anche Riccardo Zanellato, uno Zaccaria deciso e tonante, con fraseggi impeccabili, perfetto come guida del popolo ebraico.
Il soprano Dimitra Theodossiou, una presenza scenica decisa e volitiva, purtroppo era un po’ indisposta, ma ha dato voce imperiosa e tagliente ad Abigaille, una parte di estrema difficoltà per la tessitura e per le dinamiche. Il tenore Armaldo Kllogieri ha interpretato la parte di Ismaele con chiarezza e precisione, oltre che con buona presenza scenica. Consensi anche per la voce calda e timbrata di Romina Tomasoni (Fenena), per Christian Faravelli (Gran Sacerdote di Belo), Massimiliano Chiarolla (Abdallo) e Silvia Celadin (Anna).
Lo spettacolo ha dunque rispettato l’intento del regista di essere né moderno né convenzionale, ma “antico”, privo di “effetti” e di piccole astuzie, caratterizzato da simboli usati come una sorta di strumento ottico, affinché il pubblico potesse “vedere e ascoltare la storia della propria anima, nel miserere della civiltà delle parole e delle immagini sprecate, dove Eros si crede libero e Thanatos rimosso”.
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Come citare questo articolo
Sofia Teresa Bisi. “Un Nabucco profondo ed intimo”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-nabucco-profondo-ed-intimo/