E’ noto come spesso dalle difficoltà nascono nuove idee, volte a superare le situazioni complesse. Ciò vale anche per Lusia, la “capitale degli orti”, che negli ultimi anni, stante il perdurante stato di crisi, ha visto nascere iniziative finalizzate a migliorare le produzioni per dare vita ad eccellenze in grado di smuovere i mercati.
E’ così che, tra gli ortaggi estivi, si è imposta l’ “Insalata di Lusia” – frutto di incessanti cure in un terreno unico – che ha ottenuto il prestigioso marchio IGP. Analogo sforzo si sta registrando nell’ambito delle produzioni invernali con la creazione di nuove varietà di radicchio in grado – si spera – di farsi apprezzare dai consumatori per il sapore ma anche sotto il caratterizzante aspetto visivo.
Due i radicchi particolarissimi che si stanno ponendo all’attenzione degli esperti: il “rosa di Lusia” e il (chiamiamolo così perché ancora non c’è un nome ufficiale) “rossello di Lusia”. Due varietà, frutto di amorevoli cure e attente selezioni, che sono state presentate ad un nutrito gruppo di appassionati presso il ristorante Al Ponte, riferimento primario dei soci dell’Accademia delle Verdure dell’Adige, presieduta da Renato Maggiolo. Associazione, questa, attenta alla valorizzazione dei prodotti della zona, che ha promosso l’inedita iniziativa di degustazione, sviluppatasi in una raffinata cena, tutta ed esclusivamente a base di verdure, con l’abbinamento di ottimi vini, selezionati dopo un attento studio onde armonizzare al meglio il vino al gusto amarotico del radicchio.
Delle due varietà di radicchio – presentati in apertura della cena su candidi piatti bianchi in grado di esaltarne i cromatismi rosa e vermigli – ne ha parlato in particolare Renato Maggiolo, che ha brevemente ripercorso la storia della produzione del radicchio invernale, cosiddetto “di busa” perché tolto dai campi dopo le prime brinate e quindi trapiantato in ambienti in grado di sviluppare tepore.
Il “rosa di Lusia” – proposto dal produttore Giordano Aglio – già sul mercato da qualche anno, nato da selezioni partendo dall’ormai inflazionato “variegato di Lusia”, colpisce per la delicatezza rosata delle foglie e il giusto equilibrio gustativo tra dolce e amaro. Il “rossello” – creato e proposto da Antonello Rosselli – si impone per il cromatismo fiammeggiante e la forma assimilabile ad una rosa che sta per sbocciare, caratterizzandosi al gusto per la fragranza e persistenza dei sapori.
Grandi consensi da parte dei commensali per l’iniziativa di valorizzazione dei due radicchi di Lusia e per l’ottima cena tutta al vegetale. Una serata all’insegna dei sapori genuini e fragranti degli orti di Lusia, che ha fatto apprezzare lo sforzo produttivo ed innovativo degli orticoltori della zona dell’Adige e la capacità di una cucina attenta ad esaltare al meglio i prodotti locali.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Il “Rosa” e il “Rossello” di Lusia”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-rosa-e-il-rossello-di-lusia/