Pubblicità

PERSONAGGI ILLUSTRI

L’intrepido Lino Beccati (1913-1999)

Per la coraggiosa missione compiuta nel corso della seconda guerra mondiale, fu insignito della medaglia d’Oro al Valor Militare

di Luciano Chiereghin

Ventaglio Novanta n. 48 2014 pp. 97–99

“Coraggioso e tenace operatore di mezzi d’assalto di superficie, con altri valorosi – già compagni nei rischi e nelle fatiche di un durissimo addestramento – dopo difficile navigazione forzava una ben munita base navale avversaria, superando un triplice ordine di ostruzioni. Nella rada violata, quando già era imminente l’alba, con freddezza pari al coraggio, attendeva, riunito ai compagni, che il Comandante della spedizione procedesse al riconoscimento ravvicinato degli obiettivi e li assegnasse all’audacia dei suoi uomini. Una volta ottenuto il via, si lanciava con saldo animo all’assalto contro grossa petroliera affondandola e coronando così del successo, con l’alto spirito aggressivo, la concezione teoricamente perfetta dell’impresa. Degno in tutto delle più alte tradizioni di eroismo della Marina Italiana”.

Nato a Porto Tolle il 23 maggio 1913, Lino Beccati fin da giovanissimo aveva manifestato un considerevole interesse per la navigazione, cosicché a 18 anni giunse a proporsi come volontario nella Regia Marina ed assegnato dal dicembre 1931 alla categoria Meccanici.

Nel 1933 conseguì la promozione a Sottocapo, e venne imbarcato sulla nave idrografica Magnaghi, in missione nell’Oceano Indiano.

Al rientro dalla lunga crociera, venne destinato alla X Flottiglia MAS di La Spezia e, nel 1936, durante il conflitto italo-etiopico, operò presso il Centro Comunicazioni del Comando M.M. di Asmara.

Promosso 2° Capo Meccanico nel 1938, venne imbarcato sulla nave da battaglia Giulio Cesare e circa un anno dopo venne imbarcato sull’Aurora, la nave personale del Duce, dove rimase fino al 1940.

All’inizio del 2° conflitto mondiale passò alla X Flottiglia MAS, dove iniziò il duro addestramento di Operatore dei Mezzi d’assalto di superficie (i famosi barchini M.T.M.).

In particolare fece parte del manipolo composto da sei “Arditi” che, terminato il duro addestramento in prevalenza notturno, furono imbarcati, assieme ai loro mezzi, su due navi della R. Marina: il Crispi e il Sella destinati a compiere una missione rischiosissima.

I sei intrepidi furono abbandonati in mare aperto con i loro mezzi d’assalto a 15 miglia dall’isola di Creta, dove portarono a compimento un’audace impresa senza ritorno. Il loro compito era di forzare la Baia di Suda (Creta), già occupata dal novembre 1940, dalle forze inglesi.

La missione raggiunse l’obiettivo e Lino Beccati, con il suo barchino, affondò la petroliera britannica Pericles.

Questa coraggiosa impresa fu la risposta immediata che la R. M. Italiana intese dare a quella inglese, dopo aver subito, dalla stessa, un disastroso attacco aereo nel porto di Taranto, dove gran parte della flotta italiana era stata affondata. In quell’occasione solo la nave da battaglia Giulio Cesare era sfuggita al disastro, riuscendo a prendere il mare aperto.

L’esito positivo della missione italiana, in cui si distinse per l’ardimento il portotollese Lino Beccati, significò per la R. Marina il libero transito nel Mare Mediterraneo Orientale. Quella inglese, invece, colta di sorpresa nella baia di Suda, all’alba del 26 Marzo del 1941, dovette accusare il duro colpo poiché vide affondare la sua prestigiosa corazzata York, la petroliera Pericles, che riforniva la base di carburanti e altre tre navi da carico.

Per gli “Audaci” nostri uomini, era questa una missione senza ritorno, infatti, le prospettive erano solo due: morte o prigionia. Fortunatamente i sei “Audaci” non perirono in quelle acque. Furono fatti prigionieri dagli inglesi e la loro liberazione avvenne solo dopo la fine del conflitto.

Riguardo all’incredibile azione italiana, perfino Winston Churchill ebbe parole di ammirazione per il coraggio dimostrato dai sei italiani, che portarono a compimento un’impresa ritenuta impossibile.

Lino Beccati, rientrato in Italia dalla prigionia, nel 1945, tornò attivo nella marina italiana con varie destinazioni operative. Nel 1961 venne nominato Direttore di Macchina sulla nave cisterna “Po” e poco dopo gli fu assegnato il comando della stessa con base a Messina.

In seguito ebbe il grado di Capitano di Corvetta.

Gli ultimi anni di servizio li trascorse a Roma, presso il Ministero della M. M., dove raggiunse il grado di Capitano di Fregata.

Una vita impegnata, la sua, non solo nell’ambito della Marina Militare, per cui non gli mancarono vari riconoscimenti. Oltre alla Medaglia d’Oro al V. M., gli furono conferite le onorificenze di: Cavaliere, Ufficiale e Commendatore. Personaggio di tutto rispetto, fu ricevuto in Vaticano dal Papa Giovanni Paolo II.

È morto a Roma il 6 Novembre del 1999 e la comunità di Porto Tolle in più occasioni ha manifestato l’orgoglio di poter annoverare tra i suoi cittadini illustri un personaggio di così riconosciuto valore.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Luciano Chiereghin. “L’intrepido Lino Beccati (1913-1999)”. Ventaglio Novanta, n. 48, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/lintrepido-lino-beccati-1913-1999/

Pubblicità