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UN RICORDO

Luigi Tazzari, il veterinario

Autentico amante degli animali, ha coltivato sincere amicizie e una profonda passione per la cultura popolare

di Carlo Piombo

Ventaglio Novanta n. 48 2014 pp. 102–103

La vigilia di ferragosto del 2013 è andato avanti, lasciando questa terra, in silenzio e con infinita dignità, il dottor Luigi Tazzari, medico veterinario, per molti anni responsabile del canile pubblico di Via Baruchello e poi di quello, da lui tanto voluto, di Fienil del Turco, La notizia è subito circolata per la città e la provincia provocando viva commozione fra quanti lo hanno conosciuto, soprattutto per i contatti che per molti nascevano dalla necessità di portare i loro cani e gatti al veterinario amico degli animali, al veterinario bravo del servizio pubblico, sempre disponibile e attento ai bisogni dei suoi piccoli pazienti. Li conosceva tutti per nome, perché li amava.

Quella del veterinario era per lui una passione coltivata fin da piccolo quando preannunciò alla mamma il desiderio di diventare il medico delle “muchine” (ovvero le mucche).

Per il suo funerale la con-cattedrale del Duomo di Rovigo era stracolma di gente, a testimoniare la vicinanza ad un uomo buono, ad un professionista competente. Ed a rendergli onore c’erano anche, in fondo alla chiesa, alcuni dei suoi pazienti che hanno assistito in silenzio, senza abbaiare o miagolare, a tutto il rito.

Il dottor Tazzari, semplicemente Gigi per gli amici, era malato da tempo e aveva saputo convivere con quel suo tremendo male con grande dignità e intelligenza, tenendo a debita distanza una fine che cercava di allontanare quotidianamente con le medicine, ma soprattutto con l’arma miracolosa dell’amicizia e del sostegno dell’amata moglie Simonetta, con la quale ha condiviso gli ultimi anni della sua vita, realizzando il sogno di una casa accogliente per gli uomini e gli animali.

La sua casa divenne, infatti, meta abituale di tante persone, fra cui i suoi storici amici d’infanzia della natia Polesella e nuovi compagni di viaggio che via, via, incontrandosi attorno alla tavola della sua cucina, contribuivano a formare un moderno cenacolo in cui si dibattevano argomenti fra i più vari – dalla storia all’attualità, all’etica, alla religione, alla politica – arricchendosi ciascuno delle sensibilità dell’altro con assoluta discrezione. A dirigere e a moderare gli incontri era sempre Gigi, geniale, amatissimo, colto veterinario.

Luigi Tazzari era del 1954, figlio di un ferroviere di origini romagnole e di una gregnanese, dai quali aveva ereditato i geni della generosità, della schiettezza, dell’ospitalità, della bontà d’animo, dell’amore per il bello e per i valori della tradizione, con particolare riguardo alla civiltà contadina, verso la quale aveva un deferente rispetto. Rimirandoli, toccava con dolcezza gioghi, falci e falcetti, pentole, paioli, vetri, piatti, ferri da stiro a carbone, crocifissi, e altro materiale che aveva pazientemente raccolto negli anni visitando ogni Santa domenica i mercatini dell’antiquariato della provincia e di quelle contermini.

Riteneva più prezioso un pezzo non in perfette condizioni, mutilato in qualche parte o corroso, rispetto a uno del tutto integro, poiché lo giudicava “vissuto”, in quanto utilizzato per tanto tempo dal possessore. Il suo giudizio sul reperto era spesso lapidario “è un settecento, o un fine otto, forse veneto o ferrarese… guarda i contorni… l’è sbeccà, ma guarda quanto bello… è storia!”

Questi erano generalmente i suoi commenti sui reperti che acquistava con prudenza e con tanti sacrifici, soprattutto quando la malattia lo sfiancava inesorabilmente nel fisico e nel morale.

I suoi amici di Polesella si sono impegnati a proporre al Comune padano l’allestimento di uno spazio per ospitare i “pezzi” della civiltà contadina che la famiglia metterà a disposizione perché anche i giovani acquisiscano il gusto per la ricerca e per la storia della gente polesana.

E’ una prova di amicizia che vuol avere anche un significato interiore profondo: la perpetuazione di un ricordo che non termina con la fine della vita, ma che prosegue nel tempo, a memoria di chi ha saputo pensare agli altri durante la propria esistenza.

Avere rispetto per il passato significa anche pensare con riguardo al futuro. E’ ciò che il Dottor Tazzari ha forse intimamente pensato ogniqualvolta rimirava sulle bancarelle delle cose vecchie i reperti che poi, quando poteva, portava a casa per restaurarli e arricchire la sua preziosa collezione.

L’aspetto, tuttavia, che più attirava le persone che lo frequentavano era il rispetto che nutriva per il prossimo, al quale si avvicinava senza infingimenti o preconcetti, mettendo ciascuno a suo agio, soprattutto se dimostrava simpatia per gli animali, di cui la sua casa era veramente allietata. Una folta colonia di gatti conviveva con tre straordinari cani, tutti raccolti dal canile, che accoglievano con gioia gli amici e i visitatori occasionali.

E il piccolo zoo personale era arricchito dalla presenza di tartarughe, capre, galline, api, rane e pesci, questi ultimi ospiti di una piccola area umida inserita nel contesto del verde della casa, a ricordo dell’ambiente naturale della sua amata Polesella e del suo hinterland. Se fosse stato in salute lo spazio riservato agli animali sarebbe stato certamente ampliato, perché il suo vero grande amore e la passione della sua vita erano certamente per loro: dalle “muchine” della fanciullezza a tutte le specie che ha incontrato nel corso della sua attività professionale.

Molti pensano che Gigi, dopo tanta sofferenza, sia oggi in compagnia delle creature che corrono libere nei pascoli verdi del cielo.

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Come citare questo articolo

Carlo Piombo. “Luigi Tazzari, il veterinario”. Ventaglio Novanta, n. 48, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/luigi-tazzari-il-veterinario/

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