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UN RICORDO

Eugenio Tomiolo e la laguna

Esposte a Rosolina le opere dell’artista ispirate dal paesaggio palustre di Venezia e del Delta del Po

di Simone Martinello

Ventaglio Novanta n. 50 2015 pp. 121–123

«Laguna è un insieme di immagini “trasferite”. La certezza della loro essenza mi ha dato gioia, anche se la mente non trovava per loro una giustificazione. Questo insieme di figure parla dell’attrazione che mi portò a rivedere forme e movimento nei luoghi della mia origine e a ritrovare nella memoria un amore senza usura».

«Immerso nell’ambiente lagunare, nella presenza del ricordo, fantasticavo del futuro. In queste immagini ora prevalgono proiezioni della mia giovinezza e anche dell’infanzia, ora della presenza o del futuro; (…) le mostro come messaggero, più che come inventore. (…) Vengono così alla percezione, di volta in volta, il vegetale o l’animale o il minerale nelle pietre, nelle acque, nei cieli; ognuno col naturale inalterato, ma interpretato e fissato in modo giusto.»

Eugenio Tomiolo

Con la mostra “I ritmi della laguna” (14 agosto-28 settembre 2014) Rosolina ha reso omaggio ad Eugenio Tomiolo (1911 – 2003), uno dei più originali e importanti incisori del ‘900 italiano. A conferma di ciò basti pensare che nel 1972, dopo una sua personale tenutasi a Parigi, il Cabinet des Estampes della Biblioteca Nazionale di Francia, che possiede una delle più significative collezioni di arti grafiche al mondo (tra gli italiani è presente solo Giorgio Morandi), acquistò tre opere del maestro Tomiolo.

A Rosolina, grazie alla sensibilità e alla disponibilità degli eredi, sono state esposte circa 70 incisioni della sua vasta produzione grafica (sono più di 1.500 le lastre stampate, in carriera, con un torchio a mano ora conservato presso la Fondazione Fioroni di Legnago), raccolta per la prima volta in volume da Marcello e Rosalba Tabanelli (Milano, 1971).

A caratterizzare principalmente la mostra rosolinese sono state 41 puntesecche su zinco della splendida serie Laguna, un lavoro talmente originale che, quando apparve, destò meraviglia perché completamente “fuori” dai percorsi grafici dell’epoca (siamo alla fine degli anni ‘60). Un percorso interno all’essere delle cose, dove i “segni” per Tomiolo sono poesia dell’anima, che si rivelano con il fascino di ciò che è espressione del mistero della vita.

Un universo ridotto a pochi elementi essenziali, una dimensione “palustre” che richiama le origini veneziane dell’artista, ma che sono anche le nostre origini di abitanti del Delta del Po: l’acqua, le barene, le barche, gli esseri acquatici, i segni del cielo… Tomiolo ha inciso ciò che ha conosciuto fin dalla nascita, che ha vissuto e assimilato, senza narrarlo o descriverlo, semplicemente richiamandolo alla memoria.

Quella che ci appare allora, in piena libertà espressiva – che nasce dalla padronanza di un mestiere praticato fin dal 1930 – è una realtà interiore, sintesi di una vita dedicata all’arte di evocare la propria spiritualità e quella dell’uomo attraverso il segno. Strutture compositive che via via si fanno sempre più ritmiche e così le forme sono appena suggerite, vogliono solo alludere al tema rappresentato, attraverso segreti richiami, ad un significato che rimane nascosto nell’inespresso.

La serie Laguna, portata a Parigi negli anni ‘70, fu esposta l’ultima volta in Polesine nel 1985, all’Accademia dei Concordi, con un’introduzione di Franco Brevini. Sergio Garbato allora parlò di “geroglifici”, «che nella volontaria rinuncia al colore, si fanno, di volta in volta, forma e luce, in una essenzialità espressiva che arriva al massimo della sintesi». Un impianto figurativo che ricorda a volte l’incisione rupestre, a sottolineare una volta di più il percorso autonomo di un artista libero da vincoli o legami con i movimenti a lui contemporanei, che preferisce concentrarsi sui temi emozionali a lui più cari, come quello dell’acqua, simbolo del farsi e disfarsi.

«L’opera grafica di Tomiolo è una scoperta, di un livello sempre così sostenuto per cui basta avere una coscienza del valore europeo dei nostri artisti, per capire che ci troviamo davanti a qualcosa che conta veramente», ha scritto nel 1971 Raffaele De Grada, fondatore di “Corrente” e critico d’arte del Corriere della Sera.

Eugenio Tomiolo – questo geniale artista che tiene le sue opere in Vaticano e nei musei americani (un grande dipinto di cavalli si trova nelle gallerie d’arte moderna del Museo di Chicago), che ha fatto mostre nelle più importanti città italiane ed europee, “famoso ma sconosciuto”, come amava dire lui stesso, secondo l’aspirazione che fu di Edgar Degas – ci conduce per mano attraverso una serie di immagini insieme enigmatiche e coinvolgenti, dove il “segno grafico” dice come la poesia proprio perché non dice, ma accenna. E si fa mistero.

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Come citare questo articolo

Simone Martinello. “Eugenio Tomiolo e la laguna”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/eugenio-tomiolo-e-la-laguna/

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