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ARTEOGGI

Il manovale di Cristo

Amedeo Balzan di Crespino, autore di sorprendenti immagini sacre

di Francesca Magon

Ventaglio Novanta n. 50 2015 pp. 124–127

Da vari anni le Fraternità dell’Ordine Francescano Secolare del Veneto si incontrano nel mese di maggio a Chiampo (VI) per la Giornata Mariana. Chiampo è una bella cittadina immersa nel verde delle “Piccole Dolomiti”, come sono denominati i monti Lessini. Qui, nel 1867, alcuni frati francescani, cacciati da Vicenza nell’ultima soppressione italiana degli Istituti Religiosi, trovarono un “piccolo rifugio” presso l’antica Pieve.

Dal primo insediamento di poche stanzette, la comunità dei frati francescani si è a poco a poco accresciuta fino a dar vita al grande complesso Santuaristico attuale, divenuto meta di pellegrini da tutta Italia e dall’Estero. Un luogo ideale per riposare lo spirito, affidandosi all’Immacolata Concezione, rappresentata da una statua della Vergine Maria, riproduzione fedele dell’originale situata a Lourdes. La statua dell’Immacolata è collocata nella grande magnifica Grotta, opera del beato Claudio Granzotto, frate francescano, eccelso artista morto prematuramente nel 1947.

In questo luogo sacro, oltre alle sculture del beato Claudio, troviamo opere di altri artisti che hanno lasciato testimonianza di ingegno creativo e fede in Dio. Tra gli altri il grande mosaicista, famoso nel mondo, padre Marko Rupnik, che con i suoi collaboratori del “centro Aletti” di Roma, a Chiampo ha realizzato un magnifico grande mosaico nel presbiterio della nuova Chiesa e, vicino alla chiesa, immersa nel verde del bosco e coperta da una struttura in plexiglass, è collocata una grande scultura lignea rappresentante Cristo crocifisso. Una vera sorpresa questa che mi ha incentivato ad indagare sulla personalità dell’autore, scoprendo, compiaciuta, le sue radici polesane.

L’intensa vita di Amedeo Balzan

Autore del Grande Cristo di Chiampo è Amedeo Balzan di Crespino (RO), un artista della nostra terra. Decido pertanto di andarlo a trovare nel paese in riva al Po. Nella sua abitazione mi accoglie, sorridente e cortese, la moglie Ines, che mi presenta il marito Amedeo.

E’ un signore molto anziano, alto, esile, un po’ ricurvo dagli anni. Subito mi affascina il suo sguardo così dolce e serafico, segno di una grande serenità interiore. Scopro un artista che ha trascorso la vita a modellare argilla per lavoro e poi a dedicare per passione mente, cuore e tanta forza alla scultura sacra.

Lo guardo con ammirazione, mentre la moglie mi parla, giustamente orgogliosa, del suo compagno di una lunga vita, innamorato della famiglia quanto del lavoro.

Amedeo Balzan, della veneranda età di 92 anni, è nato il 15 maggio 1922 a Crespino in località S. Cassiano.

Si è laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Bologna e, accanto all’attività lavorativa, ha sempre trovato il modo, fin da giovane, di coltivare la passione per la scultura.

L’esperienza maturata nell’attività professionale alle fornaci di Villanova Marchesana, quale responsabile del personale, a Imola e a Borgo Tossignano in Emilia Romagna e la scoperta dei segreti dell’argilla, di cui in seguito ha fatto tesoro, ha portato Amedeo Balzan alla creazione delle sue numerosissime opere in terracotta, nelle quali ha trasfuso l’intima fede densa di messaggi biblici.

Nel 1963, su suggerimento del fratello sindaco, Amedeo pensò di costruire una sua fornace a Crespino, disegnata da lui, lavorando con l’ausilio di soli tre operai. “Che cosa fai con quella cazzuola e il secchio da muratore?” gli chiedeva la moglie. “Faccio la fornace per costruire mattoni”, rispondeva semplicemente. L’argilla era buona, come del resto in molti territori del Polesine. La moglie Ines racconta che le case costruite a Rosolina e al Lido degli Estensi sono state fabbricate con i mattoni della fornace di Amedeo.

Inizialmente è stata dura, ma piano piano la fornace fu automatizzata con forni Hoffman a fuoco aspirato e carrelli che infornavano e portavano fuori il prodotto finito. Era un gioiello di fornace: 25-30 dipendenti, mille e 400 quintali di produzione giornaliera, mercato in espansione (nonostante la concorrenza) con una clientela che si estendeva da Trieste a tutta l’Emilia, fino al Sud d’Italia.

L’attività della fornace andava a gonfie vele, una produzione di materiale laterizio per l’edilizia di ottima qualità: mattoni, bimattoni, blocchi, tramezze, ecc. Ma, purtroppo, arriva il momento della crisi. Nel 1984 il mercato era saturo, quindi la fornace viene chiusa. Da 2500 fornaci presenti in Italia se ne contarono 165 negli anni Settanta-Ottanta raggruppate in grandi complessi industriali.

Ma Amedeo Balzan, dal coriaceo temperamento, non era uomo da arrendersi. Forte della sua esperienza dell’argilla – la sua materia prima che non aveva segreti per lui – sentiva in sé una straordinaria energia che lo spingeva a mete elevate: dedicare il suo ingegno, la sua creatività, la sua forza a modellare immagini sacre. Opere che poi cedeva gratuitamente (perché, diceva, “Cristo non si fa pagare”) a luoghi sacri, a familiari, amici, conoscenti.

Le grandi opere

Dal 1981 Amedeo Balzan ha modellato grandi sculture in cotto d’argilla e scolpito con sorprendente maestria il legno, fortissima innata passione.

Opere pregevoli in terracotta sono situate nella Chiesa di Palù nel Comune di Conselve (PD) dove, si possono ammirare la scultura di un Cristo Crocefisso di circa 2 metri, 14 Formelle della Via Crucis, e un’Ultima Cena di cinque metri e mezzo. Completa l’immenso mistero della passione e morte di Cristo la Resurrezione, una scultura alta circa tre metri.

Negli anni ‘90 si è dedicato alla scultura del “Cristo in terracotta” di 4,60 metri, attualmente collocato all’esterno del Santuario del “Cristo della strada” (VR).

Alla base di un’altra grande opera vi è una storia sorprendente: Amedeo aveva acquistato da un commerciante di legname di Este, il sig. Spigolon, un vecchio tronco d’olmo di 273 anni abbattuto da un fulmine nel Parco Centanini di Stanghella. Misurava 6 metri e 33 centimetri, numeri biblici per l’artista: sei sono le coppie degli Apostoli mandati in missione da Gesù per predicare prima di salire al Cielo, e trentatrè sono gli anni del Signore e anche le ore di Gesù nel Santo Sepolcro, dal venerdì alla domenica di Resurrezione.

E poi c’è un aspetto curioso che per l’artista non aveva niente di casuale, anzi, letto da lui, come un messaggio divino: nell’incidere lo scalpello all’altezza del cuore del Cristo, Amedeo sentì un suono ferroso che gli impediva di affondare lo strumento nel legno. Con la sgobbia cercò di scavare più in profondità e… quale meraviglia quando estrasse una piccola scheggia di una bomba conficcata proprio in quel punto del tronco! Era stata sganciata dal famoso “Pippo” su Stanghella durante la Seconda Guerra Mondiale e si era conficcata dove ora si presentava il cuore di Cristo. Semplice coincidenza? Per un credente come il nostro artista non bastava. E il pensiero corre al dolore straziante e alle immani sofferenze recate all’uomo in ogni guerra.

Questo enorme Crocefisso è stato donato all’abate del Santuario della Madonna della Corona (VR), il quale lo ha destinato al nuovo Santuario situato in località Brentino, adiacente all’Autostrada del Brennero, in uscita ad Affi.

Il Santuario è dedicato alle vittime di incidenti stradali e il Crocefisso è chiamato giustamente il “Cristo della Strada”.

Il grande crocefisso di Chiampo

E veniamo all’ultima gigantesca opera creata dall’ammirevole scultore crespinese: il “Grande Crocefisso”, di Chiampo: una scultura in legno imponente immersa nel verde dei Lessini.

Per realizzare questo Cristo, alto 12,66 metri, sono stati utilizzati 9 tronchi di olmo del peso di 117 quintali e tre piante di frassino, necessarie per ricavare la croce lunga 23 metri. Anche questi tronchi sono provenienti dalla Villa Centanini di Stanghella e pure qui i numeri sono simbolici: 12 gli Apostoli e 66 i discepoli di Cristo; 2 olmi per le braccia, 2 olmi per le gambe e 5 olmi per il torace. Per unirli, riferisce la signora Ines, Amedeo ha consumato cinque trapani e con un tondino di ferro teneva unite le parti. Da solo nel suo laboratorio, all’età di 84 anni, 8 anni di lavoro, si serviva di un argano per sollevare le pesanti membra del Cristo.

Terminata anche questa ciclopica impresa del Grande Cristo, espressione della grandezza di Dio, che fa cose grandi nella vita di chi si affida a Lui, con un bilico di 14 metri Amedeo Balzan ha fatto trasportare la gigantesca opera nel luogo per lui più appropriato, ossia al Santuario della Madonna di Lourdes a Chiampo. La posizione coricata della scultura è messaggio di vicinanza: Dio è grande, ci ama, ci è vicino e si fa nostro compagno di viaggio.

Un artista prolifico e instancabile Amedeo Balzan che ha lasciato una significativa opera anche ai suoi concittadini: una splendida scultura in legno di Cristo Risorto inizialmente posta nella Chiesa di Crespino, che ora, inspiegabilmente, è stata collocata fuori della Chiesa e un po’ dimenticata.

Ma, il “manovale di Dio”, come Balzan stesso si definisce, non si perde d’animo e il suo pensiero va alle tante sculture lignee realizzate: il tronco di legno, per chi crede, è segno emblematico del mistero di Dio Salvatore, nato, morto e risorto per redimere l’umanità.

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Come citare questo articolo

Francesca Magon. “Il manovale di Cristo”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-manovale-di-cristo/

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