Pubblicità

AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

I Nabis, Gauguin e…

A Palazzo Roverella uno straordinario percorso di colore e di emozioni

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 54 2017 pp. 8–11

Da mare a mare, anzi da Oceano a Laguna, lungo percorsi che si sono dipanati, intrecciati, fusi in giro per tutta l’Europa. Questa è la grande avventura d’arte che descrive l’affascinante mostra che Giandomenico Romanelli (curatore) ha approntato, su invito della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con Accademia dei Concordi e Comune di Rovigo.

Immediati ed ampi i consensi del numeroso pubblico che, a partire dal 17 settembre 2016, ha iniziato ad affluire a Palazzo Roverella, provenendo da tutta Italia per visitare la mostra, che resterà aperta fino al prossimo 14 gennaio 2017

Già il titolo “I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia” offre l’idea. E non solo nel campo dell’arte.

L’importante rassegna si compone di un centinaio di opere, molte conosciute, altre da scoprire: quattro grandi “isole” e tanto colore.

“E’ una mostra di emozioni e di storie intense, storie di artisti in fuga, da città, da legami, da loro stessi, in molti casi, che trovano rifugio in riva al mare, quello potente della Manica o quello dolce e casalingo della Laguna veneziana, quasi fossero alla ricerca del valore purificatore dell’acqua e degli elementi naturali” ha spiegato il curatore, Giandomenico Romanelli.

Sono cinque le sezioni visitabili: la prima, “La Bretagna di fine Ottocento”, che introduce e illustra il movimento nato in Bretagna, luogo ricco di paesaggi, credenze popolari, riti, costumi e religioni, luogo che attira molti artisti, un nutrito flusso turistico culturale molto acceso.

A Pont Aven, sulla costa della Bretagna, Paul Gauguin giunse nel febbraio del 1888. Vi era già stato per un breve soggiorno due estati prima. Il sodalizio con Van Gogh nel frattempo era finito, l’olandese aveva scelto il sud della Francia, lui la Bretagna. Qui si era andato formando un eden primitivo e quasi incontaminato, popolato da una comunità internazionale di giovani artisti che, dipingendo spesso insieme, traevano ispirazione dal paesaggio e dalle loro comuni esperienze e riflessioni.

“Alla loro ricerca sottendevano tensioni intellettuali. Molti cercavano la semplicità, nella vita così come nell’arte. Una semplicità fortemente creativa, decantata dai fumi tardo-impressionisti, tesa all’essenziale. ‘Nabis’, ovvero Profeti di un nuovo che attingeva ad un primigenio, all’essenza. Pur in una visione assolutamente soggettiva della realtà e della natura, essi cercavano anche di coglierne i significati simbolici nascosti” aggiunge Romanelli.

Il linguaggio espressivo e antinaturalistico del gruppo entrò anche in contatto con le poetiche del primitivismo e dell’esotismo assai in voga nell'Europa di fine Ottocento. Confluì in varie correnti artistiche e ne influenzò nascita e caratteri.

Questi stimoli innovativi contaminarono l’Europa, senza tralasciare l’Italia. Ed è proprio sul versante nazionale che si concentra la seconda parte della magnifica rassegna allestita a palazzo Roverella.

Si passa infatti, nella seconda sezione, “Alle origini del Sintetismo: Emile Bernard e Paul Gauguin”, ad approfondire il tema della rivoluzione artistica portata avanti da questi due artisti.

La “stagione bretone” dell’arte italiana tra gli anni ’80 dell’Ottocento e i primi decenni del secolo successivo è ben individuabile. La si incontra in diversi artisti, o meglio in precise fasi della loro produzione. Sono pittori che in molti casi hanno vissuto a Parigi e che nella capitale francese, o comunque oltralpe, hanno acquisito caratteri e cadenze linguistiche di inequivocabile qualificazione gauguiniana a Pont–Aven.

Si ammirano poi, nella terza sezione, “Profeti e pellegrini. La poetica dei Nabis”, le opere dei ‘profeti’ tra cui spiccano quelle dello svizzero Cuno Amiet. Fu una stagione straordinaria: essa segnò davvero la nascita dell'arte moderna. Liberi dal naturalismo e dalla 'imitazione' della realtà, i Nabis crearono un linguaggio pittorico nuovo: colori intensi, profili marcati, rinuncia al dettaglio, esplosione di emozioni violente. Sarà una pittura sintetica ed elementare, frutto di una semplificazione fino all'essenziale (donde la definizione di Sintetisti per un gruppo di loro).

Da questa visione uscirà l'esperienza dei Fauves e via via sino all’Art Nouveau, all'Espressionismo e all’astrazione.

“Il verbo dei Nabis si diffonde presto in tutta Europa. Nella quarta sezione “Burano-Bretagna e ritorno” troviamo le opere di giovani artisti, che, attratti dalla semplicità e dalla suggestione del paesaggio, fanno comunità e aderiscono al sintetismo. Tra loro, Rossi e Martini che raggiungono Parigi per abbeverarsi di fonti d’arte nuova. Rossi, soprattutto, svolgerà una propria attività di ricerca e studio sviluppando un linguaggio a volte qualitativamente superiore ai Nabis e influenzerà, poi, altri artisti del gruppo veneziano – ricorda Romanelli -. Rossi, uomo e artista pregno di illuminazioni e di tenebre, straordinario campo di forze, di polarità, di tensioni, di urgenze e di riflessioni. E, con lui, il grande Arturo Martini e il gruppo gravitante su Ca’ Pesaro”.

L’ultima sezione, “L’estetica della semplicità tra seduzioni borghesi e intimità domestiche” è dedicata agli italiani della generazione successiva a quella di Rossi. Gli artisti si appropriano di quell’esperienza dando vista a opere dall’accentuato sintetismo come quelle di Oscar Ghiglia o a quelle di Mario Cavaglieri che risentono dell’influenza di Bonard.

Un capolavoro, a fine mostra, è quello di Felice Casorati “Bambina che gioca su tappeto rosso”, che poi abbraccerà la positività, come dimostra di essere Cagnaccio di San Pietro con il proprio sintetismo semplice, fino a raggiungere una nuova oggettività.

In tutto in mostra vi sono 98 pezzi, alcuni per la prima volta usciti dalla Francia, altri addirittura mai esposti prima. Per la prima volta in Italia, per esempio le opere di Marius Borgeaud che svolge le sue prime esperienze in Bretagna dipingendo interni domestici, un positivismo del tutto originale. Infatti, il fascino della semplicità che si sviluppò negli anni successivi, porta l’attenzione degli artisti dall’esterno agli interni domestici, eleganti e stilizzati (come ad esempio quelli di Felix Vallotton).

“Gauguin e Rossi, due storie lontanissime eppure vicine: il primo conquistato, catturato e tragicamente sedotto dai paradisi tahitiani, il secondo scivolato in un fulminante itinerario sin dentro i gironi d’inferno di un manicomio di provincia – conclude il curatore -, eppure capaci, entrambi, di una pittura dove la semplicità è purezza primigenia e insieme ingenuità, affinamento alchemico e traduzione di un pensiero filosofico cristallino, lucido e tragicamente fragile”.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “I Nabis, Gauguin e…”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-nabis-gauguin-e/

Pubblicità