Riscoprire una Rovigo risorgimentale, teatro di vicende storiche e di illustri personaggi, rileggendone luoghi, monumenti, toponimi. Questo l’intendimento alla base dell’iniziativa appositamente concertata in sinergia tra il Liceo Scientifico Statale “P. Paleocapa” di Rovigo e l’Archivio di Stato in occasione della XXII Settimana dei Beni Culturali in Polesine.
Il tema: “Il Veneto italiano. 150° Anniversario della liberazione dal dominio austriaco”, a partire dalle vicende che ricordano la Terza guerra di Indipendenza conclusasi con l’annessione del Veneto all’Italia. Un’iniziativa che ha portato anche al ricordo di un altro anniversario (questo per la verità infausto), ovvero il 220° della fine della gloriosa Repubblica Veneta, con la cessione nel 1797 del Veneto all’Austria, decisa da Napoleone con il trattato di Campoformio.
Il progetto si è concretizzato nella mostra “Persone e luoghi della Rovigo risorgimentale”, allestita nella sala Sichirollo dell’Archivio di Stato in concomitanza con la presentazione del volume Polesine – i luoghi del Risorgimento di Luigi Contegiacomo.
Il proposito era di condurre i visitatori alla riscoperta di alcune importanti pagine della storia locale accompagnandoli – attraverso un percorso ideale – per le vie centrali del capoluogo: un tragitto alla riscoperta di monumenti e vie legate al ricordo di un periodo tanto importante per la storia patria, sfatando anche alcuni pregiudizi purtroppo radicati nel pensiero comune di molti polesani (Vedi scheda: Polesine al margine degli avvenimenti della storia?).
Ma veniamo alla “Passeggiata risorgimentale” nel cuore della città, ideata in 11 tappe dagli studenti del Liceo, scaturita a conclusione della succitata mostra “Persone e luoghi della Rovigo risorgimentale”, allestita dagli stessi presso l’archivio di Stato.
1. Si parte da Piazza Giuseppe Garibaldi, che ricorda l’eroe per eccellenza del Risorgimento italiano, in memoria del quale fu eretta una delle più belle statue dedicate al generale, opera dello scultore Ettore Ferrari, inaugurata il 15 novembre 1896.
Sulla piazza si affaccia l’edificio della Camera di Commercio, recentemente riportato agli originari splendori, innalzato sui resti dell’antico Palazzo Pretorio del Podestà veneziano e, successivamente, all’arrivo degli austriaci, trasformato in Imperial Regio Tribunale con annesso carcere militare fino al 1857.
Di seguito si innalza il palazzo Bonanome-Ravenna, dal nome delle due importanti famiglie che vi si avvicendarono, utilizzato come alloggio, poi a disposizione del comando militare austriaco, oggi sede del Consorzio di Bonifica Adige Po, con un busto sulla facciata che commemora Giovanni Battista Casalini, garibaldino della seconda e terza guerra d’indipendenza, poi precursore della bonifica polesana.
Sempre sullo stesso lato, ecco il Teatro Sociale, costruito su progetto dell’ingegnere rodigino Sante Baseggio, inaugurato il 3 marzo 1819 con lo spettacolo “L’ombra di Fetonte” di Sante Campioni alla presenza dell’imperatore Francesco Giuseppe e dove venne rappresentato nel 1857 il patriottico “Nabucco” verdiano con i testi di Temistocle Solera, il “librettista politico di Verdi”.
2. Da piazza Garibaldi raggiungiamo la vicina via Giuseppe Mazzini, che reca una lapide dedicata all’ideologo del Risorgimento, inizialmente collocata sotto il portico del municipio (20 settembre 1893) e quindi spostata a sostituire nella via a lui intitolata una precedente lapide a Cesare Parenzo, tolta dai gerarchi fascisti perchè ebreo (curioso il fatto che, con l’occasione, nella lapide a G. Mazzini fu sostituita l’espressione “la democrazia di Rovigo” con “la città di Rovigo”, mediante un intervento dello scalpellino ancora oggi visibile).
Questa via sfocia a sua volta nella strada dedicata a Celio rodigino (ovvero l’umanista Ludovico Ricchieri, su intitolazione risalente al tempo del dominio imperiale austriaco), via in cui sono presenti palazzi abitati da patrioti e che hanno ospitato Garibaldi o esponenti dei Savoia. Primo fra tutti il prestigioso Palazzo Camerini, edificato in stile neoclassico dall’architetto Luigi Rossini (1841), contenente all’interno un ciclo di affreschi mitologici di Sebastiano Santi: sono allusivi all’alleanza dello Stato Pontificio con l’Austria dominatrice, mentre altri affreschi storici e romantici, furono forse commissionati in occasione della visita dei principi Amedeo e Umberto di Savoia (10-11 luglio 1866).
Ecco poi Palazzo Celio, attuale sede della Provincia, adibito a quest’uso proprio dalla dominazione austriaca e il Palazzo Salvadego (oggi sede della Prefettura), che nel luglio 1866 ospitò Vittorio Emanuele II, come attesta una lapide sulla parete esterna.
3. Tornando in piazza Garibaldi, si imbocca nella direzione opposta via X Luglio, che deve il toponimo proprio alla data dell’entrata dell’esercito italiano a Rovigo (1866) o, meglio, di un drappello di trentadue cavalleggeri e tre ufficiali del IV Corpo d’Armata guidato dal generale Cialdini, ricordato, insieme all’altro storico ingresso in Rovigo dello stesso re Vittorio Emanuele II (30 luglio dello stesso anno), da una lapide posta sulla Torre Civica del Municipio. Sulla via vi è uno dei due accessi alla Piazza Annonaria, presso cui dal 1627 fino agli anni ’30 del secolo scorso aveva luogo il Ghetto ebraico, che diede i natali a diversi ebrei impegnati nella questione italiana, tra cui spicca il garibaldino Cesare Parenzo.
4. Da via X Luglio, passando per Porta San Bortolo, si imbocca via Alberto Mario – altro eroe simbolo del Risorgimento locale -, strada che porta al cimitero “Dei Sabbioni”, dove si trovano le lapidi e i monumenti funebri di molti patrioti rodigini (Giovanni Battista Casalini, Francesco De Rossi, Luigi Morandi e molti altri).
5. In alternativa, da via X Luglio, proseguendo dritti, si incontra via Giovanni Miani, alla cui conclusione si erge l’imponente statua che l’artista Virgilio Milani ha dedicato all’illustre patriota ed esploratore. Da Largo Libertà è visibile, sul lato opposto del Corso del Popolo, palazzo Montalti (ora sede dell’I.I.S. “De Amicis”), che ancora reca sulla facciata la scritta “Regia Gendarmeria” a cui fu adibito dagli austriaci.
6. Si può quindi ritornare verso le due piazze centrali, imboccando via Cavour, dedicata allo statista piemontese artefice del processo unitario, ricordato in una lapide di Ettore Ferrari, murata sul palazzo dell’Agenzia delle Entrate, allora Intendenza di Finanza, che dava il nome alla via prima che fosse intitolata a Cavour nel 1896.
7. Tale strada immette nell’altra storica piazza Vittorio Emanuele II, ex piazza Maggiore, dove, all’indomani della morte del re (9 gennaio 1878) fu deciso di erigere una statua alla memoria, opera di Giulio Monteverde installata nel 1881.
Sulla piazza si affaccia la Loggia dei Nodari, edificio quattrocentesco attualmente sede del Comune, che dal 1816 al 1854 ospitò il Corpo di Guardia della milizia austriaca, prima dell’apposita costruzione.
Ecco poi il neoclassico palazzo dell’Accademia dei Concordi, teatro di una retata della polizia asburgica effettuata all’alba del 7 gennaio 1819, con l’arresto di quattro carbonari, a conclusione di una festa da ballo nel Gran Salone.
Sul lato opposto della piazza sorge la Gran Guardia, fatta appositamente erigere dagli austriaci nel 1854 come caserma per il distaccamento locale delle truppe e dopo la liberazione del Veneto trasformata in monumento ai protagonisti del Risorgimento polesano e ai caduti di tutte le guerre. Qui sono state collocate due lapidi commemorative rispettivamente ai carbonari e ai 15 garibaldini polesani, nonchè due busti dedicati rispettivamente a Domenico Angeli, benefattore e primo sindaco della città (1866-67) e a Domenico Piva, garibaldino e quindi soldato regio.
8. Usciti dalle due piazze, si può imboccare via Angeli, dove si trova l’omonimo palazzo settecentesco, da poco eretto quando, nel 1797, all’arrivo delle truppe napoleoniche fu relegato l’ultimo podestà di Rovigo, Nicolò Venier. Successivamente, dimora del già citato conte Domenico Angeli, accolse importanti ospiti ricordati da lapidi all’interno: Carlo IV di Spagna con Maria Luisa di Borbone Parma (1815), Francesco d’Austria con Carolina Augusta di Baviera (1819), l’imperatrice di Russia Aleksandra Fedorovna con la figlia (1846), Francesco Giuseppe d’Austria con la moglie Sissi (1856) ed ancora Giuseppe Garibaldi (1867) e Umberto di Savoia (1882).
Al termine della via si incontra l’originale palazzo Minelli, che l’abile tipografo e libraio Antonio Minelli, inventore dei caratteri tipografici per la musica ed apprezzato anche dal governo austriaco, si era fatto costruire nel primo ‘800 in stile neogotico veneziano.
9. A due passi, nella successiva via Umberto I, si può ammirare il busto eretto all’ex garibaldino Amos Bernini, primo sindaco elettivo della città, nonchè raro esempio di politico incorrotto.
10. Tornando indietro, imboccando Corso del Popolo e piazza Matteotti, si incontra la locanda pizzeria Due Torri, segreto luogo di raduno dei carbonari durante le cospirazioni patriottiche. Raggiungendo piazza Duomo, sostiamo presso palazzo Manfredini, di proprietà di una delle più antiche famiglie nobili di Rovigo, dal 1859 al 1866 Caserma di Fanteria austriaca ed oggi sede della Confagricoltura.
11. Dal Duomo imbocchiamo via Casalini sulla quale si affaccia palazzo Gobatti, che custodisce gli unici affreschi risorgimentali di Rovigo, opera dell’artista veneziano Giovanni Biasin, con il riferimento mitologico ad eroi protagonisti di un agognato rinnovamento collettivo (gli stessi Antonio Gobatti e Giovanni Biasin furono attivi nelle lotte liberali, che, tra l’altro, pagarono a duro prezzo, rispettivamente l’uno con l’esilio e il sequestro dei beni e l’altro con una lunga malattia).
A conclusione di via Casalini, presso porta S. Agostino sorge il palazzo di Alessandro Casalini, patriota, deputato, imprenditore. Oltre la porta, in via Giacomo Sichirollo, a chiudere il percorso risorgimentale rodigino, l’ex Seminario Vescovile, adibito nel 1859 ad Ospedale militare austriaco e dal 1964 sede dell’Archivio di Stato, che custodisce preziose memorie del Risorgimento polesano, per la maggior parte ancora inedite: lettere, bigliettini, locandine.
Pagine di una storia locale pressochè ignorata, da riscoprire: memorie ed informazioni da trasmettere alle giovani generazioni ed ai visitatori, oltre i confini del nostro territorio, affinchè non si perda il ricordo dei sacrifici e delle vite immolate in nome di un alto ideale di libertà ed unità nazionale.
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Come citare questo articolo
Rosanna Beccari. “Rovigo risorgimentale”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/rovigo-risorgimentale/