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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Nel cuore del Polesine

Lungo vie d’acqua, seguendo le strade arginali dello Scortico e del Canalbianco

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 55 2017 pp. 24–27

Il pranzo al riattato Mulino del Pizzon di Fratta Polesine era durato più del previsto, causa il piacere dello stare a tavola gustando le prelibatezze proposte da Maurizio, il conduttore del ristorante. All’esterno ci attendevano le nostre bici: dovevamo arrivare fino a Pincara, oltre il Canalbianco, prima di imboccare la via del ritorno e costeggiare nuovamente lo Scortico (questa volta sulla riva di sinistra) per tornare a Villanova del Ghebbo dove avevamo lasciato le nostre auto (vedi Lungo lo Scortico, in Ventaglio n. 54, pag. 24).

Scattate le ultime foto ai recuperati impianti del mulino e alla gorgogliante cascatella che immette le acque dello Scortico nel Canalbianco, riprendiamo dunque il percorso, procedendo lungo la riva sinistra di quest’ultimo corso d’acqua fino a raggiungere PAOLINO, frazione di Fratta.

Proprio in questa località un tempo c’era un “passo”, ovvero un traghetto in grado di mettere in comunicazione le due rive del Canalbianco: la borgata deve il suo nome alla monetina “il piccolo paolo” che veniva consegnata al “passatore”, per fruire del suo importante servizio.

Un territorio di confine, divenuto veneto dopo la famosa “Guerra del Sale” (1482-84), quando i terreni furono acquisiti dai Corner a cui si deve la nascita della borgata con la costruzione della casa padronale, Ca’ Cornera (oggi Bellettato), leggermente arretrata nella campagna ed attualmente in grave stato di abbandono.

In buone condizioni si presenta invece l’Oratorio dedicato alla Madonna del Rosario, anche questo a suo tempo innalzato dai Corner, divenuto chiesa parrocchiale della borgata solo nel 1956, dopo la donazione dell’immobile restaurato alla diocesi.

Oggi sulle acque del Canalbianco non c’è più il traghetto, ma un ponte in legno ciclopedonabile, caratterizzato da una grande arcata.

Superiamo dunque il ponte per portarci nel territorio di PINCARA, paese che prende il nome da Guglielmo Pincaro, il quale nel 1473 ottenne il territorio da bonificare da Ercole I d’Este.

Il duca estense, sotto la cui giurisdizione ricadeva al tempo tutto il Polesine, aveva infatti avviato un ampio progetto di recupero delle terre acquitrinose della fascia centrale tra Adige e Po. Completato lo scavo del Canalbianco, il duca proseguì il suo progetto bonificatore concedendo vaste aree paludose a personaggi che godevano la sua fiducia, dotati di disponibilità economiche e cognizioni tecniche utili a completare i lavori di redenzione del territorio. E Pincaro, già consigliere del duca e riformatore dell’Università di Ferrara, si cimentò con successo nell’operazione di bonifica del territorio, completata poi dal figlio. Un’area, divenuta in buona parte di proprietà della famiglia ferrarese, dalla quale derivò la denominazione “Pincara”.

Ben presto, dopo la summenzionata guerra del sale (1482-84), la località passò sotto il controllo della Serenissima e si deve al nobile veneziano Benedetto Dolfin la costruzione della prima importante chiesa per la comunità, formata in larga parte dai braccianti chiamati dai Pincaro a bonificare la zona. Costruita nel 1520, ma poi ampliata e completamente rifatta più volte, la Chiesa dedicata a San Giovanni Battista, raggiunse le forme attuali nel corso del XVIII secolo, mentre il campanile risulta anteriore di almeno due secoli. Raggiungiamo pertanto la parrocchiale, al cui interno ammiriamo gli altari settecenteschi derivati da Venezia dopo le soppressioni di vari ordini monastici attuate nel “secolo dei lumi”.

E’ tempo di intraprendere l’itinerario di ritorno, per far tappa, dopo soli trecento metri, presso le Antiche Distillerie Mantovani, dove siamo accolti presso il museo dedicato alla storia della distillazione allestito a cura dei proprietari. Oltre a rare foto d’epoca, sono esposti alambicchi e vari oggetti introvabili, legati all’attività che la famiglia Mantovani segue con passione da circa due secoli. L’accoglienza è impareggiabile e comprende graditi assaggi dei liquori più richiesti, apprezzati da molti estimatori che periodicamente fanno visita alla rinomata distilleria di Pincara.

Riprendiamo il nostro percorso lungo la riva destra del Canalbianco che corre rettilineo dopo i lavori di raddrizzamento realizzati per favorire la navigazione interna, raggiungendo ancora il Mulino del Pizzon sullo Scortico.

Qui superiamo il ponte per portarci sulla sponda opposta del corso d’acqua dove sorge la fattoria sociale “Sirio, lupo celeste”, dove viene praticata la Pet therapy. «Sirio lupo celeste – ci spiega Fabiola Zanella ideatrice dell’iniziativa – fa riferimento alla costellazione del cane, che deriva dal lupo e che è il primo animale addomesticato dall’uomo, ancora prima dell’avvento dell’agricoltura. I cani seguivano gli uomini nella caccia e da allora questi amici non hanno mai smesso di condividere la nostra vita e in questa fattoria riescono ad aiutare le persone in difficoltà a vivere meglio».

Inforcate nuovamente le bici, pedaliamo sulla riva sinistra dello Scortico verso Fratta. La strada scorre sull’argine rilevato rispetto alla campagna, permettendoci di osservare le ordinate colture, mentre alcuni bei caseggiati rurali attirano la nostra attenzione.

Una freccia indica la presenza di un agriturismo, con l’invito (che non ci lasciamo sfuggire) di visitare la corte rurale. Si tratta dell’ Agriturismo Frattesina dove veniamo accolti con cortesia: abbiamo modo di soffermarci presso una fonte zampillante in grado di dissetare gli animali presenti: non solo pollame e suini, ma anche caprette ed un arzillo asinello. Nella corte è ancora attivo un forno dove si cuoce il buon pane offerto ai turisti con gli insaccati prodotti in loco. Un piacere del palato che abbiamo modo di gustare, complimentandoci con i titolari.

L’itinerario riprende verso il centro di FRATTA POLESINE, sempre sul lato sinistro dello Scortico, dove si erge la settecentesca Villa Labia, ricostruita (ed adibita a scuola) dopo che l’edificio fu vittima di un bombardamento nel corso della seconda guerra mondiale. Integro è rimasto invece l’attiguo Oratorio, e soprattutto il Parco, caratterizzato dal gusto romantico dell’Ottocento.

Il centro del paese è connotato da un edificio ottocentesco con porticato, che sorge di fronte alla Badoera. E qui, presso lo Scortico, ecco il Monumento ai Carbonari, inaugurato nel 1867 (giusto 150 anni fa), l’anno successivo alla liberazione del Veneto con la Terza Guerra di Indipendenza. E’ costituito da una piramide tronca a cinque facce, affiancate da fiaccole capovolte a significare la volontà austriaca di spegnere gli aneliti patriottici. Sui lati del monumento sono incisi i nomi dei patrioti frattensi. E tra questi, in risalto, il nome di Antonio Villa e Antonio Oroboni, i due che persero la vita allo Spielberg, dei quali ci accingiamo ad individuare le storiche dimore.

Dopo circa duecento metri ecco infatti la Villa di Antonio Villa, ora Fanan, armonica costruzione settecentesca, caratterizzata da un frontone ricurvo sovrastato da tre pinnacoli. Qui visse il notaio carbonaro che non seppe resistere ai duri metodi dell’interrogatorio austriaco, rivelando i nomi dei congiurati. Poco più oltre, imboccata la via ciclopedonale lungo lo scolo Valdentro, raggiungiamo l’abitazione dell’altro martire carbonaro: la Villa di Antonio Oroboni, il più giovane tra i condannati, a cui dedicò pagine commoventi Silvio Pellico nel famoso “Le mie prigioni”. Villa Oroboni, in avanzato stato di degrado attende da tempo di essere recuperata.

Tornando sui nostri passi, ecco Villa Boniotti, che, dopo un recente riuscito intervento di ripristino, è divenuta sede dell’attiva associazione culturale denominata “Manegium”. I locali del nobiliare palazzo sono utilizzati al meglio per accogliere varie raccolte museali: da quella dedicata alla Carboneria a quella relativa alla civiltà contadina, fino ad una serie di pannelli illustranti la vita del martire del fascismo quale fu Giacomo Matteotti.

E, proprio sul lato opposto della via principale, si erge l’ottocentesca Villa Matteotti, recentemente restaurata e divenuta un primario punto culturale per la conoscenza della figura di Giacomo Matteotti, aprendo inoltre uno squarcio sulla complessa storia del primo Novecento.

La giornata volge ormai al termine, così pure il percorso lungo le due sponde dello Scortico. Pedaliamo pertanto veloci lungo la strada arginale della riva sinistra per completare l’anello e portarci a Villanova del Ghebbo, al punto di partenza, paghi di un itinerario nel cuore del Polesine davvero ricco di molteplici aspetti interessanti.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Nel cuore del Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/nel-cuore-del-polesine/

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