Genuine testimonianze di fede popolare, non sono pochi gli oratori che punteggiano il nostro territorio. Piccoli edifici, a volte minimi, che spesso si riscontrano lontani dai centri maggiori.
Molto frequenti nelle aree rurali e, specie un tempo, avvertiti come presenza del sacro particolarmente vicina al sentire comune, non raramente sono stati più amati delle grandi cattedrali.
Fatti oggetto nel passato di particolari cure, oggigiorno, causa il propagarsi di un diffuso laicismo, risultano spesso trascurati. Vengono però guardati con attenzione non solo da quanti sono animati dalla fede, ma anche da chi ha a cuore il territorio, le sue tradizioni e la sua storia.
Più volte sulle pagine di questa rivista ci siamo soffermati a descrivere alcuni oratori che caratterizzano il Polesine, e fa sicuramente piacere riscontrare la rinascita di alcuni sacri edifici da tempo in stato di abbandono.
Una di queste apprezzate iniziative di recupero è riscontrabile a Fenil del Turco, in via Antonio Fedeli, dove lo scorso 15 settembre, nel giorno in cui il calendario liturgico celebra la Beata Vergine Addolorata, è stato benedetto un piccolo oratorio privato, a Lei consacrato e da poco riportato alla completa agibilità.
Dopo un lungo periodo di abbandono, da qualche anno l’oratorio è passato in eredità a Raffaele Peretto, che, assieme alla moglie Lina Andreotti, ha provveduto alla sua ristrutturazione. La cerimonia religiosa, presieduta dal parroco Don Bernardo Conforto, si è svolta nell’aia di una tipica casa padronale, immediatamente attigua alla chiesetta.
Ed è proprio con Raffaele Peretto, personaggio ben noto nel mondo della cultura del Polesine, in questo caso anche in veste di proprietario, che ci incontriamo per ottenere alcune fondamentali notizie relative al sacro edificio restaurato.
D. A quando risale l’oratorio e quali vicende e ricordi ti riserva?
“L’oratorio fu edificato nel 1930 da Natale Rosin, fratello di mio nonno materno. Entrambi nel 1920 si erano trasferiti nella casa, che ha le sue origini nel Seicento. Sono certo che nella decisione di costruire la chiesetta influì molto il desiderio della moglie Rosa Bedendo, persona di profonda fede”.
– Non manca una certa attenzione all’aspetto architettonico
“La facciata richiama lo stile classico dell’architettura del tempo. Dopo l’impegnativo restauro della casa padronale, che attualmente, nel rispetto della sua originaria impostazione, è divisa in tre nuclei (uno per mio fratello Carlo, un altro per me, il terzo per mia figlia Chiara dove abita con la famiglia) era assolutamente doveroso recuperare questo oratorio, generalmente denominato la ceseta”.
– Un punto di riferimento anche per i fedeli del circondario…
“Mi ricordo quando molti della borgata si riunivano a maggio per recitare il rosario, quando il giorno dell’Addolorata veniva celebrata la Messa. In alcuni casi qui si sistemò la camera ardente per defunti di famiglie del vicinato. Un mese dopo la fine della guerra, il 30 maggio 1945, nella chiesetta si sposarono i miei genitori, Maria e Rodolfo, ed anche nel 1953 mia zia Pierina con Ferdinando. Da circa sessant’anni è iniziato il declino non venendo più frequentata.”
Come si è intervenuti nel recupero?
“Si è trattato di un intervento conservativo con particolare attenzione alla sistemazione del tetto e al consolidamento della struttura, al rifacimento dell’intonaco. E’ stata anche ripristinata la recinzione lungo via Fedeli, chiamata localmente strada bassa o stradela, alla quale l’oratorio è direttamente prospiciente. Ho avuto un prezioso aiuto da Luigi Fantinato di Crespino e da alcuni familiari, in particolare da mio genero Fabio Aguiari, e da altri cari amici. Ringrazio tutti di cuore.”
Nella chiesetta sono conservate tre sculture. Le puoi descrivere?
“Sopra l’altare nella sua nicchia c’è l’originaria statua lignea di Maria Addolorata, che proviene da una bottega di Ortisei. Nel braccio sinistro porta il segno di una scheggiatura causata da un bombardamento aereo del 1945. Tra novembre 1950 e luglio 1951 l’immagine fu solennemente portata in processione in tutte le famiglie di Sant’Apollinare e Fenil del Turco. Il parroco di allora, don Manfrinato la definì “pellegrina d’amore”. Una lapide attesta questo sentito episodio di fede.
Ai lati di Maria figurano altre due sculture in terracotta opere da me commissionate a Dimitri Arallambi, un valido artista di origine albanese, residente da anni a Rovigo. Una raffigura San Giovanni Nepomuceno, che, oltre ad essere patrono di Fenil del Turco, protegge dalle acque: ne abbiamo bisogno in Polesine e per me le acque sono state oggetto di studio nella loro complessa evoluzione territoriale; l’altra rappresenta l’arcangelo Raffaele che accompagna due bambine in cammino verso la vita: un segno di protezione divina per le mie care nipotine, Bianca e Adelaide.”
Completati i lavori, ora la chiesetta, riportata alla piena fruibilità, è visitabile previo accordo con la proprietà.
Il dott. Raffaele Peretto è ben disponibile ad aprire le sue porte, in particolare in occasione delle festività dedicate alla Madonna. Egli ha vissuto con entusiasmo ed un sentimento di rinnovata speranza i vari momenti dell’intervento di restauro, alla cui conclusione ha sentito il desiderio di comporre una breve poesia che qui di seguito pubblichiamo.
NUOVE VOCI INTORNO
A due passi dall’aia quella chiesetta si risveglia a mostrarsi sul sentiero. Lungo il tempo dell’abbandono. Lontani i sapori di vendemmie ad accompagnare la festa e più oltre i richiami gioiosi nei fioretti di maggio i sigilli di vite d’amore i silenzi ad accogliere riposi eterni.
Ancora custodisci l’icona pellegrina d’amore.
Nuove voci intorno e diversi gli sguardi.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “L’oratorio di Fenil del Turco”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/loratorio-di-fenil-del-turco/