Pubblicità

STORIA - TRADIZIONI

Il lido di Rosolina Mare

Una storia recente, che affonda le sue radici nella grande opera del “Taglio di Porto Viro” realizzata nel ‘600 dalla Serenissima

di Roberta Marcolongo

Ventaglio Novanta n. 55 2017 pp. 54–59

Le spaziose spiagge, la lieve profondità delle acque marine, la rigogliosa pineta, il cordone dunoso ed il giardino botanico di Porto Caleri, nonchè le attività commerciali ed i servizi di diverso genere, attirano migliaia di turisti ogni estate, che qui, a Rosolina Mare, trascorrono le loro vacanze.

In questo connubio di ambiente naturale ed ambiente urbano a destinazione turistica sorgono spontanee alcune domande: “Quando ebbe inizio tutto ciò?”, “Chi ideò il progetto di sviluppo?” e “Quando esplose il turismo di massa?”

Prima di tutto è necessario fare un passo indietro di vari secoli per capire quando e come si originò questo particolare ambiente geografico. In effetti ci troviamo in un lembo sabbioso emerso tra le terre salmastre e marine, delimitato a sud dalla laguna di Caleri e a settentrione dalla foce dell’Adige.

L’impronta della Serenissima Repubblica di Venezia

Occorre innanzitutto essere consapevoli che ci si trova nella terra più giovane d’Italia, la cui origine – è bene ricordarlo – ebbe inizio con la più grande opera di ingegneria idraulica compiuta dalla Serenissima Repubblica di Venezia all’inizio del XVII secolo: il “Taglio di Porto Viro”, ovvero il dirottamento delle acque del Po e dei i suoi sedimenti verso sud. E ciò per scongiurare un possibile interramento della laguna veneziana con i suoi probabili devastanti risvolti geografici ed antropici.

Il progetto di Marino Silvestri, illustre tra i Savi alle acque della Serenissima, avviato concretamente nel 1600 e conclusosi il 16 settembre del 1604 – a seguito dello scavo di un nuovo canale lungo circa 7 chilometri – dirottò ed iniziò a far defluire le acque del ramo principale del Po verso meridione. L’incontro del fiume con il mare, iniziò a sedimentare nuovi limi e sabbie che diedero forma a embrionali lembi di terra compresi tra canneti, lagune e scanni.

Oggi riconosciamo a questo grande evento artificiale l’intero sviluppo dell’area geografica del Delta del Po, che con i suoi rami attivi e con il controllo antropico continua a trasformarsi morfologicamente.

L’esito territoriale auspicato dai veneziani sembrava però procedere a rilento: causa un altro grande ramo del Po, ossia il Po di Tramontana (la cui foce sfociava a “Boccavecchia”, un paio di chilometri a sud dell’attuale Porto Fossone) che continuava ad apportare sedimenti verso la laguna di Venezia. Si decise allora di procedere con un secondo intervento idraulico che portò all’ “intestatura” del Po di Tramontana, ossia ad un definitivo sbarramento di questo ramo fluviale.

Era l’anno 1612 quando, alla biforcazione del Po di Levante, dove si originava il Po di Tramontana, furono fatte affondare due barche cariche di sassi, sopra le quali vennero posizionati tronchi di albero, ricoprendo poi il tutto di terra, in modo da realizzare una vera barriera che creò una definitiva occlusione del ramo più settentrionale del Po.

Da questo momento in poi, piano, piano, la vecchia foce del Po di Tramontana si mutò in una salsa palude; in certi tratti diventò valle da pesca, in altri il terreno venne bonificato dall’uomo con la costruzione di canali e fossi.

Ebbero origine così l’attuale territorio di Valle Moceniga, Valle Capitania, la laguna di Caleri, i diversi poderi ed il litorale del lido di Rosolina Mare, della cui storia rimane il toponimo “Boccavecchia” lungo la via delle valli ed un antico paleoalveo del Po di Tramontana ancora visibile sulle mappe di Google earth.

Da umili pescatori ad imprenditori turistici

Un territorio in divenire dunque, la cui proprietà nel XIX secolo risultava per lo più nelle mani del Conte Vianelli, il quale aveva qui una sua dimora e gestiva le valli da pesca, tralasciando di operare in quello che era il cordone dunoso rigoglioso di leccio, tra mare e valli, il cui scopo sembrava essere unicamente quello di barriera frangivento a protezione dei venti di tramontana, molto fastidiosi per le colture agricole dell’entro terra e le valli.

Proprio su questa area residuale vivevano umili pescatori, il cui nucleo abitativo si concentrava nella zona di Caleri: qui avevano le barche e le loro baracche: rudimentali “dimore” costruite di legno e canna palustre. Qui sorgeva anche un oratorio (purtroppo ormai perduto perchè demolito completamente nel XX secolo) votato a San Leonardo, fatto erigere nel 1734 dal nobile veneziano Leonardo assieme ai fratelli, figli del Procuratore di San Marco Nicolò Venier. La fede religiosa accompagnava da sempre queste genti nella loro quotidianità.

Sono ancora lontani gli anni del turismo di massa, ma, già ad inizio del ‘900, troviamo i primi timidi approcci allo “svago marino”. Alcune famiglie di Rosolina, con carretti, asini e cavalli (dopo circa due ore di viaggio), procedendo lungo gli esili argini delle valli da pesca arrivavano fino al litorale per rinfrescarsi e passare la giornata in riva al mare.

In spensieratezza ed in allegria, qui spesso si cantava e ballava al suono di una fisarmonica, arrostendo qualche pesce sulla battigia e sorseggiando un bicchiere di vino.

Questa ludica attività divenne presto una moda per i locali. Le presenze aumentarono a partire dal dopoguerra quando gli “embrionali” turisti iniziarono ad arrivare fin qui a bordo di motociclette e biciclette seguendo una stradina bianca con buche, curve e impervi tratti lungo l’argine dell’Adige.

L’estro di arrangiarsi fu lo spunto di partenza per gli umili pescatori che qui vivevano da sempre. In particolare fu la famiglia Donà – con il capostipite Ulderico (detto il Moro) – che nella propria “baracca” iniziò a proporre bibite e spuntini a base di pesce, apprezzati da quei precursori del turismo balneare che vennero battezzati come i “bagnanti”.

Successivamente quella “baracca” diventò una struttura in muratura, rimaneggiata in più volte, tanto da divenire negli anni ‘60 l’albergo Stella Marina, comunemente noto come “Dal Moro”, sorto sull’arenile a ridosso di quella che un tempo era la “boccavecchia” del Po di Tramontana.

Il turismo in chiave moderna

La svolta decisa per lo sviluppo turistico si ebbe attorno agli anni ‘60, quando una sinergia di idee tra imprenditori ed amministratori locali diede luogo ad un disegno di sviluppo turistico, economico e sociale.

Fino ad allora l’economia locale era basata sul settore primario (coltura degli ortaggi principalmente) e sull’artigianato a conduzione familiare, più tardi sarà il tempo della pesca dei mitili.

Vi era ancora molta povertà tra i residenti, fra l’altro reduci dalla catastrofica alluvione del 1951 sfociata nella grande migrazione dei giovani verso il triangolo industriale Torino – Milano -Genova.

Fu allora che gli amministratori locali videro una possibile via di uscita dall’emarginazione economica, puntando su un progetto turistico proposto da diversi attori economici di Padova. Tra costoro si citano il Dott. Ildebrando Mazzonetto con i suoi soci, tra cui il Dott. Stefanelli. Il primo, sottoscrivendo un impegno della durata di 40 anni, divenne il concessionario dell’area arenile (prima di allora demaniale vincolata) sulla quale bisognava iniziare a costruire i servizi urbani: impianti idraulici, strade, la rete elettrica, opere edilizie ecc.

La realizzazione del progetto prevedeva che fossero interessati artigiani locali per fornire tutta la manodopera ed i mezzi utili per le diverse opere edilizie. E ciò contribuì decisamente alla crescita del “P.i.l.” locale, dando così vita al centro balneare più grande del Polesine: Rosolina Mare.

Si iniziò con l’acquisizione dei lotti che vennero ceduti dal Conte Gian Galeazzo Vianelli: il primo sito si identifica con l’attuale piazza Europa dove sorsero le prime costruzioni di servizio: il centro medico, la caserma dei carabinieri, la farmacia, l’ufficio postale, l’acquedotto, le prime strade; tutti servizi ed opere urbane utili alla futura comunità turistica.

Prima di tutto ciò fu attuata una completa opera di bonifica. In effetti nella Seconda Guerra Mondiale su quest’area erano state sganciate bombe ed altri ordigni di vario genere. E’ curiosa, a tal proposito, la foto che ritrae un signore con un cercamine che precede una ruspa (intenta allo spianamento del suolo) manovrata dal sig. Domenico Ferro, agricoltore ed artigiano locale che si affiancò con i propri mezzi e le proprie opere in questa prima fase di sistemazione del suolo sabbioso sul quale avrebbero poi preso forma tutte le diverse opere edili.

In contemporanea venne attuata una bonifica nell’intera pineta per scongiurare possibili focolai malarici. Diversi uomini si prodigarono tra gli ambienti umidi ed i ristagni d’acqua per la disinfestazione dalle larve delle zanzare anofele, vettrici di malaria, con botti e para-diclorodifeniltricloroetano, comunemente noto come spray DDT, il cui uso era ancora concesso in quei tempi.

Lungo quello che fu il primo viale di accesso verso il mare, ovvero il Viale dei Pini, sorsero il primo albergo l’ “Olimpia”, i primi palazzi con alloggi turistici, i negozi. Mentre lungo l’asse litoraneo, immersi in una rigogliosa pineta, sorsero i campeggi: Camping Nord Rosapineta, Camping Sud, Camping dei Francesi; tutte rinomate strutture attrezzate con ogni servizio, tra cui il market, ristoranti e le prime piscine polesane. I campeggi iniziarono ad accogliere i primi turisti stranieri, soprattutto tedeschi, che tramite tours operator del Touring Club si approcciarono a questo lido.

E’ curioso rilevare, che in questo contesto nasce il toponimo “Rosapineta”, un binomio che coniuga i termini “rosa” e “pineta”: il primo connesso a “Rosolina”, il secondo per sottolineare la ricca vegetazione di pini marittimi presente sul litorale. Al Camping Nord Rosapineta una targa con logo ricorda e presenta questo titolo, il cui nome per molti è diventato il sinonimo di Rosolina Mare.

Iniziarono così a prendere forma anche i primi stabilimenti balneari attrezzati, con servizio di ombrellone, cabina e chiosco. Tra questi si segnala che il primo ad essere iscritto presso la Camera di Commercio di Rovigo fu il “Bagno Primavera” della famiglia Ferro. E a questo proposito vengono ancora ricordati i non facili processi burocratici per l’iscrizione di questa attività al registro delle imprese, anche perchè la materia era sconosciuta sia all’imprenditore locale sia a chi a quel tempo doveva seguire le pratiche burocratiche.

Successivamente andarono a svilupparsi le aree più a sud dell’intero litorale; fu un’esplosione del settore dell’edilizia ma anche di nuove attività: gli stabilimenti appunto, il settore della ristorazione, il commercio nelle sue diverse declinazioni, le agenzie immobiliari, i servizi di vario genere ed anche il settore della balneazione con l’affermarsi di una nuova figura professionale: il bagnino “certificato”, ossia una persona che, a seguito di un corso professionale, acquisisce l’idoneo “brevetto” che lo certifica come persona qualificata alla salvaguardia dei bagnanti. Corre­vano gli anni ‘70.

Accanto alle strutture di accoglienza necessitavano sempre più figure professionali specializzate, soprattutto nel campo del ricevimento e della ristorazione. Fu così che nacque, tra il 1967 ed il 1968, per volontà sostenuta fortemente anche dalla gestione svizzera della vicina Isola di Albarella (anch’essa in fervente sviluppo turistico), l’Istituto Alberghiero Professionale che vide la propria sede proprio a Rosolina Mare presso l’Hotel Alexander lungo Viale dei Pini. La scuola fu trasferita negli anni successivi ad Adria, comunemente oggi nota come l’Istituto Alberghiero Cipriani, con fama internazionale.

Nel 1970 iniziarono i lavori per la costruzione della prima piscina pubblica, la “Piscina Europa” che sarà inaugurata nel 1980 ed intitolata al Dott. Ildebrando Mazzonetto, quel pioniere che per primo aveva creduto nello sviluppo territoriale turistico del lido di Rosolina in chiave moderna, alle cui spalle si trovarono i seguaci indigeni con le famiglie Donà, Avanzi, Crivellari, Ferro e molte altre, che vissero gli albori di Rosolina Mare: imprenditori lungimiranti che rappresentarono il volano che mise in moto la storia del più grande litorale attrezzato polesano.

Il Giardino Botanico di Caleri: scrigno di habitat e biodiversità

Oggi Rosolina Mare è completa di ogni servizio e la pineta è il polmone naturale che avvolge ogni struttura: piacevoli passeggiate si possono fare al suo interno fino ad arrivare ad un’area protetta naturalistica di 24 ettari posta a sud del litorale. Si tratta del Giardino Botanico di Caleri, istituito nel 1990 dalla Regione Veneto come area protetta ed oggi riconosciuto come superficie S.I.C. (Sito di Importanza Comunitaria) il cui scopo è quello di preservare un ambiente unico ed estremamente interessante sotto l’aspetto scientifico.

In questo luogo si possono riscontrare i diversi ambienti con le proprie peculiarità naturalistiche: un percorso che accompagna il visitatore ad immergersi dall’ambiente umido infradunale, dal dosso di una duna fino alla battigia in un singolare patrimonio di biodiversità.

Qui si ritrova il bosco termofilo di leccio (Quercus ilex), quella pianta autoctona che un tempo qui imperava sul litorale ed il ginepro (Juniperus communis), entrambi rappresentanti della tipica macchia mediterranea; l’olmo (Ulmus minor) tipico del bosco planiziale; ed altre specie arboree ed arbustive di particolare interesse.

La passeggiata può continuare tra il profumo dell’elicriso e le colorate orchidee che sbocciano a primavera fino ad arrivare all’ambiente umido della barena dove impera una macchia di salicornia che si tinge di rosso a fine estate.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Roberta Marcolongo. “Il lido di Rosolina Mare”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-lido-di-rosolina-mare/

Pubblicità