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STORIA - TRADIZIONI

Pettorazza Grimani e il territorio

Un’imponente opera idraulica alla base del territorio comunale, che deve il suo toponimo alla torre del Buseno

di Lisa Cesaretto

Ventaglio Novanta n. 55 2017 pp. 74–77

Il territorio di Pettorazza Grimani è divenuto emblematico nella storia del Polesine grazie all’imponente intervento di rettifica del fiume Adige effettuato tra il 1782-83 per mezzo del lavoro di migliaia di braccianti, come riportato nell’epigrafe murata nella parete nord del campanile del Santuario della Madonna delle Grazie di Pettorazza Papafava.

Detta opera di bonifica fu una delle più imponenti opere idrauliche polesane e si intreccia con la storia del territorio tanto ben illustrata presso il Museo dei Grandi fiumi di Rovigo. Va dunque sottolineato come la storia di Pettorazza Grimani, al pari di quella degli altri centri sorti lungo la riva destra dell’Adige, sia inscindibile dalle tormentate vicende dell’Adige, che per millenni ha disegnato (e subito dopo cancellato, aiutato dall’incontenibile furia delle acque in piena) confini e paesaggi sempre diversi.

Il Comune di Pettorazza Grimani presenta una peculiarità insolita per i paesi di contenuta estensione territoriale: è suddiviso in due parrocchie. Tale suddivisione ricorda l’antica ripartizione del territorio comunale che, proprio ad opera del fiume, in prossimità di Pettorazza – prima dell’accennato grande intervento idraulico – effettuava un’ansa di grandi dimensioni definita “volta”. La porzione di territorio che oggi è di competenza della Parrocchia di Pettorazza Papafava era racchiusa da questa enorme ansa e, prima dell’intervento di bonifica, si trovava ubicata a sinistra del fiume. Apparteneva pertanto alla giurisdizione padovana, mentre le terre che si trovavano all’esterno dell’ansa, e quindi sulla riva destra, appartenevano ai veneziani e in particolare ai Grimani che hanno dato il nome al comune.

La situazione territoriale di questo piccolo comune è emblematica del rapporto tra uomo, terra e fiume tipico di queste zone, ed è difficilmente riscontrabile in altri contesti geografici.

Il timore reverenziale nei confronti del fiume ha origini ancestrali e rivive forte e tangibile nei numerosi e preziosi ex-voto conservati presso il Santuario della Madonna delle Grazie a testimonianza delle innumerevoli inondazioni che hanno martoriato i luoghi limitrofi.

La rettifica del fiume

La situazione di estrema precarietà che per molti secoli ha scandito i locali ritmi di vita ebbe fine con l’imponente intervento di rettifica delle anse del fiume, realizzato, come detto, tra il 1782 e il 1783. L’esecuzione dell’opera si rese necessaria, in quanto tra il 1654 e il 1772 si erano verificate ben 8 rotte in questo sito e numerose altre in località vicine.

L’intervento di rettifica del 1783 è così esposto in uno scritto dell’epoca:

“…l’escavazione del taglio Pettorazza sarà divisa in 8 partite di pertiche 60 l’una circa, che saranno configurate sul luogo […] il capo saldo direttorio per l’escavazione e profondamento del nuovo alveo ed altezza dei suoi argini sarà il segno stabile, che si trova marcato con una linea nera scolpita in un marmo incassato nel muro della casa di Lorenzo Beadin situata sulla destra sponda del fiume nella marezana Confin di rimpetto all’imboccatura del nuovo taglio; ma a maggior ragione comodo degli appaltatori ed a facilità dell’operazione sarà detto segno trasferito sopra al muro della chiesa della Papafava ed altrove”.

Oggi la lapide in pietra d’Istria (il “marmo” sopraccitato) recante la topografia della rettifica che portò all’eliminazione della Volta Pettorazza è murata nel lato settentrionale esterno del campanile del Santuario della Madonna delle Grazie di Pettorazza Papafava. L’ansa meandriforme del fiume prima dell’intervento e il nuovo corso rettificato sono raffigurati a rilievo nella parte centrale ed inferiore della lapide che reca rispettivamente le seguenti didascalie “vecchio corso dell’Adige” e “nuovo taglio”, e una tabella ricavata nella parte superiore della pietra reca l’iscrizione “in esecuzione al Sovrano Decreto dell’Eccellentissimo Senato del 14 agosto 1782, i Provveditori all’Adige e il Deputato alle Valli Veronesi fecero eseguire l’opera del taglio, sì da provvedere ad una corretta regimentazione del fiume”.

Il toponimo Pettorazza

L’origine del vocabolo “Pettorazza” affonda le proprie radici in un passato molto lontano, quando la volta dell’Adige divideva – come si è detto – l’odierno territorio comunale in due centri, Pettorazza Papafava e S. Giovanni, ubicati rispettivamente a sinistra e a destra dell’Adige.

Lo storico Francesco Antonio Bocchi di Adria parla dei “villaggi delle due Pettorazze” sostenendo che prima del 1783 si trovavano entrambi sulla sponda sinistra del fiume, ma Pettorazza Nuova (poi Grimani) fu sempre a destra dell’Adige, in territorio veneziano e ciò è provato dal fatto che il Consorzio di S. Giustina (il cui comprensorio era a destra dell’Adige) per rimediare ai danni causati da una rotta del fiume, avvenuta nel 1654, impose una contribuzione ai proprietari consorziati, tra i quali figurava anche il territorio di S. Giovanni (toponimo questo con cui era identificato anticamente il paese di Pettorazza Grimani).

In ogni caso l’origine del toponimo “Pettorazza” sembra ricondursi ad una vecchia torre. E a tal proposito si narra che sulla sponda sinistra del fiume, sul confine fra il territorio Padovano e Veneziano, sorgesse una torre grande e goffa, da cui l’accrescitivo di “torrazza”. Le terre circostanti situate “ai piedi della torrazza” vennero allora denominate di “Petorrazza” (dal dialetto “piè dèa toràssa”). Sembrano suffragare questa derivazione le carte catastali antecedenti il 1782 (anno dell’intervento di rettifica della volta dell’Adige ad opera della Repubblica Veneta) le quali riportano il toponimo di “Petorrazza” con una “t” e due “r”. Solo agli inizi dell’Ottocento il nome muta in “Pettorazza”.

Prima del ‘400 il territorio ubicato a destra dell’Adige veniva chiamato con il nome di San Giovanni e attorno al 1600 assunse la denominazione di Cà Grimani, desunta dalla villa che la celebre famiglia veneziana fece edificare in prossimità del fiume. Il termine Pettorazza Grimani si riscontra a partire dal XVI secolo, quando fu costruita la chiesa di S. Salvatore, poi demolita nel 1889.

L’Adige separava dunque il borgo di Pettorazza Vecchia (poi Papafava, a sinistra del fiume) da quello di Pettorazza Nuova (poi Grimani, a destra).

Sembra quindi ritenersi certo che Pettorazza Papafava, ben più antica, abbia imposto il proprio nome, esteso solo in un secondo momento all’altro territorio confinante, di proprietà della nobile famiglia dei Grimani. In ogni caso il riferimento è ad una vecchia torre “Torrazza”, ai cui piedi si stendeva la borgata.

L’ubicazione della “Torrazza”

Nei diari del Sanudo il giovane (1465-1535) è citato un “fortilizio, certo non torre” che sorgeva su quel gomito d’Adige che allora fungeva da confine tra Venezia e Padova, a quel tempo sotto i Carraresi dai quali discendevano i Conti Papafava, che diedero il nome a Pettorazza Vecchia.

I resti di un’antica fortezza sono visibili ancor oggi, quando l’Adige è in secca, lungo l’argine tra Anguillara e Pettorazza, in corrispondenza di Borgoforte, una frazione di Anguillara Veneta.

La rocca fu definitivamente distrutta dai veneziani tra il 1404 e il 1406, al tempo della conquista del territorio padovano sottratto ai Carraresi, e periodicamente, quando il fiume è in magra, le sue fondamenta riemergono dalle acque dell’Adige riportando a galla cenni di un passato sommerso, di cui purtroppo si ignora l’esistenza. La forma trapezoidale e la posizione del forte fanno presupporre che esso sia stato costruito per impedire la risalita delle imbarcazioni provenienti da valle.

Oltre a questa fortezza, a Borgoforte sorgeva anche un’altra costruzione difensiva: la “Torre del Buseno” di proprietà di Albertino e Obizzo Papafava, e con tutta probabilità proprio questa struttura può essere indicata come la “torrazza” che ha dato il nome al paese situato sulla sponda padovana del fiume. I Papafava erano un ramo della potente famiglia dei Signori da Carrara e possedevano a Borgoforte una considerevole proprietà terriera, oltre alla Torre detta del Buseno (ai primi dell’800 possedevano circa 590 campi in territorio padovano).

Non esistono tracce materiali della torre, che nel 1405 fu confiscata dai Veneziani dopo la vittoria contro i Padovani, ma un’antica testimonianza del Gloria ne parla in modo dettagliato:

“Parimenti una torre esistea poco lontana dal palazzo Papafava […] i Veneziani confiscarono ad Albertino e Obizzo Papafava quella torre, detta del Buseno e campi 16 in Borgoforte donde apparivano vestigia di fortificazioni, e per lire 100 vendettero l’una e gli altri ai Papafava stessi, a patto che dovessero dare la torre senza pagamento alla Repubblica, se ne avesse d’uopo quando che fosse”.

È quindi fondato sostenere che la torre, che ha dato origine a tale toponimo, si trovasse in territorio padovano, e quindi sulla sponda sinistra del fiume anzichè in territorio veneziano (sulla sponda destra). Un altro elemento che sembra avvalorare tale ipotesi è da ricercare nella denominazione data alla giurisdizione della sponda opposta a quella padovana, prima San Giovanni e poi Cà Grimani (da notare la totale mancanza di qualsiasi riferimento al nome Pettorazza).

L’identificazione della “Torrazza” con la Torre del Buseno di proprietà dei Papafava sembra dunque essere la logica soluzione del mistero che avvolge l’esistenza di questo edificio e sottolinea, ancora una volta, il fatto che l’odierno comune di Pettorazza Grimani ha “adottato” il nome di quella che oggi costituisce solo una frazione: Pettorazza Papafava, volgarmente detta Pettorazzetta.

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Come citare questo articolo

Lisa Cesaretto. “Pettorazza Grimani e il territorio”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/pettorazza-grimani-e-il-territorio/

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