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STORIA - TRADIZIONI

Il medioevo a Grignano

Interessanti i riferimenti del passato, tuttora riscontrabili nel territorio della Comuna

di Carlo Alberto Rossi

Ventaglio Novanta n. 55 2017 pp. 71–73

La storia medioevale del Polesine trova riferimenti quanto mai originali nel territorio di Grignano. Vediamo alcuni aspetti significativi.

I Documenti

Il primo documento che riporta il nome Grignano risale all’anno 938 d.C. quando il marchese Almerico e Franca sua consorte lasciarono, per testamento, alla Chiesa di Adria, tutti i beni che possedevano nel territorio adriese, nonché S. Maria in Basilica (Massa Superiore), Arquà, Gragnano (ovvero Grignano), Borsea, Crespino, Gavello e la Corte Roda (Rovigo).

Tralasciando per la brevità di spazio la citazione di altri documenti, è opportuno invece menzionare l’investitura enfiteutica dell’Abate Gherardo, datata in Ravenna 15 Novembre 976, che per la verità è una petizione oppure una probabile ripetizione, con la quale alcune persone altolocate del paese, chiedono di coltivare per 29 anni un fondo appartenente all’abazia di Pomposa “hunum in integrum qui vacatur Granario” con terre, viti, campi, prati, pascoli, boschi, alberi ed arbusti per far legna, nonché valli per la caccia e la pesca.

L’economia curtense

Nel territorio si manifestano tutte le peculiarità di un tipo di economia curtense, dal lat. “cohors – curtis” cioè “spazio chiuso, cintato”; economia chiusa, autosufficiente, diffusa soprattutto nei secoli XI – XII, ma sopravvissuta nelle case coloniche polesane fino alla fine degli anni ‘60.

In epoca Medioevale, attorno all’abitazione del padrone, che ne costituiva il centro, con i magazzini per i raccolti (grange) – da cui il toponimo Granze/Granzette – c’erano le botteghe del fabbro, maniscalco, bottaio, cestaio, ecc. In prossimità dell’abitazione padronale e nel contado sorgevano le capanne dei coloni raggruppate per vincoli di parentela, dando vita a piccoli nuclei abitati denominati “vici circa villam”.

Il termine villa è rimasto, in seguito, in alcune località del Polesine: Villamarzana, Villanova Marchesana, Villanova del Ghebbo, Villafora.

La toponomastica

In Grignano ma anche in altre realtà paesane, la toponomastica originaria faceva riferimento ad aspetti concreti o storici del territorio. Una caratteristica questa che si è a lungo conservata, ma che, malauguratamente, ha subito una drammatica trasformazione dopo gli anni ‘50.

Si riscontrano ancora alcune vie intitolate agli animali: Via Ponte del Merlo, Via Ponte dell’Asino, Via Bassa Cavallo ora Dosso Faiti, Via della Chiocciola ormai cancellata dalla memoria, ex strada Capolavia o del Gottoello ora Via R. Rossi, strada del Poazzo Morto, ora Via Portazze, strada Campestrin ora via G. Mazzo, che fiancheggia il paleoalveo del Po di Adria o Pestrina, Via Lovara (dal volgare lovo = lupo) verso Costa.

Va inoltre sottolineata una particolarità che rimanda agli affreschi di scuola giottesca del ‘400 emersi nella chiesa parrocchiale di Grignano: questi manifestano impressionanti affinità artistiche con quelli della Basilica di S. Francesco in Assisi; e desta sorpresa e meraviglia la variazione dell’ex strada Arginone per Rovigo poi denominata via Giotto.

I Pestrin

Un termine ormai dimenticato è quello che fa riferimento ai Pestrin, ovvero ai mulini mossi dalla forza motrice dell’acqua, fondamentali un tempo per la produzione della farina. Ciò era possibile grazie alla fitta rete di corsi d’acqua, molto attivi, che intersecavano il territorio. Tra questi: il Longolo, la Pestrina, ora scomparsi; il canale Valdentro, scolo Campagna Vecchia Superiore, il Condutello, ancora attivi, che si incrociano indipendentemente presso il ponte della “Busa” nella località detta “Oci della Busa” o strada Pestrina.

Un tempo presso questi condotti si notava la presenza di numerose imbarcazioni e dei mulini ad acqua – appunto i pestrin – fabbricati da esperti falegnami, carpentieri e calafati.

I Santi di Grignano

Una significativa sintesi della devozione religiosa della comunità di Grignano è rappresentata egregiamente nel dipinto “S. Benedetto e Santi” attribuito ad un allievo del Piazzetta ed elaborato da don G. Turri (sec XIX) collocato nel primo altare a sinistra della chiesa parrochiale.

La devozione popolare è legata in maniera indissolubile a S. Benedetto, dato che la redenzione del territorio – resa possibile grazie all’organizzazione compartecipata denominata Comuna – si deve proprio ai benedettini di Pomposa da cui dipendeva il territorio. Nella pala d’altare, S. Benedetto è attorniato dalle figure di vari santi: S. Biagio, in abiti vescovili, cui era dedicata la prima pieve eretta in località Casette verso l’anno 1000; S. Lucia, quale protettrice della vista; S. Agata che a torso nudo giace con un panno stretto al seno; S. Apollonia mentre esibisce una pinza cavadenti; S. Antonio Abate patrono dei mugnai e S. Martino, la cui festa, 11 novembre, è ricordata per la maturazione del vino novello, di carducciana memoria.

Oltre ai Santi compatroni della parrocchia – S. M. Assunta e S. Rocco, al quale è dedicato ilvicino oratorio – merita essere ricordato S. Bellino, alla cui tomba i fedeli di Grignano si recano devotamente in pellegrinaggio (vedi n. 49 di Ventaglio ‘90, pagg 28-31)

I malafanti

Riservato ai più poveri, detti “pitochi” – ma oggigiorno considerato una prelibatezza -, nel territorio di Grignano si può gustare un piatto tradizionale risalente al medioevo. Si tratta dei “malafanti”, ovvero di una polentina morbida e fluida, quindi adatta anche agli sdentati, ottenuta dalla bollitura del femore disossato del maiale nel cui brodo in ebollizione si versano un po’ alla volta manciate di farina gialla insieme a fagioli già ammollati, una cipolla, verze tritate, sedano, un po’ di riso, sale, pepe, formaggio grattugiato.

La preparazione è lunga e laboriosa, ma alla fine si ottiene un’autentica leccornia, appetibile da molti e gustata da pochi.

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Come citare questo articolo

Carlo Alberto Rossi. “Il medioevo a Grignano”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-medioevo-a-grignano/

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