Legate al culto delle acque, sono presenti in Polesine ancora due storie ricche di fantasia che sfiorano il mito¹. Si tratta delle vicende del serpente coronato e della mitica storia dell’Uomo rettile che furoreggia da secoli nel basso delta e nella zona di Loreo.
L’uomo rettile
Nelle zone paludose del Delta ancora si favoleggia di mitici uomini rettile, simili a coccodrilli dalle forme umane. Esseri misteriosi, forse venuti da altri mondi che vivrebbero nelle acque del fiume e avrebbero mani e piedi palmate e la pelle squamosa. Se fosse confermata da qualche apparizione o da testimonianze, la vicenda avrebbe del sensazionale per la storia e la cultura polesana, come lo è il mostro del lago scozzese di Loch Ness.
In particolare nella località di Loreo, la tranquilla cittadina della pianura del Delta polesano, fino a qualche decennio fa si raccontava nei filò la storia misteriosa della presenza nelle valli del Delta di queste creature misteriose e terrificanti di uomini rettile. Poca cosa si dirà, una favola come tante altre, una storia inventata dalla fantasia e sostenuta dal clima culturale e mistico che si colloca nella zona dove fra l’altro è attiva la misteriosa schola dei fradei de Loreo, una congregazione religiosa dai riti segreti. Diamo per scontato che sia così, e tuttavia …
Nella prima parte del XX secolo, ha dunque preso corpo questa leggenda nella zona del Delta del Po dalle parti di Porto Viro e di Loreo, là dove l’acqua si confonde con la terra ed il mare Adriatico, insinuandosi capillarmente tra quore e barene.
Si parla di creature, che nessuno ha mai visto: sarebbero di origine ancestrale e qualcuno ancora sostiene che prosperino qua da millenni, fin da quando draghi ed unicorni popolavano i cieli ed i boschi di queste terre. Avrebbero forma umana, mani e piedi palmati, dotati di unghioni poderosi; un muso allungato e il corpo squamoso come un pesce.
L’uomo rettile o l’uomo coccodrillo sarebbe di carattere molto scontroso e timidissimo, tanto da non mostrarsi mai. Secondo un’ipotesi che si è fatta strada, questo essere misterioso sarebbe stato disegnato e preso a modello per delineare la terribile creatura protagonista di molti libri e racconti dell’americano Howard Phillips, autore di romanzi horror. Lovecraft sarebbe venuto a conoscenza di questa presenza durante un suo misterioso soggiorno a Loreo nel 1926, nel corso del quale avrebbe scritto un opuscolo di appunti come promemoria per qualcuno dei suoi racconti.
L’opuscolo fu trovato qualche anno fa per caso, insieme agli appunti di viaggio, su una bancarella di libri usati. Conteneva anche una serie di riflessioni sulla suggestione dei luoghi del Delta del Po e numerosi riferimenti a varie leggende del Polesine; in particolare si farebbe cenno a questi uomini anfibi o rettili e si parlerebbe di un misterioso culto segreto praticato da millenni tra i canneti e le velme del Delta. Colpisce in particolare l’analogia tra la raffigurazione di Loreo e quella di Insmouth (in-Mouth, ovvero nella bocca), la cittadina americana immaginaria descritta da Lovercraf, infestata dagli uomini-pesce.
Nel manoscritto è citata anche la Confraternita della S.S. Trinità dei Fradei con i suoi misteri ed i suoi riti. Cose bizzarre, si dirà, cose dettate dall’ignoranza e dalle superstizioni, suggerite da menti fervide di fantasia che non trovano riscontro nella realtà. Ci andrei piano a mettere in berlina fatti e vicende ancora inspiegabili che ogni tanto destano l’attenzioni perfino della cronaca.
Il Polesine è terra fertile per queste leggende. Non sarebbe la prima volta che la gente segnala ogni tanto, lungo il Po e nelle valli salmastre del Delta, o lungo l’Adige, l’apparizione di creature strane. Di tanto in tanto lungo le prode dei fiumi si diffondono voci di apparizioni di presenze insolite. Di quando in quando si segnalano ancora adesso strani suoni provenire dalle golene in concomitanza con la segnalazione di strane presenze.
Contemporaneamente, in località assai lontane tra loro come Ro Ferrarese, Cologna, Budrio, Polesella, quasi negli stessi momenti, è stata segnalata l’apparizione di una creatura dalle caratteristiche analoghe: pelle ricoperta di squame, come un rettile, muso allungato, occhi gialli e rossi fosforescenti, alta due metri e con i piedi palmati e ungulati di cui sono state perfino fotografate le orme. E allora?… Se ogni leggenda, si dice, trova la sua ragione in qualcosa di accaduto di cui si è perduta la memoria, allora tutto è da verificare. In ogni caso il mito resta e non si può negare che certe situazioni ci lasciano perplessi ed inquieti.
Il mito del serpente
Una di queste inquietudini ci riporta al culto antico del serpente, il quale dona la vita e la morte, secondo i casi. Il serpente può uccidere con il suo veleno, ma lo stesso veleno può essere usato per salvare le vite, tanto che è il simbolo primigenio dell’antica medicina che è presente ancor oggi, anche in molte insegne delle farmacie. Ricordiamo solo Esculapio, venerato come il dio della medicina, il cui simbolo è un caduceo a cui è attorcigliato un serpente, proprio a simboleggiare che il rettile può dare la morte con il suo veleno, ma con lo stesso può anche proteggere la vita.
In antiche tradizioni del Polesine il serpente è poi ritenuto il simbolo del passaggio dalla vita alla morte e viceversa dalla morte alla vita, poichè muta pelle ogni anno e perciò nella credenza primitiva muore per rinascere subito. Un antico mito ci tramanda perfino la credenza che il Polesine sia figlio del serpente dalla cui bocca esce l’acqua che è la caratteristica di questa terra, (a volte il serpente ne rigurgita tanta da dare luogo alle alluvioni); analogamente può privare dell’acqua quando non rigurgita più. E può farlo, poichè, come essere della natura, è depositario della scintilla divina e può dare e togliere l’acqua come può dare e togliere la vita.
Al serpente poi è legato un altro mito, quello che insieme con il diavolo e le anime perse o le malombre, sarebbe il custode dei numerosissimi tesori che, secondo la tradizione, sono disseminati nelle numerosissime gallerie che percorrono il sottosuolo del territorio tra Adige e Po. Il serpente dalla corona, il basilisco, il carbonazo, le anze, come le malombre e i diavoli con le streghe non permettono a nessuno di avvicinarsi al luogo del tesoro.
Ma di ciò parleremo nel prossimo numero del Ventaglio.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Adriano Romagnolo. “Gli uomini rettile”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/gli-uomini-rettile/