Ricorre quest’anno il 150° anniversario dalla fondazione della Società di Mutuo Soccorso, una istituzione che è tuttora espressione di quella solidarietà che ha sempre animato la nostra comunità cittadina. Fondatore di questa benemerita istituzione fu il conte Domenico Angeli, figura ben nota non solo per la sua opera filantropica indirizzata alle classi più disagiate, ma anche per le numerose iniziative edilizie che hanno contribuito a delineare l’aspetto urbanistico della città.
La famiglia
La famiglia Angeli, secondo la tradizione, discende dalla dinastia dei Comneni, i sovrani che ressero l’Impero di Costantinopoli e di Trebisonda.
Con la caduta dell’Impero Romano d’Oriente nel 1453, un discendente della famiglia di nome Angelo Flavio si trasferì in Italia dando origine alla stirpe degli Angeli.
Un ramo di questa famiglia si trovava a Rovigo fin dall’inizio del XVI secolo e dal 1603 (e per oltre due secoli) fece parte del nobile Consiglio della città. Il titolo nobiliare fu poi confermato con I.R. decreto il 24 luglio 1820. La famiglia diede i natali a Marino Angeli (compilatore delle Leggi Venete) e a due Regolatori della città.
La giovinezza
Figlio di Giovanni Battista e di Teresa Maria Memmo da Venezia, Domenico Nicolò Angeli nacque il 27 giugno 1797, secondogenito di una numerosa prole formata dal fratello Francesco (il primogenito) e da quattro sorelle: Annunziata, Anna, Maria Elena Catterina (vedova Durazzo e sposata in seconde nozze con Francesco Venezze) ed Isabella (sposata con Francesco Manfredini).
Il luogo della sua nascita è stato identificato nel palazzo omonimo, fatto costruire dal padre, nella vecchia contrada S. Rocco (ora via Angeli) intorno al 1780 in forme classicheggianti su disegno dell’architetto veronese Francesco Schiavi. Il palazzo dall’aspetto principesco è tuttavia sacrificato dall’angustia di una via che non consente una visuale completa della sua facciata principale.
Come testimoniano le numerose lapidi, la storia del palazzo è intimamente legata alla storia della città, in quanto esso diede spesso ospitalità a visitatori illustri come l’Imperatore d’Austria Francesco I con la moglie Carolina, Giuseppe Garibaldi, Umberto I, ed altri personaggi di rilievo.
Durante la sua adolescenza Domenico Angeli ebbe modo di essere testimone del tramonto della dominazione francese, caratterizzata da sopraffazioni di ogni tipo, spoliazioni del patrimonio artistico, soppressione degli ordini religiosi, esecuzioni pubbliche dei rivoltosi insorti contro un regime iniquo. E’ probabile che, proprio a causa di questo contesto storico, abbia maturato il suo sentimento caritatevole che lo contraddistinguerà per il resto della vita.
La sua istruzione fu sicuramente adeguata al suo stato sociale ed alla sua intelligenza viva e curiosa. Per un breve periodo fu allievo (insieme al fratello) del Collegio dei Nobili a Padova, ma nel 1807 ritornò a Rovigo per frequentare il locale Seminario e seguire le lezioni di precettori privati che lo avviarono allo studio delle lingue vive.
Dopo l’età adolescenziale, dedicata all’istruzione come era abitudine nelle famiglie agiate dell’epoca, si dedicò ai viaggi nei principali paesi europei per completare la sua formazione culturale: fu a Vienna, in Spagna ed a Parigi dove ebbe la fortuita occasione di conoscere Leone Gambetta, futuro capo del governo francese.
Nel 1844 offrì una prima grande dimostrazione della sua vocazione filantropica. Sul lato opposto della via nella quale era ubicato il suo palazzo, vi era una serie di case insalubri in precario stato di conservazione, abitata da concittadini bisognosi. Tra il 1844 ed il 1845 il conte Angeli fece ricostruire a proprie spese quelle case trasformandole in un dignitoso palazzo porticato, che possiamo ancor oggi ammirare, in continuità con Palazzo Roncale.
Nel 1845 venne nominato podestà di Rovigo, ed anche in questo ruolo pubblico non mancò di praticare opere benefiche a favore dei suoi conterranei: destinò 12000 lire austriache ai poveri della città affinchè recuperassero i pegni al Monte di Pietà ed elargì 1000 sovrane per il restauro della Rotonda, un’opera che era stata deliberata dal Consiglio comunale.
Il ‘48
All’inizio del 1848 in tutta Europa serpeggiava uno spirito rivoluzionario che metteva in difficoltà l’autorità costituita. Gli austriaci furono cacciati da Milano mentre a Venezia, dove la rivolta popolare mirava alla creazione di una repubblica costituzionale, fu creato un governo provvisorio sotto la guida di Daniele Manin.
Gli echi delle insurrezioni italiane giunsero a Parigi, dove si trovava Domenico Angeli, nel pieno di una situazione altrettanto confusa, in una città in preda ai rivoltosi che ne avevano assunto il controllo, costringendo alla fuga il re Luigi Filippo.
Domenico Angeli, sempre sensibile alle sorti del suo luogo natale, decise di tornare precipitosamente a Rovigo, consapevole che il momento politico era di cruciale importanza. Il 22 e 23 marzo la rivolta divampò anche nel capoluogo polesano, costringendo gli Austriaci ad abbandonare il Polesine.
In un clima di grande speranza per la cittadinanza, Domenico Angeli venne nominato Capo della Provincia e del Comitato Rodigino. In questo periodo egli assunse una posizione politica alquanto autonoma, in quanto propugnò un distacco dalla Repubblica Veneta di Daniele Manin per attuare una fusione con la Monarchia Sabauda in coerenza con il suo temperamento conservatore e monarchico. Diresse con mano ferma e leale la provincia in un periodo così difficile, nonostante il mormorio di calunniatori che gli rimproveravano una presunta deferenza verso il potere austriaco durante gli anni passati come amministratore della città.
Le mire patriottiche, tuttavia, si dimostrarono ben presto effimere in quanto Venezia fu costretta ad arrendersi e Rovigo vide ben presto il ritorno degli austriaci che imposero l’ordine con rinnovata fermezza. Domenico Angeli si ritirò a Padova in una sua dimora situata in Prato della Valle, un palazzo patrizio che era appartenuto alla famiglia materna e che in passato aveva ospitato Giacomo Casanova e Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto.
Verso l’unità d’Italia
Nondimeno il richiamo del luogo natio non tardò a farsi sentire: nel 1858, dopo la conclusione della guerra di Crimea, che aveva visto un contingente piemontese affiancare gli eserciti francesi, Domenico Angeli capì che erano state gettate le basi di un’alleanza con la Francia, la grande potenza che avrebbe potuto concretizzare le aspirazioni patriottiche in vista di una cacciata degli austriaci.
Non volendo rimanere estraneo ai possibili mutamenti politici, ritornò nella sua città natale dove, in società con altri nobili rodigini (Camerini, Giro e Venezze), acquistò alcuni immobili, ormai in rovina, appartenenti al vecchio convento dei Domenicani per edificare la Piazzetta annonaria che, dopo due anni, fu donata al Comune, e che ancora oggi è usata come mercato coperto della città: un’idea che forse ha anticipato i moderni centri commerciali.
Ma il suo anelito filantropico non si arrestò qui. Nel 1864 decise di attuare un preesistente piano urbanistico che prevedeva l’allargamento del vecchio Stradon de la Madona (l’attuale Piazza XX settembre), per trasformarlo in una piazza che potesse valorizzare la chiesa della Beata Vergine del Soccorso (detta La Rotonda). Domenico Angeli, insieme ad altri due benefattori (Cristoforo Camerini e Francesco Venezze), fece costruire 24 case destinate a famiglie indigenti della città nel rispetto dei limiti previsti per l’allargamento della pubblica via.
Nel giugno del 1866, con lo scoppio della terza guerra di indipendenza, l’esercito piemontese decise di muovere verso il Veneto diffondendo anche nella nostra città le speranze di realizzare l’unificazione dell’Italia. Il 10 luglio alle tre e mezza pomeridiane le truppe piemontesi, guidate dal generale Cialdini, entrarono in una Rovigo festante mentre gli austriaci si erano frettolosamente dileguati dopo aver fatto deflagrare i forti che si trovavano nell’area periferica della città.
Il giorno seguente venne formata una giunta provvisoria della quale faceva parte anche il conte Domenico Angeli che, poco dopo, venne eletto alla massima carica cittadina, diventando così il primo sindaco di Rovigo nell’Italia unificata, carica che manterrà fino all’anno seguente, quando sarà sostituito da Franco Rossi, un suo fedele collaboratore.
La Società di Mutuo Soccorso
Nel frattempo si andava concretizzando l’idea di creare anche a Rovigo (analogamente a quanto avveniva altrove) una Società di mutuo soccorso allo scopo di rendere meno precario il disagio delle classi meno abbienti. Venne pertanto costituita una commissione incaricata di redigere lo statuto del nuovo sodalizio, cui venne dato il nome di “Società di Mutuo Soccorso fra gli operai di Rovigo”, e di conferire a Giuseppe Garibaldi la presidenza onoraria.
L’eroe dei due mondi accettò, rispondendo da Caprera con lettera autografa che viene tuttora conservata nell’archivio della Società. La commissione inoltre stabilì che il nuovo sodalizio avrebbe cominciato la sua opera a partire dal 1867 sotto la guida del conte Domenico Angeli che avrebbe ricoperto la carica di presidente per i suoi riconosciuti meriti filantropici.
Durante la presidenza Angeli la Società si trovò subito ad affrontare un contesto socio-economico estremamente misero, con una popolazione in larga misura dedita all’agricoltura e non ancora sfiorata dalla trasformazione industriale. Ad ogni modo, sotto la sua guida la società si sviluppò rapidamente passando da 66 a 372 soci, sempre attenta ad alleviare il diffuso stato di indigenza.
Domenico Angeli rimase alla presidenza della Società per il resto dei suoi giorni, quando si spense tra l’unanime cordoglio il 12 luglio del 1876. Si concludeva così una vita contrassegnata da una costante volontà di alleviare le sofferenze dei più bisognosi.
Oltre alle numerose opere elencate, sono da ricordare il contributo per la creazione della Casa di Riposo (attuale IRAS) ed una generosa donazione al Comune affinchè fossero assistite le partorienti povere della città.
Il “legato Angeli”
La scomparsa di questo illustre nostro concittadino non pose fine alle opere benefiche destinate alla città. Infatti, con testamento redatto il 28 ottobre del 1872, Domenico Angeli aveva disposto che, alla sua morte, il Comune di Rovigo sarebbe entrato in possesso della sua dimora nobiliare e della casa attigua denominata Casa Malipiero.
Stabilì inoltre che le rendite derivate da due sue proprietà terriere, situate nel comune di Fratta Polesine e San Bellino, sarebbero state destinate ai poveri delle parrocchie di Santo Stefano e San Francesco. In tempi più recenti queste rendite sono state destinate all’IRAS (Istituto Rodigino di Assistenza Sociale).
Anche se non esente da qualche critica, per la disponibilità dimostrata a collaborare con le autorità austriache quando il Veneto era controllato dal governo di Vienna, il conte Angeli fu senz’altro molto amato dalla cittadinanza sempre favorevolmente colpita dalla sua magnanimità. E non a caso gli è stato eretto un busto alla memoria, collocato nel porticato della Gran Guardia, tra le lapidi dei patrioti delle guerre del Risorgimento, con la seguente dedica: “AL CONTE DOMENICO ANGELI INSUPERATO BENEFATTORE – ROVIGO MEMORE GRATA”.
BIBLIOGRAFIA
Società di Mutuo Soccorso. Archivio storico.
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Come citare questo articolo
Franco Gemelli. “Il conte Domenico Angeli (1797-1876)”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-conte-domenico-angeli-1797-1876/