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PERSONAGGI ILLUSTRI

Ferdinando Cappellini (1827-1877)

A 140 anni dalla morte, un doveroso ricordo del munifico sacerdote, che compì varie opere di mecenatismo a favore del duomo lendinarese

di Renato Scarpi

Ventaglio Novanta n. 55 2017 pp. 90–93

Tra le nuclei familiari che hanno lasciato un segno importante nella storia di Lendinara, va sicuramente individuata la famiglia Cappellini, alla quale, fra l’altro, Antonio Cappellini (1868-1963) autore di vari scritti di carattere storico, ha dedicato uno studio pubblicato con il titolo I Cappellini cenni storici biografici sulla famiglia.

Si scopre così che, da antichi documenti conservati nella Biblioteca Civica di Padova, risulta che un’antica e nobile famiglia denominata Cappellini, visse in quella città sino al 1321. Non si hanno notizie del successivo trasferimento in Legnago, ma, da dati certi, si evince che un tal Giovanni Battista Cappellini (1680) è vissuto e morto a Legnago.

Trascorsi svariati decenni dall’individuazione del capostipite legnaghese¹, arriviamo all’anno 1783, nel corso del quale i suoi discendenti, Pietro Cappellini di Natale e Gaetano Cappellini di Giovanni Battista, decisero di trasferirsi a Lendinara, avviando un proficuo commercio di prodotti dolciari, in tutta la provincia polesana.

Davvero interessanti le biografie dei vari discendenti, che ebbero modo di mettersi in luce in molteplici ambiti. Di costoro riportiamo cenni in una scheda a parte, mentre destiniamo qui la nostra attenzione a don Ferdinando Cappellini, del quale ricorre quest’anno il 140mo della morte. Egli espletò la sua attività sacerdotale nel duomo di Santa Sofia, ma va ricordato anche e soprattutto per la sua importante attività di mecenate.

Il mio interesse verso questo personaggio risale alla mia gioventù quando, ancora ragazzo, frequentavo il Duomo di S. Sofia in Lendinara. Ricordo, che durante le celebrazioni religiose distoglievo lo sguardo dal celebrante, per dirigere la mia attenzione sia verso gli interni architettonici che agli affreschi, ai quadri, alle statue ed arredi del tempio. Mi beavo della visione delle figure religiose affrescate nelle navate, o dei dipinti collocati negli altari, riconoscendo, in parte, alcuni personaggi e collocazioni storiche, e in parte ne immaginavo i nomi, mentre, dei due busti – uno collocato sopra la porta della Sagrestia e l’altro sopra quella dell’oratorio di S. Lorenzo – mi rimaneva totalmente sconosciuta la dedica.

Ora, seguendo la lettura delle fonti riportate nel volume Lendinara notizie ed immagini per un storia dei beni artistici e librari, sono venuto a conoscenza, che il busto situato sopra la Sagrestia, è a ricordo dell’arciprete Domenico Scipioni, noto per aver contribuito al rinnovo del Duomo, mentre l’altro busto raffigura l’arciprete Ferdinando Cappellini², il quale fu canonico del suddetto Duomo dal 1871 al 1877. E di questo personaggio si intende qui parlare.

Figlio unico di Giacomo Cappellini e Teresa Mischiatti³, don Ferdinando nacque a Lendinara il 1827. Nulla si sa della sua vita giovanile, nè di quel percorso formativo religioso che lo condusse ad assumere il sacramento del sacerdozio. Pertanto ci rimane da esplorare il periodo che fu presente in Santa Sofia come sacerdote.

Scrive Antonio Cappellini “…Dotato di bell’ingegno, di memoria pronta e tenace, aveva anche speciali attitudini didattiche sì che le famiglie più cospicue di Lendinara preferivano affidare a lui l’educazione dei fanciulli, anzichè mandarli alle Scuole Elementari del Comune. Noi ricordiamo, per avervi assistito nella grande sala della casa canonica, alle rappresentazioni drammatiche, promosse a scopo ricreativo, da Mons. Cappellini, amante com’egli era d’ogni manifestazione culturale ed artistica…”

A quell’epoca e precisamente nel 1857, la torre campanaria del Duomo venne completata con la fornitura di n. 8 campane, fuse nell’antica fonderia dei fratelli De Poli di Ceneda. Purtroppo il generoso contributo dei cittadini di Lendinara non fu sufficiente a coprire la spesa della loro fornitura e fu solo per volere e tenacia dell’arciprete Ferdinando che, a sue spese, mise fine a tale debito. Ma questo intervento pecuniario a favore del Duomo e del suo campanile non fu l’unico compiuto da Don Ferdinando, del quale scopriamo la ripetuta attività di mecenate.

Egli infatti, sempre sobbarcandosi l’onere delle spese, ordinò di far eseguire nel 1875 le pitture della chiesa di Santa Sofia, dal pittore, arredatore ed ornatista, il veneziano Carlo Matschehg, il quale realizzò le opere richieste, su disegni dell’arch. Ludovico Cadorin, il maggiore interprete del neo rococò in Venezia (1824-1892). Sfortunatamente tali opere vennero sostituite nel 1938 con Vicende terrene del Verbo Incarnato, Le gesta di Maria e dei Santi e I fasti della Chiesa, eseguite dall’artista Giovanni Battista Poloni detto “Tito” da Martinengo, su disegni di Achille Casanova.

Successivamente, viste le condizioni precarie degli altari, Don Ferdinando li fece restaurare, sostituendo gli arredi sacri e acquistando pure gli indumenti necessari alla celebrazione della liturgia. Poi, come scrisse Antonio Cappellini, “…a proprie spese la fece tutta d’ornati e figure maestosamente vestite, ripulì altari, dipinse bussole, inverniciò coro, pulpito, banchi, provvide indumenti sacri, sacre immagini, comperò candelieri di squisitissimo gusto e di inargentato metallo e, se la morte non l’avesse si presto rapito nel 1877, di bianco e nero, avrebbe coperto il suolo della chiesa e la facciata sarebbe stata per opera sua, compiuta e stabilita…”. Da notare pure, che a seguito della legge 7 luglio 1866 (soppressione degli Ordini religiosi e delle Corporazioni religiose), ospitò gli insegnanti della Congregazione dei Padri Cavanis⁴ nella propria casa di Via San Giuseppe, situata a fronte della chiesa omonima in Lendinara.

Davvero molteplici dunque gli interventi di mecenatismo espletati da Don Ferdinando Cappellini, alla cui morte, avvenuta il 17 settembre 1877 a soli cinquant’anni, venne compianto da tutta la comunità cittadina.

Ricordare oggi Don Ferdinando Cappellini, a 140 anni dalla morte, appare come un doveroso atto di riconoscenza verso un sacerdote che, nella sua breve vita, oltre al dovuto insegnamento cristiano, ha destinato una parte sicuramente cospicua delle sue sostanze per impreziosire con opere d’arte il Domo della sua città; un bene sacro-culturale, che – è giusto ricordarlo – oggi è usufruibile gratuitamente da tutti i cittadini.

Ringrazio sentitamente i Signori Gianni Cappellini e Ramis Tenan per la documentazione fornitami.

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Come citare questo articolo

Renato Scarpi. “Ferdinando Cappellini (1827-1877)”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/ferdinando-cappellini-1827-1877/

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