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UN RICORDO

Io e… Gnocca

Il mio particolare ricordo del 1966, anno della tragica alluvione che sconvolse il Delta

di Carla Pancaldi

Ventaglio Novanta n. 55 2017 pp. 104–107

Le testimonianze, riportate nel n. 54 del Ventaglio, relative all’alluvione che nel novembre 1966 ha sconvolto il Comune di Porto Tolle, ha riportato a galla il mio personale ricordo di quel tempo, quando, forse per la prima volta, sentii parlare di “gnocca”, parola (o il termine non so) che in gergo popolare, fa riferimento ad una bella ragazza, avvenente e procace, che attira lo sguardo degli uomini.

Io invece parlerò di Gnocca (con la G maiuscola) frazione di Porto Tolle nell’isola della Donzella.

Siamo nel 1966, anno in cui io, giovane maestra elementare, vengo nominata di ruolo provvisorio proprio alle scuole di Gnocca.

In quel tempo abitavo a Badia Pol. con la mia famiglia: marito e figlia di tre anni. E’ facile comprendere il problema che mi angosciava, dovuto alla quantità di chilometri che dovevo percorrere in auto ogni giorno per raggiungere la sede scolastica.

Era autunno ed io partivo al mattino molto presto (circa alla cinque e trenta) con il buio e spesso con la nebbia, per arrivare circa alle otto a scuola, appunto a Gnocca. Il disagio era evidente e palpabile, ed io ero in preda allo sconforto e quasi alla disperazione.

Mio marito, assai contrario alla mia decisione di voler continuare con questa vita “ingrata”, cercava in tutti i modi di farmi rinunciare alla cattedra, ma io, pur con la tristezza nel cuore, perseveravo nel mio intento.

Dopo varie discussioni e consulti con i nostri genitori, decidemmo per questa soluzione: io e Gabriella (mia figlia) avremmo abitato durante la settimana in una pensione a Ca’ Tiepolo capoluogo di Porto Tolle. La piccola sarebbe andata all’asilo dalle suore, mentre io avrei preso ogni giorno la corriera in partenza da Ca’ Tiepolo per raggiungere Gnocca.

In attesa del trasferimento, per circa venti giorni cercai di adattarmi coraggiosamente al lungo viaggio e di prendere un po’ di confidenza col luogo dove avrei soggiornato, dopo aver scartato l’ipotesi di un trasferimento presso l’edificio scolastico di Gnocca che appariva alquanto modesto ed inadeguato, anche per quei tempi, per ospitare bambini in età scolare. Pazienza; prima o poi mi sarei acclimatata, trasferendomi a Ca’ Tiepolo per raggiungere in pullman la frazione di Gnocca.

Eravamo in due maestre con due pluriclassi: prima e seconda (nove alunni) affidata a me. L’altra pluriclasse: terza, quarta e quinta (con dodici alunni) presi in consegna da una cara e buona collega.

Non fu semplice l’esordio. In classe prima avevo una bambina, di nome Vania, che nei primi giorni di scuola, invece di entrare tranquilla in classe, scappava per i campi ed io ad inseguirla di corsa (allora ero giovane ed agile) per poi riportarla a scuola. Non sempre tutto filò pacificamente. Dopo alcuni giorni di inutili tentativi di convincimento, le feci una bella sfuriata (che mi riuscì pure bene) e così le cose cambiarono alquanto.

La mia collega, più pacata di me come carattere, aveva un ragazzino di terza, che ogni mattina arrivava vispo e spavaldo; saltava, si arrampicava dappertutto, creando non pochi problemi di comportamento. Alla fine, arrivato in classe, si calmava e quasi si addormentava. La maestra avvisò la madre di questo fatto e con voce accorata le disse: “E’ bizzarro”.

Disorientata da questo termine la madre rispose: “…Bizaro maestra…. el se ciama Igor. El so che l’è strambeto, tute le matine inveze del late, el vole pociare el pan in tea marsala e dopo el fa di versi. Cossa volla che ghe faza”.

Questa era dunque la situazione almeno iniziale.

Intanto i giorni scorrevano per me tristi e sconsolati. A volte guardando fuori dalla finestra dell’aula la distesa dei campi quasi incolti e deserti, copiose lacrime mi rigavano il viso, da far invidia a Bobby Solo che in quegli anni cantava “Una lacrima sul viso”.

Arrivarono i primi giorni di novembre e a Ca’ Tiepolo (dove dovevo ancora trasferirmi) serpeggiava una certa agitazione, riguardo al fatto che il mare cominciava ad invadere l’isola della Donzella, essendo il territorio al di sotto del livello del mare; di conseguenza anche Gnocca sarebbe stata raggiunta dalle acque limacciose.

Purtroppo il 6 novembre l’inevitabile accadde: ci fu la mareggiata più consistente con la rottura definitiva dell’argine di protezione e tutta l’isola fu invasa dall’acqua marina.

Gli sventurati abitanti di quei luoghi furono costretti ad abbandonare le loro case e a trasferirsi altrove. Anche la scuola di Gnocca fu allagata. Ogni iniziativa scolastica fu ovviamente sospesa a tempo indeterminato.

Non avendo più la sede scolastica, fui allora “comandata” per insegnare a Badia Pol. dove risiedevo. Lascio al lettore pensare al sollievo che provai, anche se molto dispiaciuta per le altrui disgrazie.

Vi racconterò ora la disavventura (tra il serio e il tragico) che vissi alcuni mesi dopo.

Quando già si preannunciava la primavera, insistetti con mio marito perchè mi accompagnasse a Gnocca per rendermi conto della situazione alluvionale, nel caso fossi stata costretta a ritornare alla mia scuola.

Una domenica pomeriggio, grigia e piovosa (eravamo ai primi di marzo del 1967), mio marito finalmente accettò di portarmi a Gnocca.

Il paesaggio del Delta si presentava ancora desolato. Solo la strada che fiancheggiava il Po di Gnocca era libera dall’acqua ed era transitabile anche se deserta; da una parte della strada da percorrere c’era il fiume Po, dall’altra l’alluvione del mare. Una situazione che mi appariva allucinante.

Dopo una sosta sull’argine all’altezza di Gnocca, resami conto della situazione ben lontana dalla normalizzazione, decidemmo di tornare a casa.

Ma che successe? L’auto, pur essendo nuova, non ne volle sapere di rimettersi in moto. Eravamo bloccati con a destra il Po e a sinistra la campagna ricoperta da tre metri di acqua marina.

Era quasi l’imbrunire, cadeva una leggera pioggia e spirava un bel venticello. Non passava anima viva (i cellulari non esistevano). Non sapevamo come chiedere soccorso.

Che fare? Per fortuna mio marito non perse del tutto la calma (io sì); si arrampicò sull’argine del Po di Gnocca e avvistò un pescatore che tranquillamente stava sulla sua barchetta in precaria stabilità sull’acqua grigia, minacciosa e increspata dal vento. Lo chiamò a gran voce, finchè ottenne la sua attenzione, pregandolo di essere trasbordato al di là del grande fiume dove c’era il paese di Oca Marina, dove avrebbe cercato l’aiuto di un qualche meccanico.

Il pescatore, non so se di buon grado, accettò e gli indicò pure dove trovare la persona adatta.

Il meccanico era al bar, vestito a festa e stava giocando a carte con gli amici. Anche se un po’ titubante, accettò di aiutarci. Salì pure lui sulla barchetta per approdare a Gnocca sull’altra riva, dove ero restata io, da sola, chiusa nell’auto, impaurita anche per il buio imminente. Vedere scendere dall’argine mio marito con un’altra persona fu un immenso sollievo.

Il meccanico sollevò il cofano motore, smontò le “puntine” dello spinterogeno le strofinò sull’asfalto, le risistemò e…. Giubilo!!!. Al primo tentativo di accensione l’auto andò subito in moto. Disse che si erano inumidite. Pure loro!!!

Quel sant’uomo di meccanico non volle neppure essere pagato e nemmeno il pescatore. Altri tempi!!! A loro la mia eterna gratitudine.

Sulla strada di ritorno mi aspettavo che mio marito desse in escandescenze, per avere io insistito di raggiungere quella località “fuori dal mondo”, ma si trattenne e con voce un po’ aspra disse solamente: “Non parlarmi mai più di Gnocca”.

E per alcuni anni non ne parlammo più, evitando anche solo di pensare a raggiungere località del Delta. Territorio che riscoprimmo solo anni dopo, rendendoci conto del grande patrimonio ambientale che caratterizza la parte più orientale della nostra provincia. E a questo proposito con grande soddisfazione abbiamo recentemente appreso che il “nostro” Delta è stato dichiarato dall’UNESCO riserva della biosfera per l’Umanità.

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Come citare questo articolo

Carla Pancaldi. “Io e… Gnocca”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/io-e-gnocca/

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