Il laboratorio di fotografia organizzato dall’Associazione Barbujani di Rovigo, diretto e coordinato da Domenico Russo (di cui si è parlato nel n. 53 di Ventaglio 90), ci ha dato la possibilità di conoscere un altro interessante fotoamatore rodigino: Luigi Piombo.
Da alcune sue note biografiche scopriamo che Luigi – per gli amici Gigi (per questo firma le sue foto “gg”) – è nato prima dell’ultima guerra (non specifica l’anno) nella piccola borgata sugli argini del Canalbianco chiamata Bosco del Monaco, in una famiglia di coltivatori diretti. E’ fiero di questa sua origine e dei valori di amicizia, di solidarietà e di collaborazione, tipici della gente cresciuta lungo il Canalbianco, fiume che col suo corso, in mezzo tra Adige e Po, è lo specchio più autentico del territorio polesano.
Ha studiato a Rovigo, che da ragazzo raggiungeva in bicicletta, e si è diplomato al liceo scientifico. Dopo il servizio militare, è stato assunto in un Istituto bancario a Padova, quale vincitore di concorso, e in questi anni si è anche accostato alla fotografia che, in precedenza, non conosceva e riteneva troppo lontana dai suoi interessi e difficile da praticare.
“Un giorno entrai nel negozio laboratorio di Mario Piombo, a Rovigo, – ci dice – e comperai una macchina fotografica, la più semplice, perchè ero completamente inesperto: una Kodac Istamatic”. A questo punto bisognava accostarsi ad alcune informazioni tecniche, per cui il futuro fotoamatore acquistò un manuale di fotografia nella vicina libreria di Pavanello. “Ecco la cultura del coltivatore diretto – dice – che non aspetta direttive ma si rimbocca le maniche e affronta il problema”.
La nuova passione si radicò anche grazie alla lettura di alcune prestigiose riviste, quali “Progresso fotografico”, “Fotografare” e “Tutti fotografi”, che ben presto indussero Luigi ad acquistare una nuova macchina fotografica: una Minolta A5 con telemetro, otturatore da 1 secondo e un obiettivo di qualità superlativa. “Mettendo a frutto gli insegnamenti che trovavo nelle riviste – chiarisce – aumentavo l’esperienza e la mia cultura e cominciavo a ottenere foto buone e anche belle”.
Il passo successivo non poteva che essere una Reflex semiprofessionale e un ingranditore per la stampa. “Essendo io il fotografo, nonchè lo sviluppatore del negativo e lo stampatore della foto – sottolinea, orgoglioso – dovevo personalizzare il mio lavoro e migliorarlo continuamente. Anche in questo mio modo di fare emergono le mie origini di coltivatore diretto, questo mio DNA che mi portavo addosso e che non mi rendeva mai soddisfatto”.
Luigi Piombo preferiva stampare con toni neutri, spesso a toni un pochino alti. “Curavo sempre i neri – dice – che mi piacevano brillanti e profondi: quei valori grafici di nitidezza e saturazione che fanno di una foto una “bella foto”.
“I miei interessi fotografici sono sempre stati molteplici – ci informa. – Ma quello che mi interessava e tuttora mi appassiona è cogliere l’attimo che mi colpisce, quello che mi fa alzare istintivamente la macchina fotografica e scattare. Io non costruisco mai le mie foto: inseguo lo scorrere degli attimi e cerco di fermarne uno significativo, quello che in quel momento mi sta interessando. Poi in postproduzione, se è il caso, posso ritoccare la foto per rendere meglio quella mia emozione”.
La sua storia di fotoamatore trova un importante occasione di crescita alla fine degli anni settanta, quando – trasferitosi da Padova nella sua Rovigo anche col lavoro di bancario – segue un gruppetto di appassionati dando vita al “Circolo Fotografico Rodigino”, di cui Piombo ricorda le molteplici attività con l’attivazione di vari corsi di fotografia e l’organizzazione di incontri e mostre, accolte dal pubblico con molto interesse.
Intanto veniva avanti una notevole trasformazione nella fotografia: la fotografia digitale. Dopo le perplessità iniziali, Luigi Piombo capisce che, con l’arrivo sul mercato di prodotti nuovi e tecnologicamente avanzati, si possono produrre foto di buona qualità, per cui compie il passo verso il digitale: una scelta che non lo lasciò deluso – come ebbe a dire.
“Con la mia attività fotografica – aggiunge – ho sempre cercato motivi di socializzazione -. Per questo accetto ben volentieri di fare il fotografo di avvenimenti”. Gigi Piombo è infatti il fotografo di riferimento dell’Associazione Pensionati della Cassa di Risparmio del Veneto, collabora poi con associazioni di volontariato come gli “Amici del cuore”, i “Maestri del lavoro d’Italia consolato di Rovigo”. E’ disponibile a scattare foto per le iniziative di Libera Santato con i Parchinsoniani, per la propria parrocchia, per la Biblioteca di Arquà Polesine con il “Premio Raise” e altre.
E a questo punto non possiamo dimenticare che la sua passione per immortalare aspetti locali ha indirizzato il suo interesse anche verso la storia di Rovigo, e ciò lo ha portato in qualche caso a collaborare con questa rivista. Va in particolare ricordato che Piombo ha fornito a Ventaglio Novanta non solo le foto degli affreschi di Casa Rosetta Ferrari, ma ha anche proposto una storia suggestiva di queste pitture, mettendole in relazione con l’episodio della battaglia di Polesella combattuta nel 1509 tra Veneziani e Ferraresi, nell’ambito della guerra scaturita dall’alleanza di Cambrai (vedi Ventaglio n. 53 pag. 40 e successive).
Ma Gigi Piombo è molto modesto e non vuole arrogarsi meriti. Gli piacerebbe però che gli affreschi di Ca’ Rosetta venissero salvati. Questo sì. E vorrebbe che fossero messi in sicurezza, magari staccandoli dall’attuale sede per posizionarli sulle pareti del chiostro degli Olivetani presso il Museo dei Grandi Fiumi.
Ma di mezzo c’è la burocrazia che non agevola le belle idee. E allora dice: “Le mie fotografie le regalo con piacere a chi mostra di apprezzarle. Non ne ho mai venduta una; da anni faccio calendari come biglietti d’auguri, che ovviamente regalo e per i quali rimedio… sorrisi”. Poi aggiunge: “Penso che l’amicizia sia una cosa preziosa che non ha prezzo e che lo scambio culturale arricchisca chi riceve e chi dà”.
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Come citare questo articolo
Paolo Zambonin. “Le fotografie di Luigi Piombo”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-fotografie-di-luigi-piombo/