Nelle metropoli, le ombre degli alti edifici incombenti proiettate sulle strade e sui marciapiedi sono scure e senza luce. Gli immobili del centro, così come gli anonimi caseggiati delle periferie, si presentano ostili saracinesche che inibiscono allo sguardo la possibilità di andare più in là. Un'esperienza che limita l'anelito a superare il confine.
Probabilmente è proprio il desiderio di vedere oltre, la voglia di respirare in spazi aperti, privi di barriere e di ombre opache a portare, negli anni '50 del Novecento, Pietro Donzelli nel Delta del Po. È una rivelazione. È la "visione" – forse inattesa ma a lungo covata nell'interiorità – di un ambiente senza confini. Ed è questo impatto, forse insperato, ma ricercato, a portare il fotografo lombardo a coniare per il Delta la definizione di "Terra senz'ombra".
Dove quel "senza" non indica una inquietante assenza di punti di riferimento, ma l'approccio, quasi magico, ad una vastità mai prima verificata. È sentirsi parte di un universo inatteso e non ancora sperimentato; una dimensione sconosciuta da vivere intensamente, dapprima nella sua globalità, per poi scendere poco a poco a scoprirne le particolarità.
A Palazzo Roverella, dal 25 marzo al 2 luglio 2017, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio Padova e Rovigo, e curata da Roberta Valtorta è allestita la mostra "Pietro Donzelli. Terra senz'ombra. Il Delta del Po negli anni cinquanta". Esposti oltre 100 suggestivi scatti del fotografo milanese: stampe vintage e moderne – molte inedite – che raccontano, con l'intensità del bianco e nero, il Delta del Po, come si presentava a metà del secolo scorso, visto con gli occhi dell'apprezzato fotografo.
Dapprima sono immagini di un territorio sconfinato, appena connotato da presenze umane, come ben documenta la foto scelta quale icona per la mostra, utilizzata anche per la copertina del catalogo realizzato da Silvana Editoriale. Successivamente Donzelli, con l'occhio discreto della sua macchina fotografica, si avvicina agli ambienti, alle persone e alle cose del Delta.
Il fotografo milanese arriva per la prima volta nel Polesine nell'aprile del '45, innamorandosene da subito. Ci torna nel 1953 per realizzare la serie di fotografie "Terra senz'ombra", capolavoro della fotografia neorealista e documento prezioso e memorabile della storia del territorio. Fotografa il Po di Levante, il Po di Volano, Adria, Goro, Rosolina, Mesola, Scardovari, l'isola di Ariano. Ambienti aperti ma poi anche gli interni. Ed allora in molte foto c'è la quotidianità, il lavoro del pescatore del contadino; ci sono le case, gli oggetti della vita di ogni giorno ed anche gli affetti. Ma altri scatti documentano i problemi delle genti del delta ed in particolare il dramma delle alluvioni, come quella che colpì gli abitanti dell'isola di Ariano nel 1960.
In mostra ci sono anche importanti materiali di documentazione, scritti dello stesso fotografo, composizioni di fotografie di Donzelli con rime di Gino Piva, amato poeta polesano, all'epoca già scomparso da un decennio, ma con cui il fotografo milanese si sentì in profonda sintonia.
Donzelli con le sue foto si presenta pertanto come un grande narratore, che ha dedicato una particolare attenzione al paesaggio di pianura, al fiume (immortalato nei momenti di calma, ma anche nel dramma delle rotte che tanto hanno devastato territori e uomini) al mare, al lavoro dei pescatori e dei contadini, ai momenti di svago. Ne è scaturito un vero e proprio affresco umano e ambientale. Non a caso la serie Terra senz'ombra è considerata un pilastro della storia della fotografia italiana, ed uno dei più precoci e coerenti esempi di fotografia documentaria. Nella quale il fotografo milanese ha palesato la sua capacità di raccontare la vera realtà umana e ambientale, tra la topografia e la sociologia.
In definitiva "Terra senz'ombra – come ha sottolineato la curatrice Roberta Valtorta – racchiude in sé la piattezza del paesaggio, il silenzio, la fatica e il senso della vita nell'ampiezza della pianura assolata. Esprime anche la luce di cui la fotografia ha bisogno per raccontare che in quei territori la pianura si fa dominante, schiacciante. Ma c'è anche qualcos'altro in questo titolo, cioè la consapevolezza che il racconto si caratterizza senza ombre, schietto, vero."
Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con Comune di Rovigo e Accademia dei Concordi.
Info: www.palazzoroverella.com
Pietro Donzelli (1915 – 1998)
Una figura determinante per la diffusione della cultura fotografica nel nostro Paese
Piero Donzelli (Monte Carlo, 1915 – Milano, 1998) con le sue immagini fotografiche ha testimoniato l'Italia dal dopoguerra agli anni sessanta, il passaggio dalla società rurale e preindustriale alla società dei consumi.
Fotografo, ricercatore, collaboratore di riviste specializzate e curatore di mostre, Donzelli è stato una figura determinante per la diffusione della cultura fotografica nel nostro Paese. È grazie alla sua instancabile attività che sono state presentate in Italia, per la prima volta, opere di Dorothea Lange, di Alfred Stieglitz, dei fotografi della Farm Security Administration.
A partire dal 1948 è stato tra i fondatori e gli animatori della rivista "Fotografia" e dal 1957 al 1963 è stato redattore e poi condirettore dell'edizione italiana di "Popular Photography" e nel 1961 e 1963 ha curato, con Piero Racanicchi, due volumi di "Critica e Storia della Fotografia" che raccoglievano testi e materiali sui più importanti fotografi della storia. Nel 1950 è stato tra i fondatori dell'Unione Fotografica (Associazione Internazionale Manifestazioni Fotografiche), che aveva tra i suoi obiettivi quello di spostare l'attenzione sul realismo in fotografia, promuovere manifestazioni di livello internazionale e sostenere la fotografia italiana all'estero.
Le sue serie fotografiche affrontano il rapporto tra l'uomo e l'ambiente in cui vive. Ha lavorato su Milano, Napoli, la Calabria, la Sicilia, la Sardegna, il paesaggio toscano (serie Crete senesi) ma soprattutto, dal 1953 al 1960 sul Delta del Po e le terre del Polesine, alle quali ha dedicato una grande e importante ricerca dal titolo "Terra senz'ombra".
La mostra allestita al Roverella presenta per la prima volta più di cento fotografie di questa serie, molte delle quali assolutamente inedite.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Terre senz’ombra”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/terre-senzombra/