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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Adria nascosta

Un progetto che coinvolge le istituzioni scolastiche. Una passeggiata sui luoghi che custodiscono nel sottosuolo l’antica città

di Sandra Bedetti

Ventaglio Novanta n. 56 2018 pp. 20–23

Il Museo Archeologico Nazionale di Adria, con le sue sale colorate e la ricchezza dei materiali esposti, è un gioiello e un’attrazione turistica di cui gli adriesi vanno fieri, anche se, in realtà, non sono molti quelli che lo visitano in età post scol are. Anche chi può vantare una maggiore frequentazione non ha però un’idea precisa dei luoghi di provenienza di tanti preziosi materiali.

Nel percorso museale, infatti, non è sempre definita l’indicazione topografica dei diversi siti archeologici, che non sono facilmente individuabili nel tessuto urbano, in quanto spesso sepolti sotto gli edifici attuali, tanto che molti adriesi lamentano la mancanza di un’area archeologica, dove poter ‘toccare con mano’ almeno una ridotta parte dell’antica città.

Da una parte è vero che le conoscenze circa la topografia antica di Adria si arricchiscono continuamente di dati, grazie a un’attenzione per la tutela da parte del MiBACT (Ministero per i Beni e le attività culturali e il turismo) in base alla legislazione vigente. Dall’altra però resta il fatto che purtroppo i resti di edifici antichi non sono visibili a causa di fattori storici e ambientali che già in epoche remote hanno inciso negativamente sulla loro conservazione, come si può notare quando si consultano le documentazioni d’archivio, che attestano lo spoglio avvenuto già in epoca antica dei monumenti di epoca romana e la deperibilità dei materiali che costituivano l’abitato della città etrusca. Nei secoli scorsi vi furono numerosi rinvenimenti, anche di strutture importanti, come un teatro e un tempio di epoca romana, nonché vari pavimenti a mosaico pertinenti a lussuose domus, che andarono persi per incuria. I vari membri della famiglia Bocchi, appassionati collezionisti di antichità, fin dal XVIII secolo, in più occasioni ebbero a deplorare il disinteresse e l’abbandono di importanti testimonianze del passato da parte della comunità locale.

Va sottolineato a questo proposito l’utilizzo nei secoli scorsi di materiale lapideo per il rivestimento di antichi edifici pubblici di Adria romana che veniva fuso in apposite fornaci per ricavarne un pregiato intonaco per le abitazioni. Non va trascurato poi il fatto che la città è cresciuta su se stessa, pertanto molte strutture antiche sono sotto l’area urbana, e anche le scoperte più recenti sono spesso compromesse dalla presenza di edifici adiacenti, che consentono le indagini in porzioni ridotte di terreno e non permettono una visione d’insieme delle strutture rinvenute.

Da queste considerazioni si capisce che, comunque, esiste un’Adria ricca di antichi monumenti, non visitabili e soprattutto noti solo agli specialisti del settore, che conoscono bene la documentazione di numerosi scavi condotti in ambito urbano.

La curiosità di conoscere le zone di Adria maggiormente interessate da testimonianze archeologiche è stata manifestata da alcuni soci del CTG di Rovigo, che già nella primavera del 2015 hanno fatto una passeggiata nella città, con diverse tappe nei luoghi di rinvenimento delle più significative testimonianze.

La partenza, fissata all’Ostello Amolara, ha permesso di soffermarsi sugli scavi condotti recentemente a nord est del centro urbano, dove si è scoperto l’insediamento terramaricolo databile all’età del Bronzo medio-recente: una testimonianza finora unica in un’area vicina all’antica linea di costa.

Più a ovest, in località Ca’ Cima, è stata indagata negli anni ‘90 del secolo scorso una necropoli utilizzata dal VI secolo a.C. fino all’età romana, con tombe particolarmente ricche, come quella con il grande dolio esposta all’interno del Museo. La scoperta della necropoli di Ca’ Cima è stata fondamentale per la storia dell’archeologia adriese, in quanto fino ad allora erano sconosciuti i culti di epoca arcaica, periodo particolarmente fiorente per la città, ben documentato dalla quantità e varietà di frammenti di ceramica attica.

Il percorso è proseguito lungo la sponda sinistra del Canalbianco, che ripercorre idealmente l’antico corso del Po di Adria. A sud di questo ramo, nell’estremità orientale, si segnala la presenza di aree di necropoli.

Dirigendosi verso il nucleo storico della città, il gruppo ha fatto una deviazione all’interno di borgo Canareggio, quartiere storico del centro, che conserva nel dedalo di stretti vicoli l’impronta delle calli veneziane.

Attraversato corso Mazzini, fino alla metà del secolo scorso ramo secondario del Canalbianco (Canalìn), si è puntato verso la Basilica di Santa Maria Assunta della Tomba, dove si possono ammirare nel tessuto murario della facciata alcune iscrizioni di importanza storica, che provano le origini antiche del sito. Un particolare interesse come documento dell’attività portuale che si svolgeva in età romana, riveste la lapide relativa al collegium nautarum.

La chiesa, posta su un dosso elevato, si trova presso un crocevia di arterie viarie antiche, in quanto nelle vicinanze è stato rinvenuto nel 1844 il miliare della via Popillia, mentre dal lato sinistro della facciata si diparte via Angeli, che nell’orientamento est-ovest ripercorre un’antica strada romana, segnalata da Francesco Girolamo Bocchi e ormai comunemente detta ‘Via per Gavello’.

Il percorso è proseguito lungo questa via fino ad incrociare via Chieppara, che corrisponde al cuore del centro antico. Percorrendola fino al ponte sul Canalbianco si possono segnalare due importanti rinvenimenti avvenuti negli scorsi anni: il foro, vero e proprio fulcro della vita produttiva in epoca romana, e, più a sud, l’anfiteatro, che doveva trovarsi presso il margine meridionale del centro urbano. Più a sud, la necropoli del Canalbianco, rinvenuta durante lo scavo dell’alveo artificiale negli anni Trenta del secolo scorso, segna, con la sua estensione verso via Retatto, il limite esterno della città antica. Questa nel periodo della sua massima espansione, corrispondente al I secolo d.C., aveva il suo limite occidentale presso l’area dell’Ospedale Civile e della vicina Chiesa di Santa Maria degli Angeli dove, anche in occasione di scavi recenti, si sono rinvenuti i resti di una domus, oltre ad importanti infrastrutture stradali poste in prossimità di una porta urbica.

Alcune sculture frontonali, rinvenute nelle vicinanze, inducono ad ipotizzare la presenza di un edificio sacro.

Di fronte, si trova il Museo Archeologico Nazionale, che è posto sopra varie strutture insediative antiche, indagate in diverse occasioni.

L’itinerario, realizzato con gli attivisti del CTG, ha rappresentato un “assaggio” del progetto “Adria nascosta”, tenendo presente che, ovviamente, il principale riferimento di conoscenza è rappresentato dal ricco Museo Archeologico Nazionale di Adria.

Con l’ausilio di carte e ricostruzioni e tramite i pannelli esplicativi esposti lungo il percorso museale, si può ripercorrere la storia delle più significative scoperte, a partire da quelle secentesche del teatro e del tempio, per giungere a quelle di anni recenti. Infatti, pochi sanno che l’archeologia adriese si arricchisce continuamente di nuovi e importanti rinvenimenti, anche se finora non è stato possibile lasciarli visibili in loco per la comunità e per il turista.

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Come citare questo articolo

Sandra Bedetti. “Adria nascosta”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/adria-nascosta/

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