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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Palazzo Roverella

Sulla piazza principale di Rovigo, un immobile di grande pregio legato al nome del potente cardinale vissuto nel XV secolo

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 58 2019 pp. 16–21

Da una dozzina d’anni Palazzo Roverella – grazie soprattutto alle importanti mostre d’arte annuali, ideate e sostenute dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo – è divenuto un riferimento culturale di primo piano per il capoluogo polesano. E pensare che, all’inizio del ‘900, stante anche il degrado che al tempo lo caratterizzava, non era nemmeno stato inserito nella lista dei beni artistici-architettonici da salvaguardare.

Un travaglio antico quello vissuto dal nobiliare edificio, per certi aspetti iniziato fin dai tempi della sua costruzione, poco dopo la metà del XV secolo, anche a causa della morte del suo proprietario, il cardinale Bartolomeo Roverella che lo aveva voluto, elegante ed imponente sulla pubblica piazza, a “significare” l’importanza del casato.

Proprio a causa del decesso del potente cardinale (1476) il palazzo risulterà incompiuto – non compido – agli occhi del cronista Marin Sanudo; il quale, nel suo “Itinerario nella terraferma veneziana nell’anno 1483”, descrive il capoluogo del Polesine dopo che la Serenissima si era da poco impossessata del territorio, con la famosa Guerra del Sale (1482-84).

L’attento cronista ebbe fra l’altro ad usare parole di vero apprezzamento per la città così descritta: “Roigo terra bellissima, casizada magnifice, et case pareano palazi, tuta murata de mure altissime et grosse, de novo reconzade…”. Rivolgendo poi la sua attenzione alla piazza maggiore notò: “… longa par quella de Brexa, con palazi de sopra: uno di la banda zancha antiquo, par castello… da l’altra banda è quello del Cardinal Roverella non compido, cossa magnificentissima; et è grande, ben fabbricato, e posto sopra l’Adexe, alto et bene composito…”. Rovigo era stata appena tolta al Ducato di Ferrara e il viaggiatore-reporter veneziano manifesta dunque la sua ammirata sorpresa per la città, caratterizzata da una piazza amena (simile a quella di Brescia), contornata da vari palazzi, tra cui quello del Cardinale Bartolomeo Roverella, davvero maestoso, ma non ancora ultimato, prospiciente, sul retro, all’Adige (ovvero Adigetto, ora Corso del Popolo).

I Roverella

Una famiglia, quella dei Roverella, originaria a quanto pare da una località tra Lendinara e Rovigo, che aveva iniziato ad uscire dall’anonimato dalla fine del ‘200, consolidandosi nel corso del secolo successivo, quando, passo passo, vari membri iniziarono l’ascesa sociale passando dai lavori campestri ad esercitare attività legate alla manualità delle arti, per dedicarsi poi sempre di più ai commerci, fino ad approdare all’importante casta dei notai.

A partire dalla seconda metà del Trecento la famiglia stabilisce la propria residenza a Rovigo in borgo San Giovanni, mantenendo le vaste proprietà fondiarie acquisite nel circondario di Rovigo ed anche nella bassa padovana.

I membri della sempre più importante famiglia non trascurano frattanto di intessere stretti rapporti con i dominatori del Polesine, ovvero gli Estensi, ricevendo nel 1393 anche la cittadinanza ferrarese, per interessamento dello stesso marchese Alberto II d’Este. E fu allora che Bartolomeo Roverella (nonno del futuro cardinale), fu incaricato del controllo e della revisione dei libri contabili della Camera Marchionale Estense.

Spicca poi, nella prima metà del Quattrocento la figura di Giovanni Roverella (figlio di Bartolomeo) che porta la sua residenza in una zona centrale di Rovigo, sopra un portichu e si accredita come un personaggio influente alla corte estense: Camerlengo degli Este a Ferrara e Rovigo, amico e Consigliere di Borso d’Este, nonché Amministratore dell’arcidiocesi di Ravenna. Infine, nel 1444, egli è gratificato dalla nomina di Conte palatino da parte dell’imperatore Federico III d’Asburgo soggiornante a Ferrara durante un viaggio che doveva portarlo Roma per incontrare il papa. Proprio da questa investitura deriva lo stemma dei Roverella: all’interno di uno scudo, diviso verticalmente, appare l’aquila asburgica accanto ad una pianta di rovere.

Qualche anno prima di questo riconoscimento nobiliare, nel 1440, Giovanni Roverella a Rovigo era stato chiamato a far parte della commissione di 8 membri che avevano redatto gli Statuti del Comune di Rovigo. Ed il 27 febbraio 1450 il Consiglio Comunale di Rovigo, a fronte dei meriti acquisiti dal nobiluomo, aveva esentato Giovanni e la sua discendenza da vari gravami fiscali.

Giovanni, che nel 1406 aveva sposato la nobildonna lendinarese Beatrice de’ Leopardi, ebbe una nutrita discendenza costituita da sette figli maschi e due femmine.

Tra i primi, ben quattro seguirono con successo la carriera ecclesiastica: Bartolomeo Roverella, dapprima nominato Vescovo di Adria, poi Arcivescovo di Ravenna, divenne infine Cardinale, influente non solo nell’ambito ferrarese, ma anche alla corte papale. Da ricordare, fra l’altro, che fu scelto da Ercole I d’Este per celebrare le sue nozze con Caterina d’Aragona. Florio, Cavaliere gerosolimitano (di Gerusalemme) e Commendatore di Benevento; Lorenzo, Vescovo di Ferrara, Datario del papa e Legato in Boemia; Nicolò, nominato Abate Generale della congregazione di monte Oliveto nel 1472.

Per altri motivi va poi ricordato Pietro (Governatore di Castelli e Ville per la santa Chiesa Ravennate), perché il destino gli riservò il compito di gestire una importante parte rodigina dell’eredità del cardinale.

Personaggi influenti, dunque, i Roverella, soprattutto nell’ambito delle gerarchie ecclesiastiche, con un occhio di riguardo a Rovigo. Infatti Nicolò, l’abate, con l’appoggio del fratello cardinale ottenne la guida di due monasteri olivetani: quello di San Giorgio di Ferrara e quello di San Bortolo, istituito nel capoluogo polesano, una volta sottratto alla ormai decadente comunità degli Umiliati, appositamente soppressa da papa Sisto IV.

Ed è in particolare tra questi due fratelli – il Cardinale e l’Abate – che si sviluppa un parallelo e condiviso progetto costruttivo incentrato su Rovigo: il Palazzo nella piazza centrale, ad eternare il nome dell’importante famiglia, ed il grande Convento Olivetano poco fuori le mura, a destare altrettanta meraviglia. Indiscutibile la presenza dello stesso architetto a sovrintendere i lavori, stante le analogie costruttive, evidenti in particolare nei rimandi tra il colonnato del chiostro del convento e il porticato del palazzo.

E il nome, che da secoli ricorre, è quello dell’architetto ferrarese Biagio Rossetti, anche se non è mai stato trovato un documento attestante ciò. Ma la tipologia dei coevi lavori rossettiani in Ferrara depone per questa ipotesi; suffragata inoltre dalle frequentazioni dei Roverella con i massimi rappresentanti della corte estense, presso cui il Rossetti fu nominato architetto di fiducia. Fra l’altro egli ebbe a presiedere in Ferrara a grandi realizzazioni, tra cui il progetto di ampliamento della città (la famosa addizione Erculea, così detta da Ercole I che la commissionò) e l’erezione del magnifico Palazzo dei Diamanti.

Il Palazzo e gli eredi

La realizzazione del Palazzo Roverella – destinato fino a buona parte del XX secolo a rimanere il più grande della città – aveva preso il via nel 1474. Ma i lavori furono interrotti solo due anni dopo. Il 26 aprile 1476, il Cardinale, presagendo la propria fine imminente mentre si trovava lontano dal Polesine, dettò le sue ultime volontà nella sua casa romana. Fra l’altro chiese di essere sepolto nella chiesa di San Clemente a Roma, indirizzando i proventi delle sue rendite a specifici lavori di abbellimento dei due monasteri olivetani: quello di San Giorgio in Ferrara e quello di San Bartolomeo in Rovigo, purché questo – così si specificava nel lascito – restasse nelle mani della congregazione di Monte Oliveto.

Stranamente nel testamento manca ogni riferimento all’incompiuto Palazzo di Rovigo. Ben presto il bene fu soggetto ad una parcellizzazione tra gli eredi, perdendo da subito quell’unità che avrebbe dovuto caratterizzarlo. Motivo questo che fa anche pensare ad una mancata realizzazione di cicli decorativi interni, che pure all’epoca venivano solitamente commissionati per abbellire gli ambienti degli edifici patrizi.

In ogni caso, il palazzo – che rimase pur sempre legato al nome del suo ideatore, ovvero il cardinale Roverella – già nel corso del ‘500, dopo essere stato destinato a Beatrice e Lucrezia Roverella (figlie di Girolamo che ereditò il bene da Pietro, fratello del Cardinale) passò nelle mani di altre altolocate famiglie rodigine (vedi scheda). Purtroppo non ebbe mai le cure che un tale storico immobile avrebbe richiesto, andando incontro, nel corso dei secoli, a situazioni di grave degrado.

I restauri e le mostre

La complessità della situazione, divenuta particolarmente critica nei primi decenni dell’Ottocento soprattutto per la parte dell’immobile prospiciente la piazza, – anche a causa della pluralità di proprietari in qualche caso difficili da reperire -, indusse la Municipalità ad intervenire direttamente. Si ebbe però a registrare un balletto di rimandi tra le varie commissioni ed istituzioni, per cui solo nel 1836 poterono essere appaltati i lavori che risultarono davvero consistenti. Si provvide infatti alla completa ricostruzione della facciata ed al rifacimento del tetto.

Probabilmente a questo periodo di interventi di risanamento risalgono anche gli affreschi, stile ‘700, che decorano alcune stanze interne. Successivamente vari ambienti di questa parte dell’edificio furono destinati ad aule scolastiche, con scarsa attenzione nei confronti dello storico immobile. Aspetto questo protrattosi anche nel corso del Novecento, fino alla dismissione del palazzo per la necessità di indilazionabili lavori di consolidamento e ristrutturazione, infine avviati nel 1985.

La parte del palazzo verso l’Adigetto (oggi Corso del Popolo) divenuta proprietà del Monte di Pietà (vedi scheda), nel tempo ebbe a manifestare meno problemi, in virtù di più frequenti iniziative di adeguamento degli spazi, anche in relazione all’evolversi dell’istituzione. La quale da Monte di Pietà divenne Banca del Monte, passando poi a far parte di aggregazioni bancarie più ampie, approdando infine all’Unicredit.

Tra il 1985 e il 1987 il Comune, divenuto nel frattempo proprietario della parte storica dell’immobile, provvedeva ad un restauro urgente partendo dal tetto e dalle facciate. Dieci anni dopo si dava il via al secondo lotto, portando a termine il consolidamento dell’immobile, finché tra il 2002 e il 2003 si procedeva a completare i lavori interni destinando gli ambienti risanati ad ospitare i quadri più importanti della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e del Seminario Vescovile, nonché ad accogliere temporanee mostre d’arte.

Si giunse così, nella primavera del 2006, all’allestimento del primo grande evento espositivo, Le meraviglie della Pittura tra Venezia e Ferrara, a rimarcare le caratteristiche culturali di Rovigo e del Polesine, terra storicamente legata da un lato alla storia degli Estensi e dall’altra a quella della Repubblica Veneta.

Da allora, grazie al determinante interessamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, ogni anno vengono allestite grandi mostre, grazie alle quali Rovigo ha assunto un interessante ruolo nel panorama della cultura e dell’arte a livello nazionale.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Palazzo Roverella”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/palazzo-roverella/

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