La storia di Pontecchio Polesine parla di sé anche attraverso le testimonianze di fede religiosa. E’ il caso dell’oratorio di San Rocco – sito in località Busi, lungo la strada che da Pontecchio conduce a Guarda Veneta – che recentemente è stato sottoposto ad un’importante opera di restauro a cura del dottor Olinto Borgato, che l’ha ricevuto in eredità dal fratello scomparso.
Si tratta di una cappella a ottagono oblungo, di proporzioni equilibrate e di movimento veloce, che vanta una lunga storia. Fu infatti voluta dal nobile Nicolò Foscarini, che il 21 febbraio 1682 inoltrò domanda per erigere il sacro edificio, dichiarando di possedere il “Breve pontificio” per l’autorizzazione di una cappella privata presso la sua dimora, a Busi, a un miglio circa dalla parrocchiale.
La costruzione del capitello gli fu concessa dal vescovo il 14 giugno dello stesso anno, come cappella privata del Foscarini, alle cui spalle sorgevano il palazzo e le stalle dello stesso nobiluomo. Nell’oratorio, al posto della statua di San Rocco, all’epoca, c’era una pala del santo patrono che, purtroppo, nel tempo è stata rubata, come sono state trafugate anche le ossa del notabile Foscarini.
Deceduto nel 1738, il Foscarini fu infatti tumulato nel citato oratorio, come risulta ancora oggi, dall’iscrizione commemorativa, in latino, sulla lapide posta al centro del pavimento, che così recita: “Donec cineri uniatur Pristina forma Hoc monumentum-Sibi-pro requie paravit Nicolaus Fuscarenus Qui post Cursum 46 annorum defecit, anno DNI MDCCXXXVIII, II II Nonis 9Bris”, che, tradotto, significa “Finchè la figura precedente ritorni alla cenere, preparò per sé, per la pace eterna, questo monumento, Nicolò Foscarini, che morì a 46 anni di età, nell’anno 1738, il 4 novembre”.
Nel 1785 come nuovo proprietario figurava l’erede Vincenzo Foscarini, il quale, in una sua lettera del 2 marzo 1799, riferiva che in quella chiesetta vigeva l’obbligo di celebrare la messa festiva, in tutte le feste dell’anno e, in modo solenne, si officiava l’anniversario del santo titolare. Si celebrava anche su richiesta, e l’oratorio serviva per amministrare il Santissimo agli infermi.
Dalla documentazione si ricava pure che alcuni anni dopo vi celebrava un sacerdote francese, ospite dei Foscarini nel 1812, come si evince dal testo “Gli oratori della diocesi di Adria”, a cura di Pia e Gino Braggion, Tip. Regione Veneta, 1985, vol. primo.
Nel frattempo il patronato del capitello era passato a Giacomo Angelo Foscarini, che abitava nel palazzo, ora non più esistente, attiguo all’oratorio, dove celebrava, ogni domenica, don Patrizio Lorenzetti, della parrocchia di Crespino, diocesi di Ravenna.
I Foscarini restarono proprietari fino al 1862, anno in cui l’oratorio passò ai fratelli Casazza e nel 1884, risultava proprietario Luigi Casazza. Nel 1946, la proprietà passò ad Annibale Marcomini e qualche anno dopo alla famiglia Borgato.
Grazie all’intervento illuminato del citato dottor Olinto Borgato, il capitello, che da tempo giaceva fatiscente e spoglio, chiuso al pubblico, è oggi tornato al suo splendore originario,
L’oratorio è stato restaurato in modo sapiente, sia all’interno che all’esterno, caratterizzato da un maestoso portale, a doppio architrave, in stucco bianco, e serramenti in legno, di tonalità verde chiaro. La chiesetta si prestava al restauro per la bella facciata movimentata, le mirabili proporzioni, l’altare di legno, di ottima fattura e la volta interna, a forma di cupola a spicchi, che presenta un deciso slancio verso il cielo, per cui è stata dipinta di azzurro.
L’iniziativa è stata subito accolta dagli abitanti del luogo, in particolare dai fratelli Trombon, due esperti artigiani che, con amore e passione, hanno prestato la loro opera per la muratura e le parti in legno. Per la pittura delle pareti, invece, è stato Giuseppe Zennaro a dimostrare una competenza straordinaria.
Il restauro è stato complesso perché la costruzione era molto deteriorata, ma più complicato ancora il ripristino della statua di San Rocco, compromessa dall’umidità e dai tarli. Tuttavia l’amico e restauratore, Tommasino Gabrielli, guidato da competenza e passione, ha restituito vita all’opera, rispettando l’integrità primitiva della statua, proveniente dalla Val Gardena e che oggi troneggia sull’altare.
Nella nicchia di sinistra, prima murata, figura una bella statua della Madonna miracolosa, in resina, dipinta a mano, mentre la nicchia di destra accoglie un crocefisso.
Borgato. che ha inaugurato il capitello, nel luglio scorso, con benedizione del parroco del paese, don Claudio Ghirardello, e una sentita festa paesana, in loco, ha deciso il ripristino della chiesetta perché gli abitanti di Pontecchio sono sempre stati legati all’antica cappella, inoltre, la sua posizione lungo la pista ciclabile, molto frequentata, avrebbe dato la possibilità ai passanti di fare una sosta e dire una preghiera e magari leggere la storia di San Rocco.
Attualmente, nella bella stagione, la porta del capitello, protetta da un cancello in ferro battuto, resta aperta per permettere ai passanti di sostare all’interno dell’oratorio. Durante l’inverno, invece, rimane chiusa, tranne che nei giorni in cui sono previste cerimonie religiose officiate da don Claudio Ghirardello, o da altri sacerdoti.
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Come citare questo articolo
Maria Chiara Pavani. “San Rocco di Pontecchio”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/san-rocco-di-pontecchio/