Se fosse ancora tra noi, oggi, a presentare questa mostra¹ ci sarebbe Sergio Garbato. Io non sono qui a sostituirlo, perché non lo saprei fare. Sono qui a ricordarlo a tutti coloro che ne sentono acutamente la mancanza.
Ha lasciato un gran vuoto perché – ripeto – Sergio era ed è insostituibile
Nella mia vita ho frequentato molti intellettuali, ma devo dire che pochi possedevano la cultura di Sergio, così poliedrica, estesa a tutte le forme d’arte, dalla musica, alla letteratura, al cinema, alle arti visive. Era un lettore onnivoro, un ascoltatore infaticabile; era sempre pronto a seguire gli eventi che rientravano in questa vasta rosa di interessi.
Una memoria formidabile gli concedeva di padroneggiare quanto sapeva con straordinaria prontezza: non c’era nome di autore o di opera che egli scordasse. Tutto quanto conosceva non lo teneva per sé, ma lo comunicava con generosità tutte le volte che poteva, attraverso una proteiforme ed instancabile attività di insegnante, giornalista, scrittore, conferenziere, divulgatore.
Era attratto dai grandi protagonisti della cultura, ma sapeva raggiungere anche autori minori e ricavarne motivi di interesse. Spaziava volentieri anche verso la cultura orientale, se un libro, una poesia, un film avevano suscitato una sua curiosità.
Figure come la sua, con una consuetudine intensa con i grandi capolavori, spesso restano estranee ai fatti locali, specie se la loro quotidianità è legata ad una piccola provincia, come è la nostra. Anche in questo Sergio era unico e diverso. Di questa terra, della sua terra, del Polesine, sapeva tutto.
Come giornalista del Resto del Carlino, quasi quotidianamente, scriveva fornendo informazioni, aneddoti, curiosità di questo territorio fra Adige e Po, scandagliando il presente e il passato.
Come scrittore aveva poi assemblato questo enorme bagaglio di notizie in alcuni libri preziosi. Risale addirittura al 1967 un suo libro su Le Società di mutuo Soccorso e di Previdenza di Rovigo 1867-1967, un saggio sulle Società operaie dell’‘800. Fondamentale poi è stato il volume Dove finisce il fiume, curato con Gabbris Ferrari, opera nella quale ogni località o monumento di qualche rilievo del Polesine sono ricordati e descritti. In Di passaggio, sempre con i disegni di Gabbris Ferrari, ha dato conto degli uomini illustri che sono passati nelle nostre città, nei nostri borghi e vi hanno soggiornato, a volte anche a lungo.
Bisogna anche ricordare che si spese come organizzatore e direttore artistico, occupandosi delle Estati teatrali in Polesine, del Teatro Sociale di Rovigo, della Società concertistica Venezze, dell’Accademia dei Concordi.
Tutto quanto ho ricordato ha accresciuto la sua notorietà e non c’era manifestazione promossa in questi luoghi polesani, che non ambisse ad avere la sua presenza. Un suo contributo, in qualsiasi forma si fosse concretizzato, parlato o per iscritto, costituiva di per sé un suggello di qualità, accresceva il prestigio dell’iniziativa. Lui, d’altra parte, difficilmente si negava, mosso da una curiosità benevola, ancorché egli fosse un uomo esigente e un critico severo.
La nostra amicizia, che era nata più di mezzo secolo fa, grazie alla comune passione per la musica, si nutrì ben presto di altri interessi, la letteratura, il cinema e la pittura. Sergio conosceva i pittori di questa città, Prudenziato, Chendi, D’Agostino, Frida, Forno, ma con due era davvero molto amico, Giampaolo Berto e soprattutto Gabbris Ferrari, con il quale, come ho già detto, lavorò spesso fianco a fianco. La conoscenza con Paolo Zambonin, avvenuta grazie al fotografo Sprocati, s’intensificò quando il destino volle che Zambonin installasse il suo atelier proprio sotto casa sua. Scendere dalle scale voleva dire passare per un saluto, vedere l’ultimo dipinto, magari anche solo in fase di ideazione. Questa vicinanza, questa quotidianità, ha inevitabilmente voluto dire che Sergio fosse la persona ideale per parlare della creatività di Zambonin, di cui lui poteva cogliere il continuo divenire da una posizione ideale.
Come dicevo, proprio per questo io non presenterò questa mostra perché nessuno l’avrebbe fatto bene quanto Sergio. Paolo Zambonin ha riunito alcuni scritti che Sergio gli ha dedicato in occasioni precedenti e io sarò davvero felice di fare rivivere, attraverso la mia voce, le parole di Sergio.
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Come citare questo articolo
Massimo Contiero. “Sergio Garbato (1942-2017)”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/sergio-garbato-1942-2017/