Non poteva non destare stupore la notizia che in Giappone ha avuto luce un volume che parla delle raccolte di reperti in vetro esposti nei nostri musei. L’annuncio della presenza dell’autrice a Rovigo ha suscitato pertanto interesse, e si è rivelato partecipato l’incontro – avvenuto lo scorso giugno presso il Museo Grandi Fiumi – in cui la studiosa giapponese Fuyuki Kaida ha presentato il suo libro dal titolo: “Secret Beauty of Ancient glass from the via Annia and Northern Italy”.
“Se ci avviciniamo al vetro possiamo sentire il mormorio degli antichi”, ha osservato l’autrice nel corso della conferenza stampa. Una frase questa che racchiude tutto il significato e le suggestioni contenute nel suo libro, impreziosito da varie immagini di antiche realizzazioni vitree: splendidi reperti presenti in vari musei della pianura padana, tra cui spiccano proprio quelli polesani. Infatti lo studio sul vetro antico – che Fuyuki Kaida ha pubblicato prima nella sua lingua e poi in inglese – si basa in parte considerevole su un'attenta analisi dei vetri provenienti dai siti archeologici del nostro territorio, presenti nei musei archeologici nazionali di Fratta e Adria, oltre a quello di Rovigo.
Nel corso dell’incontro è fra l’altro emersa una constatazione interessante – anche se non confermata da prove inconfutabili -, ovvero il riscontro che tra l’insediamento protostorico di Frattesina di Fratta Polesine e la cultura del vetro di Venezia c’è un legame, un denominatore comune che passa per Adria etrusca e Aquileia romana.
Di sicuro c’è una concomitanza: l’arte vetraria, una produzione da sempre caratterizzata da un alto tasso di “valore aggiunto”, fiorì nelle fasi in cui l’Alto Adriatico svolse un ruolo strategico negli scambi commerciali tra Europa e Mediterraneo orientale. E il primo episodio, la prima volta in cui si produsse vetro in Europa, fu proprio a Frattesina.
Un sicuro motivo di orgoglio per il Polesine questo primato, che ripropone l’idea di una maggior valorizzazione delle nostre raccolte museali. E il ribadito legame tra il Polesine e Venezia nella storia della lavorazione del vetro può sicuramente divenire motivo di futuri sbocchi turistici.
Fratta Polesine, Rovigo e Adria: un viaggio dal secondo millennio all’età Romana, un itinerario ricco di fascino che il Polesine, attraverso i suoi musei, offre a chi vuol vivere la storia di questo nobile materiale, famoso anche nel mondo contemporaneo grazie all’arte vetraria muranese.
Il libro di Fuyuki Kaida ripercorre le tracce di questa lunga storia con gli occhi ammirati di chi per la prima volta si è avvicinato alla materia e al nostro patrimonio culturale. Uno studio, quello realizzato dalla ricercatrice giapponese, arricchito da un ampio apparato fotografico, che viene proposto in primis ai potenziali turisti provenienti dall’oriente che meglio possono apprezzare le collezioni vetrarie: da quel Giappone la cui arte espressiva, trasparente e leggera, tanto ricorda questo raffinato materiale che valorizza le raccolte museali polesane.
Nel volume di Fuyuki Kaida 14 pagine sono dedicate ai reperti in vetro presenti nel Museo Archeologico di Adria, 7 al Museo Archeologico di Frattesina e 2 a quello dei Grandi Fiumi. Nel corso della presentazione dell’opera l’autrice si è detta felice di essere a Rovigo e, con la grazia che contraddistingue gli orientali, ha ringraziato tutti per la collaborazione avuta nella stesura del libro, spiegando che la sua ricerca è la prima del genere fatta in Giappone. Fino ad oggi, infatti, non erano mai stati trattati aspetti del vetro italico dell'età del Bronzo. Un lavoro, come hanno sottolineato il sindaco Massimo Bergamin e l'assessore alla Cultura Alessandra Sguotti, che potrà mettere in contatto più musei e più realtà per una rete volta alla promozione turistica del nostro territorio.
Molteplici le parole di stima per il lavoro svolto dalla ricercatrice giapponese, espresse in particolare dalle personalità presenti all’incontro svoltosi presso il museo del grandi Fiumi: Paolo Bellintani, vicepresidente del Centro polesano studi storici archeologici etnografici; Alberta Facchi, direttrice del museo archeologico nazionale di Adria in rappresentanza del Polo Museale Veneto; Maria Cristina Vallicelli, funzionaria archeologa in rappresentanza della Soprintendenza Archeologia Beni Artistici e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e Chiara Vallini, conservatore del Museo dei Grandi Fiumi.
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Ventaglio Novanta. “Il fascino dei vetri antichi”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-fascino-dei-vetri-antichi/