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STORIA - TRADIZIONI

La vocazione commerciale di Badia

La propensione mercantile della cittadina si desume anche da annotazioni tratte da antichi atti veneziani

di Federica Guerra

Ventaglio Novanta n. 59 2019 pp. 56–57

Si sa che la storia di Badia Polesine è antica; non stupisce pertanto trovare, nel corso dei secoli, varie citazioni che si riferiscono alla cittadina bagnata dall’Adige e dall’Adigetto. Tra le altre, ne riportiamo due tratte dal “Liber Communis”:

(senza data) Ad Enrico merciaio di S. Basso fu tolto sulla piazza (ad forum) di Badia, distretto di Rovigo, per 150 lire fra avellane (nocellas), corna di montone (multoni) ed altro.

(1223 o 1224?) Il Comune di Cavarzere denunzia che al tempo della fiera di Badia alcuni ferraresi derubarono, nel distretto di esso comune, certi mercanti fiorentini, i quali furono risarciti dal comune stesso con £. 400.

Il “Liber Communis”, detto anche Plegiorum,¹, è il più antico volume ufficiale di atti pubblici della Repubblica veneta, quasi tutti relativi a rapporti di privati con lo Stato riguardanti il commercio, la navigazione, il diritto (civile, criminale o commerciale). Raccoglie gli atti degli scrivani del Minor Consiglio (di cui è l’unico registro conosciuto) e in gran parte di un certo Guglielmo da Novara ed è scritto in un latino ampiamente volgarizzato.

Fu edito nel 1872 ad utilità degli studiosi sotto forma di regesto, da parte dell’allora archivista del Regio Archivio generale di Venezia Riccardo Predelli lasciando intatta l’organizzazione in parti e comprende un arco cronologico che va dal 1223 al 1229, seppur non rispettoso della sequenzialità degli anni.

Gli atti più numerosi sono malleverie² che i privati prestavano allo Stato per l’adempimento dei loro obblighi verso quello. Vengono poi le annotazioni scritte per tener memoria delle decisioni, degli ordini o di altri atti di particolare interesse. Seguono i bandi o proclami, riguardanti quasi tutti prescrizioni di commercio o navigazione. Chiude la serie una lista di denunce di danni arrecati dai sudditi dei marchesi d’Este a commercianti veneziani.

Ed è proprio in questo ambito che troviamo le due citazioni sopra riportate riferentesi a Badia.

Le due frasi, seppur nella loro concisione, contengono in sé le peculiarità proprie di Badia già pienamente espresse agli esordi del XIII secolo, e che la caratterizzeranno anche per i secoli successivi. Caratteristiche – si badi – già evidenziate e scandagliate dalla lunga attività di ricerca del professor Camillo Corrain della quale questo piccolo contributo vuole essere una ulteriore riprova, oltre che l’occasione di continuare a pubblicare nuovi contributi sulla città che man mano affiorano dagli archivi. Ma quali sono queste peculiarità badiesi che si ricavano dalle citazioni? Vediamo.

La presenza di un mercato e di una fiera

Nella prima frase si evince la presenza di un emporio di merci dal fatto che i prodotti rubati (“fu tolto.”) si trovavano esposti sulla pubblica piazza, verosimilmente dove soleva svolgersi il mercato. La sua presenza in questi anni d’altronde è già ampiamente consolidata. Lo troviamo già citato in un contratto del 1216 sottoscritto tra i rappresentanti della comunità dei mercanti veronesi e il procuratore dell’abate della Vangadizza per la concessione in locazione perpetua di duecento campi a coloni veronesi, allo scopo di fondare una piazzaforte commerciale chiamata Francavilla Mercatorum. Il terreno in questione – afferma il documento – si trovava dalla parte opposta dove solitamente si svolgeva il mercato.

Vista la conformazione di Badia, molto probabilmente questi doveva disporsi nella lingua di terra incuneata fra Adige e Adigetto chiamata Pizzon e doveva essere molto antico. Successivamente verrà trasferito nella piazza di borgo San Giovanni, dopo che i padovani nel 1298 fortificheranno il Pizzon. Documenti d’archivio databili tra la fine del ‘300 e gli inizi del ‘400 parlano già di un mercato settimanale del mercoledì che si svolgeva nella piazza dove si trovava la loggia comunale.³

Oltre al mercato troviamo anche la fiera. Questa è citata esplicitamente nella seconda frase, alla quale – a mio avviso – possiamo dare un duplice significato:

– di tipo spaziale il primo: i mercanti fiorentini derubati, molto probabilmente provenivano o erano diretti alla fiera di Badia. E ciò è intuibile dal fatto che Cavarzere era una tappa obbligata nel viaggio per fiume da e verso Venezia. Inoltre, non avrebbe motivo di essere citata in una denuncia per furto avvenuta nel territorio di un comune così lontano dal nostro, se non fosse che i mercanti derubati avessero a che fare in quella fiera;

– di tipo temporale invece, il secondo significato: i rappresentanti del comune di Cavarzere, di fronte al funzionario che registra la denuncia, dichiarando che il furto è avvenuto al tempo della fiera di Badia, dando per scontato che il loro interlocutore sappia di che periodo dell’anno stanno parlando. Ciò induce a pensare che la fiera di Badia fosse molto rinomata e conosciuta da poter essere usata come indicatore cronologico.

La notorietà del mercato e della fiera di Badia continueranno ad attrarre commercianti provenienti da lontano fino alla fine del XVIII secolo, come testimoniato nel libro di ricevute di pagamento della Confraternita dei Battuti di Masi, i quali nel 1791 pagano per della stoffa comprata “da un venturiero al mercato della Badia”, volendo dare al termine venturiero il significato di straniero, persona esterna al paese che viene a vendere la propria merce liberamente, slegato cioè dal possesso di una bottega in loco.

Badia si presenta dunque come una cittadina importante sotto il profilo commerciale. Ulteriori annotazioni in questo senso verranno proposte nel prossimo numero di questa rivista, focalizzando l’attenzione sull’importanza degli itinerari fluviali legati all’Adige e all’Adigetto e sulle problematiche derivanti dal fatto che la cittadina era situata in una zona di confine.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Federica Guerra. “La vocazione commerciale di Badia”. Ventaglio Novanta, n. 59, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-vocazione-commerciale-di-badia/

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