Praticamente in tutte le chiese è presente una “Via Crucis”, ovvero la rappresentazione delle 14 “stazioni” del tragitto doloroso di Cristo, culminato con la crocifissione sul monte Calvario. La rappresentazione nelle chiese cattoliche della Via Dolorosa di Cristo si affermò soltanto nel XVIII secolo. Inizialmente il percorso della Via Crucis veniva fatto solamente come pellegrinaggio in Terra Santa, sostando nei luoghi dove Gesù aveva sofferto ed era stato messo a morte.
Poi si ebbero delle rappresentazioni anche in luoghi al di fuori della terra Santa, soprattutto per iniziativa dei frati francescani, che successivamente iniziarono a proporre i quadri delle 14 “stazioni” raffigurati in alcune chiese. Si giunse così al 1731 quando papa Clemente XII ampliò la facoltà di rappresentare la Via Crucis anche nelle altre chiese, mantenendo però il privilegio della sua realizzazione al solo ordine francescano. Poi, a poco a poco, la consuetudine di proporre la via Crucis è stata estesa a tutte le chiese, e non sono mancati artisti famosi che hanno dato il loro contributo nelle rappresentazioni.
Se questa è in sintesi la storia della Via Crucis, meno nota è quella della “Via Matris dolorosae”, ovvero della rappresentazione del dolore della Madonna. E’ presente soltanto in alcune chiese e viene rappresentata in 7 stazioni.
La storia della Via Matris non è molto nota. Per avere informazioni ci siamo rivolti allo scultore Paolo Giuriati, autore della Via Matris realizzata nei primi anni del nuovo secolo per la Casa Circondariale di Rovigo.
“La Via Matris dolorosae, – ci dice Giuriati – è la rappresentazione della Via della Madre addolorata, della Madre innamorata del suo Dio che si è fatto suo Figlio e che lei ha seguito annientando se stessa. Le sue origini sono oscure: è sorta per un processo imitativo della Via Crucis, pio esercizio formatosi in un clima di pietà verso il mistero della passione di Cristo. Ma il cammino percorso da Gesù, il figlio, dal tribunale di Pilato al Monte Calvario, lo percorre anche Maria, la Madre e alcune stazioni dei due pii esercizi sono coincidenti. Fu con il “breve” Deiparae Perdolentis di papa Leone XIII che, nel 1883, che la Via Matris divenne espressione specifica della pietà mariana dell’Ordine dei Servi di Maria, per la sua consonanza con la loro spiritualità.
Intuizione fondamentale della Via Matris è quella di considerare l’intera vita della Vergine, dall’annuncio di Gabriele e dal vaticinio di Simeone, fino alla morte e alla sepoltura del Figlio come un cammino di fede e di dolore. Nella Via Matris questo cammino è articolato in sette Stazioni o episodi in cui si individuano i sette principali dolori della Madre del Signore.
Nella città di Rovigo sono tre i luoghi nei quali si trova una Via Matris, che viene proposta su formelle di terracotta di varie dimensioni e finitura. La creta è materiale morbido, malleabile che ben si presta a tradurre in realtà l’idea, la sensibilità, le emozioni che l’autore elabora interiormente. Il soggetto è lo stesso, visto sotto diversi aspetti.”
Nella Casa di Cura
La Via Matris che si trova nella “Casa di Cura Città di Rovigo”, come pure la Via Crucis ivi presente, si ritiene sia opera dello scultore Virgilio Milani. E’ quella più “antica” fra le tre considerate e dovrebbe essere databile intorno alla metà del novecento. Le sette formelle-stazioni in terracotta, sono colorate con colori chiari, luminosi (azzurri verdi, rosa, gialli, viola) e invetriate così che, piccole come sono, diventano dei preziosi, delicati quadretti. Sembrano di zucchero.
La prima formella raffigura la presentazione al tempio e mostra figure colorate agili, ma ben piantate a terra, voluminose e con un morbido movimento. Così la seconda, la fuga in Egitto, sottolinea i leggeri movimenti dei fuggitivi. Nella terza formella, il ritrovamento di Gesù, le poche figure sono racchiuse nello spazio ben delineato del tempio.
Nella quarta stazione Maria incontra Gesù presenta un disegno, quasi infantile e tra lo scuro del cielo e il bianco della terra esprime la drammaticità del momento. Nella formella della crocifissione risalta la morbida rotondità delle figure. Nella deposizione dalla croce il corpo abbandonato di Gesù è circondato da figure premurose, dolorose. Infine nella deposizione nel sepolcro l’abbandono e la pesantezza del corpo richiamano la deposizione di Raffaello.
Presso la Casa Madre Dolores
La Via Matris delle Suore Servite è opera dello scultore polesano Ermes Simili. Sulle formelle le figure si allargano a tutta la superficie, la riempiono e coinvolgono l’osservatore nella scena. Sono figure slanciate, delimitate anche da semplici segni tracciati con sicurezza. Come rilevato da Toni Romagnolo (La Settimana, 10 settembre 2000) Simili dà minimo rilievo alle figure su un fondo indistinto, favorendo il senso di evocazione dell’episodio, e si pensa che eviti di mostrare il viso della Madonna ritenendo impossibile mostrare il dolore della Madre.
Guardiamo i bassorilievi. Nel 1° (Presentazione di Gesù al tempio) sul fondo si vedono il tempio, il sacerdote e delle persone, in primo piano è Simeone inginocchiato tende le braccia al Bambino che Maria gli offre. Nel 2° è notte, c’è la luna e San Giuseppe conduce il veloce asinello sul quale è una raccolta Maria, curva sul Bimbo che stringe al grembo. Il 3° è ancora una scena tutta piena: di spalle i dottori seduti in cerchio ascoltano Gesù che parla.
Nel 4° si vede il dramma di Maria che accarezza Gesù e lo sguardo intenso di questi alla madre. Nel 5° la figura di Gesù crocifisso domina la scena, Maria, è senza volto e Giovanni stravolto. 6° bassorilievo: bello è il corpo Gesù stretto amorevolmente da Maria, dalla cui figura affiora una mano che accarezza, abbraccia, mentre il viso è sintetizzato da un buco, la bocca, che grida il dolore di Madre. 7° Nella dolorosa processione che accompagna il corpo di Gesù al sepolcro sono ben evidenziati i movimenti del gruppo.
Nella cappella del Carcere
La terza serie di formelle – collocate nella Cappella del Carcere cittadino – risale ai primi anni duemila, è opera dello scultore Paolo Giuriati di Rovigo. I bassorilievi, incentrati sulla sensibilità di Maria, sono di terracotta rossa con rilievi nitidi, morbidi nel trattamento delle superfici e un disegno deciso ed espressivo; mostrano originalità di invenzione iconografica ed efficace capacità di sintesi (L. Traniello).
Nel primo episodio Maria e Giuseppe affidano con gioia il Figlio, la cosa più cara che hanno, e ascoltano le parole di Simeone. Nella seconda stazione, fuga in Egitto il dramma non scalfisce la dolcezza, la tenerezza e l’unità della Santa Famiglia. Nel ritrovamento di Gesù nel Tempio, mentre questi parla ai dottori si vede, dopo l’angoscia, il muto colloquio amoroso tra padre e madre. Quando poi la Madre incontra il Figlio, Maria appoggia la sua fronte su quella di Gesù, provata da tutte le cattiverie che il Figlio ha subito. Le superfici del bassorilievo sono morbide, chiare pur senza avere grande spessore di materia.
La formella con Gesù Crocifisso è l’espressione massima di dolore, del distacco estremo espresso nella mano alzata della Madre che vede il Figlio allontanarsi. Il sesto bassorilievo, la deposizione dalla croce, vuole esprimere la dolcezza di Maria nell’accogliere tra le braccia, il corpo martoriato del Figlio che per mesi ha tenuto nel grembo. Nella deposizione nel sepolcro la Madre, desolata, prende coscienza del distacco dal Figlio amato.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Ventaglio Novanta. “La Via Matris”. Ventaglio Novanta, n. 61, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-via-matris/