Si è molto parlato e scritto dei fratelli Lorenzo e Cristoforo Canozi, artisti lendinaresi del XV secolo, che con la loro arte dell’intaglio e dell’intarsio su legno, lasciarono ai posteri opere davvero sorprendenti.
Di Lorenzo Canozi si riconosce, oltre l’appellativo di “maestro di legname”, pure la perizia nell’attività tipografica, espressa a Padova pubblicando nel 1474 la prima edizione a stampa delle opere di Aristotele in tre volumi, commentate da Averroè. Ma già qualche anno prima, a Firenze, stampò il Mesue datato 9.6.1471, entrando in competizione con Bernardo Cennini, il quale dichiarava di essere il primo stampatore fiorentino, mentre da documenti archivistici, risulta che il Cennini cominciò a stampare il 7.11.1471.
In ogni caso la fama dei due fratelli lendinaresi è legata ai mirabili intarsi tuttora presenti in varie chiese a Modena, Parma, Lucca, Padova ed altre sedi (vedi Lorenzo e Cristoforo da Lendinara in Ventaglio n. 52, pag. 50 e successive).
Meno nota è la loro attività pittorica. Un impegno poco conosciuto perché purtroppo le notizie in merito risultano assai scarse, se non vaghe, anche per le contrastanti attribuzioni rese alle loro opere. Nonostante ciò è però evidente il talento espresso dai due fratelli lendinaresi anche nell’ambito della pittura
Lorenzo Pittore
E’ una testimonianza dell’epoca ad assicurarci che Lorenzo lavorò di pittura nella Basilica di S. Antonio di Padova. Marcantonio Michiel infatti afferma “…al S. Zuan Battista sopra il pilastro secondo a man manca… fu de man de Lorenzo da Lendenara…”¹. Inoltre nella Cappella Ovetari, agli Eremitani, dipinse ad affresco quadri tondi, purtroppo distrutti dal bombardamento del marzo 1944. Importante è poi l’attestato del Vasari che, nelle Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architettori, parlando del Mantegna afferma “…Furono concorrenti d’Andrea, Lorenzo da Lendinara, il quale fu tenuto in Padova pittore eccellente…”. E P. Luigi Bagatin sottolinea a tal proposito che “l’attività pittorica di Lorenzo non era né episodica né marginale”. Lo documenta anche l’annosa controversia, avvenuta tra Lorenzo e la potente famiglia dei pittori padovani, che si concluse con un accomodamento, in base al quale la corporazione concedeva al lendinarese il diritto di iscriversi ad essa e di esercitare la professione di depentore.
Di lui, si possono ricordare varie opere: n.2 tavolette, un San Girolamo e un Gregorio Magno, conservate all’Accademia di Ravenna; una Madonna in tavola, appartenente alla collezione Londinese di Robert Langton Douglas; una Madonna del Museo Tadini di Lovere; Il Beato Lorenzo Giustiniani dell’Accademia Carrara di Bergamo; una Madonna al Museo Correr.
Le opere di Cristoforo
Come Lorenzo, anche Cristoforo eccelse nell’arte del legno: basta osservare le tarsie con gli Evangelisti della Sacrestia del Duomo di Modena, per renderci conto del loro importante impatto scenico. Molto apprezzato come intarsiatore, non raggiunse la stessa celebrità nell’ambito della pittura, anche se in talune opere dimostrò un’indubbia capacità espressiva, confrontandosi con i maggiori artisti dell’epoca, tra cui Squarcione, Mantegna e il toscano Piero Della Francesca. A proposito di quest’ultimo vi sono alcune testimonianze che suggeriscono l’amicizia e l’influenza in pittura tra Cristoforo e Piero “a lui caro quanto fratello”,²; o ancora: “Piero Della Francesca resta di fatto il grande ispiratore di Cristoforo nelle opere di tarsia come in quelle di pittura”.³
A Modena
Tra i dipinti attribuiti a Cristoforo, segnaliamo nel Duomo di Modena un grande affresco nella Cappella Bellincini, con un altare dedicato a San Bernardino da Siena. L’opera, realizzata circa nel 1476, fu ben presto dimenticata perché coperta da una grande tela di Dosso Dossi. Il dipinto, riscoperto solo nell’ottocento, è articolato in tre livelli: nella fascia superiore vi si trova il Cristo Giudicante in trono circondato dai Beati; nella fascia di mezzo è effigiato l’Arcangelo Michele con ai lati quattro Angeli che suonano le trombe del Giudizio; nella fascia bassa, l’Umanità risorta. E’ presente poi una anconetta con l’Adorazione del Bambino, (opera ora di proprietà di BPER Banca), dove si notano ai lati della Madonna, due Santi, di cui uno è il francescano San Bernardino.
L’originale affresco, è stato attribuito a Cristoforo da Carlo Volpe, il quale tra l’altro avrà senz’altro considerato la venerazione che il Canozi aveva per il Santo, (vedi l’altare Cappella Bellincini e il nome del proprio figlio Bernardino).
Sempre a Modena, (un tempo conservata presso la chiesa di San Faustino) è presente nella Galleria Estense una Madonna con Bambino, opera firmata e datata 1482. Oggi, questo dipinto è conosciuto come Madonna del rosario, perché da un intervento successivo è stato aggiunto nella mano sinistra della Madonna un rosario.
In Puglia
Altre opere pittoriche attribuite a Cristoforo Canozi sono state individuate in Puglia. Sei tavole, dipinte a tempera, si trovano nel Convento di S. Maria degli Angeli presso Cassano Murge, Bari e sono: tre Santi in piedi (S. Antonio, S. Michele, S. Giovanni), e mezza figura di Apostolo (S. Pietro), poste alle pareti di una sala adibita a coro; un Cristo morto inserito in una cimasa di un armadio di sacrestia; ed una Madonna con putto, murata su di un altare laterale della chiesa. Certamente facevano parte di un grande polittico, ora smembrato, come ci provano il soggetto, le dimensioni, la forma delle tavole ed il punto di prospettiva. Una Madonna con putto è poi presente nella chiesa di Sant’Andrea di Barletta.
Mario d’Orsi evidenzia indubbi aspetti stilistici che confermano l’attribuzione delle sette tavole pugliesi alla mano di Cristoforo da Lendinara.⁴
A Verona e Vicenza
Nel Museo di Castelvecchio a Verona, è esposto, nella saletta adiacente al Salone della Reggia, al 2° piano, un dipinto che rappresenta la Crocefissione con devoto, attribuito a Cristoforo Canozi; tempera cm. 112 x 80, risalente al 1475 circa.
Nella parte centrale domina la figura del Cristo in croce, con accanto un personaggio, probabilmente il committente dell’opera. Nel dipinto si notano varie influenze, ed in particolare – secondo gli esperti – vi è un richiamo ai modenesi Angelo e Bartolomeo degli Erri, che con i lendinaresi condividevano gusti e modelli.
Prima di arrivare all’attuale attribuzione, la Crocifissione presente nel museo veronese era stata identificata quale opera di Francesco Bonsignori, Vivarini, ambito bellinesco, Parentino Bernardo, Piero della Francesca e Domenico Veneziano. L’attribuzione definitiva a Cristoforo Canozi è giunta da un accurato studio di Sergio Marinelli intitolato Un disegno di Cristoforo da Lendinara, in cui l’autore si sofferma in vari raffronti con opere del periodo, facendo inoltre riferimento a recenti indagini, tra cui la pubblicazione del restauro di un’altra importante crocifissione attribuita a Cristoforo Canozi, ovvero l’altare Pojana in San Lorenzo a Vicenza, a cura di Chiara Rigoni, e successivi contributi di altri autori. Sempre a Vicenza, presso la Pinacoteca Civica è presente un’altra importante Crocifissione attribuita a Cristoforo Canozi.
In ogni caso tra i dipinti di Cristoforo Canozi presenti in Veneto, la Crocefissione con devoto è sicuramente un’opera di primaria importanza, ammirabile a Verona nel museo di Castelvecchio, facilmente raggiungibile dal nostro Polesine e da Lendinara dove Cristoforo e il fratello Lorenzo vissero gli anni della giovinezza, iniziando quel percorso che doveva portarli a qualificarsi come artisti di rilievo del nostro Rinascimento.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Renato Scarpi. “I Canozi e la pittura”. Ventaglio Novanta, n. 61, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-canozi-e-la-pittura/