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PERSONAGGI ILLUSTRI

Carlo Bagno (1920-1990)

Definito da G. A. Cibotto l’“ultimo grande Ruzante”, è stato impareggiabile interprete dei grandi autori

di Laura Viaro

Ventaglio Novanta n. 61 2020 pp. 90–93

Lendinara non si è dimenticata dell’attore Carlo Bagno nel centenario della sua nascita, avvenuta nella città altopolesana il 21 marzo del 1920. Altresì memorabile è la ricorrenza del trentennale della sua definitiva uscita di scena, in perfetto accordo con il suo “estremo pudore di rustego”¹, verificatasi il 19 gennaio 1990.

Va detto che la figura dell’attore, simbolo delle eccellenze polesane in campo cinematografico, già nel settembre 2019 era stata commemorata nell’ambito della rassegna del cinema di Venezia all’Hotel Excelsior del Lido, prestigiosa anteprima delle previste iniziative lendinaresi del 2020, e ricordata con una targa collocata nel foyer del Teatro Ballarin di Lendinara in occasione del concerto di Capodanno 2020. Ulteriore suggestivo cimelio, il dono del nipote Andrea Bagno consistente nell’emblema della secolare compagnia filodrammatica “Spes” con la quale lo zio intraprese le prime esperienze della sua lunga carriera.

Il clou dei festeggiamenti lendinaresi in onore dell’attore (inizialmente programmati per la giornata del 21 marzo e poi sospesi a causa del proliferare del coronavirus) ha avuto una degna cornice il 21 agosto nel suggestivo parco di Ca’ Dolfin e, in data 7 settembre, presso i rinnovati spazi dell’ex pescheria, la cui sala civica è stata intitolata all’“attore curioso della vita degli altri, attento alla propria, in costante ricerca di verità nella diversità dei personaggi”.

Se nel corso del monologo di Baricco, magistralmente interpretato dal nipote Andrea Bagno e intervallato dall’eccellente esecuzione musicale degli artisti, la figura di Carlo Bagno è stata rievocata dalle atmosfere e dai profondi e sottesi messaggi, durante la cerimonia culminata nella svelatura della targa, la presenza quasi tangibile dell’attore è aleggiata in sala. Grazie all’attenta selezione di filmati, letture e testimonianze ad opera di Veronese, Bagno e Dallagà – volti e nomi noti in vari ambiti – ai numerosi e commossi partecipanti è stato offerto un ritratto particolareggiato dello scomparso attore, ricco di inedite sfumature, che ne ha sancito lo spessore umano, etico e intellettuale.

Gli importanti e meritati riconoscimenti, sia per una sorta di innata insofferenza verso un certo tipo di compromesso legato al successo, sia per lo stile di vita lontano dalle abitudini codificate in particolari ambienti, non ne hanno consentito una più ampia popolarità presso le platee. L’autorevole critica del settore ne ha tuttavia concordemente e in maniera costante ribadite le qualità artistiche nonché la capacità di farsi protagonista attraverso ruoli di comparsa, affinandone le peculiarità per un’immediata caratterizzazione scenica e divenendo impareggiabile interprete di autori assai differenti quali Ruzante, Goldoni, Gallina, Majakovskij, Pirandello, Buzzati, Shakespeare e Sartre.

E proprio quest’ultimo impose al regista Gianfranco De Bosio la condizione per la rappresentazione in Italia del dramma politico “Le mani sporche” presso il Teatro Stabile di Torino nella Stagione 1963-64. Il drammaturgo francese pretese che fosse Carlo Bagno a impersonare Slick, interpretazione che evidenziò la capacità dell’attore di “sfuggire al clichè del cattivo di maniera, per il contributo di verità, di emozioni e pensieri che vi seppe infondere” (Gianfranco De Bosio, ne “Teatro di ieri. Gli Assenti”).

L’ormai nota definizione dell’amico Gian Antonio Cibotto’ di “ultimo grande Ruzante”, pone l’accento su come l’innato temperamento, l’inclinazione rivolta all’autenticità di personaggi ruvidamente popolari e la padronanza del dialetto pavano abbiano favorito l’identificazione dell’attore con le maschere del Beolco.

Grazie all’opportunità di un bando di concorso per una borsa di studio, nel 1938 raggiunge a Roma la Regia Accademia d’arte drammatica. Sotto la guida di Silvio D’Amico, Bagno impara il mestiere dell’attore con insegnanti d’eccezione tra i quali Wanda Capodaglio. A Milano, dove si trasferirà per dimorarvi stabilmente, partecipa alla Resistenza diradando in maniera significativa le frequentazioni presso i palcoscenici. La carriera teatrale vera e propria, dopo il triennale e fruttuoso periodo di permanenza nelle compagnie di Sergio Tofano – prenderà avvio dalla scrittura presso il Piccolo Teatro di Milano, fondato nel 1947 da Paolo Grassi e Giorgio Strehler, dove sperimenterà con successo nuovi linguaggi interpretativi in una stagione ricca di scoperte e innovazioni.

Nell’alternanza delle eterogenee esperienze lavorative, rilevante si mostra il sodalizio con la compagnia Parenti-Fo-Durano che proponeva un repertorio brillante fondato su modelli di comicità alternativa, alquanto affine alla “rivista da camera” del tempo. Sarà il successivo ingresso al Teatro Stabile di Trieste – abbandonata la ricerca di una più confacente tipologia di teatro imperniata su temi popolari e sociali – ad assicurare una sistemazione rassicurante e a far maturare, come più sopra accennato, l’estrema competenza nell’esaltare da più punti di vista i profili dei personaggi minori. La vocazione dell’attore avrà modo di esprimersi appieno con l’arrivo presso lo Stabile di Trieste del vicentino Poli, il quale, reduce dal successo della Commedia degli Zanni (rivisitazione della Commedia dell’Arte del Cinque-Seicento), proporrà ruoli più calzanti al suo temperamento e sarà l’azzeccato preludio del passaggio al Teatro Stabile di Torino e della collaborazione con De Bosio.

Le sue qualità di caratterista sono ampiamente apprezzate dal cinema, settore nel quale Bagno registra indimenticabili successi accanto a nomi di fama internazionale.

Dall’esordio ne “Lo svitato” di Lizzani, molteplici sono le apparizioni che ne consolidano la fama di “abile affabulatore di bozzetti… capace di passare con acutezza di timbri dalla commedia alla farsa al dramma” (Fiorello Zangrando, Carlo Bagno. Profilo di un attore – Teatro di ieri. Gli assenti).

Per l’interpretazione del perpetuo nel film “In nome del papa re” di Luigi Magni gli verranno assegnati, nel 1978, il Nastro d’argento e la Grolla d’oro come migliore attore non protagonista. Indimenticabile Oscar Varino ne “Il terrorista” di De Bosio, magistrale Giacomo, il santolo, nel lavoro cinematografico di Squarzina del 1986 – che segna una delle sue ultime comparse – il talento versatile dell’attore si esplicita ancora nella partecipazione a produzioni sul piccolo schermo e radiofoniche (queste ultime nel decennio 1945-55, caratterizzate dalla presenza di prestigiose compagnie).

L’ultima apparizione al pubblico avviene al Verdi di Padova nel corso dell’amarcord delle regie ruzantiane di De Bosio, nel 1987.

Il ricordo della figura dell’attore Carlo Bagno, rimanda inevitabilmente al contesto storico di un’epoca di grande fermento culturale nella sua cittadina natale e a personaggi come il compianto Cesare Magon. Le testimonianze di coloro che ne hanno condiviso il percorso professionale ed esistenziale, sembrano di concerto restituire l’immagine dell’uomo “un solitario dall’incorrotto animo di fanciullo, capace di trasognati stupori e di rare dolcezze”².

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Come citare questo articolo

Laura Viaro. “Carlo Bagno (1920-1990)”. Ventaglio Novanta, n. 61, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/carlo-bagno-1920-1990/

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