L’ormai tradizionale appuntamento delle “Domeniche ai Concordi” – ideato, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale ed i talenti locali, dall’Accademia dei Concordi di Rovigo in collaborazione con il Conservatorio Musicale “F. Venezze” e con il contributo della Fondazione della Banca del Monte di Rovigo -, edizione 2020, si è ispirato al tema “Frontiere”. Nulla di più attuale in questi difficili tempi e soprattutto nell’anno che ha aperto il secondo decennio del 2000, funestato dall’emergenza pandemica, come hanno spiegato gli organizzatori: “In quest’epoca si ergono frontiere sanitarie, per lottare contro la diffusione del Covid-19, ma anche ideologiche, con l’emergere di nazionalismi che, incuranti dei mali già causati in passato, dimenticano che la Terra, grazie alle nuove tecnologie, è diventata molto più piccola e globale”.
La storia umana è progredita superando costantemente sempre nuove barriere: a partire dal “limes” umano (che contrapponeva la “civiltà” ai “barbari”) e divino (prefigurato nelle “Colonne d’Ercole” superate dall’Ulisse dantesco) degli antichi ed i “fines” romani, come territorio di conquista; dagli epici viaggi dell’antico Occidente alle americane frontiere del Far West e di nuovo alle esplorazioni coloniali europee; fino all’ultima avventura della conquista dello spazio.
Illuminante, a questo proposito l’excursus letterario-cinematografico dell’accademica Natalia Periotto, la quale, nella presentazione dell’iniziativa, contemplando varie figure di frontiera (agricoltori e poeti, cavalieri erranti, esploratori e cercatori, scienziati) nella letteratura di ogni tempo (da Omero a Virgilio, da Verne ad Asimov, dal Faust di Goethe ad Hans Castorp ne La montagna incantata di Thomas Mann, per giungere infine a Dino Campana e a Guido Piovene, non senza l’obbligata citazione del profetico film di Kubrick 2001: odissea nello spazio”), ha evidenziato “la dimensione della frontiera come categoria dello spirito umano, in cui si concentra la tensione al limite delle possibilità sia fisiche sia soprattutto conoscitive dell’uomo, espressa attraverso gli eroi della letteratura, classica e attuale”.
Scelta tematica, dunque, fortunata per l’evento che già da anni si esplicita, secondo un format di successo, nelle sue due anime, ormai confluenti, dei connubi “musica-poesia” e “musica-pittura”, unendo idealmente le varie espressioni artistiche di musica, poesia e pittura in un unico corpus, che fonde le due fortunate rassegne nate indipendenti di “Musica e Pittura” (alla XIX edizione) con “Musica e Poesia” (VI edizione): esecuzione di brani musicali, cui si alternano conversazioni letterarie e descrizione di opere pittoriche (quest’anno la scelta è ricaduta sul cospicuo patrimonio cartografico dell’istituto accademico rodigino). Tre arti che, non solo veicolano la conoscenza e la passione per la cultura oltre qualsiasi limite o confine fisico-geografico, ideologico o di pregiudizio, ma che esse stesse, nella loro evoluzione storica, hanno dovuto molto spesso “rompere le rispettive barriere” superando stilemi affermati per fare strada a coraggiose soluzioni innovative, che hanno contribuito alla crescita dello spirito umano.
Alla conferenza-stampa di presentazione, che si è tenuta in Sala Oliva dell’Accademia dei Concordi mercoledì mattina 23 settembre, sono intervenuti, in rappresentanza dei tre enti promotori, il presidente dell’Accademia Giovanni Boniolo, il presidente del Conservatorio di Rovigo Fiorenzo Scaranello, il presidente della Fondazione Banca del Monte di Rovigo Luigi Costato e l’assessore alla cultura Roberto Tovo per il comune di Rovigo. “Confini, enfatizzati e pericolosi, ci sono sempre stati – ha introdotto il professor Boniolo -, ma coviamo la speranza di trovare la capacità di varcare il confine per rispettare l’altro”. “L’arte ha sempre saputo superare i suoi confini e limiti”, ha ricordato il professor Costato sottolineando l’importanza di “questa manifestazione, che mantiene la tradizione, in tempi in cui si tende a gettare le tradizioni e a innovare continuamente”. Nello stesso tempo, però, consapevoli che “il periodo che stiamo vivendo – ha aggiunto l’assessore alla cultura del Comune di Rovigo Roberto Tovo – ci ha imposto nuove sfide per gli equilibri cambiati, perciò dobbiamo ricostruire un nuovo vivere sociale, ripensando i modi di sentire a partire dalle espressioni dell’arte”.
Su tutto, in questa originale intersezione di espressioni artistiche diverse, proprio la musica diventa un meraviglioso collante. “Esistono barriere geografiche, economiche, politiche che determinano conflitti o tentativi di conservazione o apertura – ha concluso Scaranello –, ma vi sono anche limiti più spirituali, là dove si vive in bilico tra odio-amore, impegno-disimpegno, responsabilità e inadeguatezza e c’è oggi una frontiera ambientale, per cui determinati livelli di inquinamento non sono più sopportabili. La musica fa sì che si vada avanti, con un messaggio che si fonda sui tre valori fondamentali del mondo: giustizia, bellezza, bontà”.
Una nota a parte merita proprio la preziosa brochure, minuziosamente curata nella grafica e nelle informazioni sui concerti; impreziosita dagli interventi culturali della professoressa Natalia Periotto e dello studioso Pier Luigi Bagatin, entrambi accademici, oltre che da una oculata scelta di immagini. Tra tutte le due di copertina e retrocopertina: rispettivamente una foto in bianco e nero del maestro Mstilav Rostropovich, mentre suona davanti al muro di Berlino il 9 novembre 1989 – divenuto ormai emblema dell’abbattimento di ogni frontiera e limite – ed un suggestivo scatto a colori dell’antico Cimitero ebraico di Rovigo, immagine, a sua volta, pregna di svariati significati, immanenti e trascendenti, che hanno ispirato diversi artisti presenti nella rassegna; non trascurando che anche la morte può essere letta nel contempo come un limite e/o un varco, l’immagine è anche un’allusione alle partiture dei musicisti ebrei stranieri internati nei campi voluti dal Mussolini in Italia, ai quali è stato dedicato l’ultimo incontro, che ha chiuso la manifestazione il 29 novembre.
La rassegna “Musica e Poesia” si è aperta domenica 27 settembre 2020 con il “bucolico” concerto “Colazioni sull’erba”: un omaggio a Ludwig van Beethoven nel 250° anniversario della nascita, attraverso un impegnativo trio per strumenti a fiato, assieme alla musica parigina tra fine Ottocento e primo Novecento di Hahn, Debussy, Ravel, Camille Saint-Saëns . Un elegante purpuree dagli ultimi anni del Settecento agli inizi del secolo scorso, molto vicino alla “Recherche” proustiana sul filo della memoria, brillantemente eseguito da Marta Zese (oboe), Fabiana Sommariva (oboe) e Arianna De Mori (oboe e corno inglese), accompagnate al pianoforte dal direttore del Conservatorio Venezze Giuseppe Fagnocchi.
È quindi proseguita domenica 4 ottobre, continuando l’omaggio a Beethoven, nell’incontro dal titolo “Simboli della frontiera”, con un’inedita particolarità: l’esecuzione di due celebri capolavori beethoveniani – il Quartetto per archi op. 132 e il Sestetto in mi bemolle maggiore op. 71 -, affidata a Sax-VenezzeQuartet & Sextet, due ensemble di sassofoni, strumenti “post-beethoveniani” (furono brevettati alcuni decenni dopo da Adolphe Sax). “In viaggio: incroci di culture” è stato il tema di domenica 11 ottobre, che ha visto protagoniste le musiche di Antonín Leopold Dvorák, proposte dal Quartetto Agorà delle classi di musica d’insieme del Conservatorio Venezze: il topico tema del viaggio oltre ogni barriera, lungamente percorso in letteratura e arte, è stato il pretesto per una contaminazione di espressioni musicali di varia provenienza geografica (il classico-romantico mitteleuropeo, gli spirituals afroamericani, la tradizione boema della terra d’origine del compositore). Una concreta sfida alle “frontiere” del momento, la lezione di rispetto per la Natura, è stata al centro dell’ultimo incontro di domenica 18 ottobre: “And the Earth Shall Bear Again…”, in cui si sono avvicendate le composizioni di vari autori (Mario Lavista, John Cage, Bruno Maderna, Christian Wolff), in un arco temporale dal 1940 al 2005, eseguite dal VenezzeALTERensemble, mediante l’insolito accostamento fra strumenti “altri” – ottenuti da elementi della Natura o oggetti della vita quotidiana -, e strumenti musicali, abbattendo forse l’ultima frontiera: quella suono-rumore.
L’appuntamento “Marcel Proust: la petite phrase et le violoncelle “, ha inaugurato domenica 8 novembre la rassegna “Musica e Pittura”, dedicato a un tema caro a Proust, ovvero l’indagine nella memoria, valore fondamentale dell’umanità alla ricerca della propria identità, mediante il recupero delle radici e dei valori essenziali. Grande protagonista il violoncello nelle musiche di Couperin, Chopin, Ravel ed altri, eseguiti dagli allievi del conservatorio con il docente Giuseppe Fagnocchi. Domenica 15 novembre spazio allo “Stupore degli affetti”, che ha proposto un accostamento tra i repertori vocali barocchi di Claudio Monteverdi e la musica strumentale di Tarquinio Merula (“La Ciaccona”, Venezia, 1637) e Biagio Marini (1594-1663) nel concerto del Collegium Musicum Venezze, ensemble di musica antica del Conservatorio. Il terzo incontro di “Musica e Pittura”, domenica 22 novembre, “Tartiniane” è stato principalmente dedicato alla figura di Giuseppe Tartini (1692-1670), nel 250° anniversario dalla scomparsa, ed ai suoi virtuosistici effetti polifonici barocchi, nell’interpretazione della violinista Elisa Spremulli e del pianista Francesco De Poli.
La “Musica nei campi del Duce” ha concluso simbolicamente la duplice rassegna, domenica 29 novembre, offrendo una carrellata di composizioni degli internati stranieri nei campi italiani durante le persecuzioni antisemite (il viennese Franz Schmidt, i suoi studenti Kurt Sonnenfeld e Leon Levitch, Isak Thaler e Mario Castelnuovo-Tedesco). Sulla “musica internata”, il Conservatorio Venezze ha condotto diversi filoni di ricerca ed attivato importanti collaborazioni, in particolare con la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano e United States Holocaust Memorial Museum (USHMM) di Washington, che ha inviato per l’occasione gli spartiti di Levitch. L’esecuzione musicale è stata a cura del BarackenmusikEnsemble Venezze, dal termine Barackenorchester (orchestra delle baracche), con il quale si definivano le attività musicali degli ebrei internati, grazie alle quali i prigionieri poterono salvaguardare la propria identità e nello stesso tempo costruire una forma di socialità, al di là di ogni barriera.
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Come citare questo articolo
Rosanna Beccari. ““Frontiere””. Ventaglio Novanta, n. 61, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/frontiere/