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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Robert Doisneau al Roverella

Le istantanee del famoso fotografo francese si caratterizzano come un inno alla gioia ed un elogio all’umiltà

di Irene Gianello

Ventaglio Novanta n. 63 2022 pp. 12–15

“Mi piacciono le persone per le loro debolezze e difetti. Mi trovo bene con la gente comune. Parliamo. Iniziamo a parlare del tempo e a poco a poco arriviamo alle cose importanti. Quando le fotografo non è come se fossi lì ad esaminarle con una lente di ingrandimento, come un osservatore freddo e scientifico. È una cosa molto fraterna, ed è bellissimo far luce su quelle persone che non sono mai sotto i riflettori.” (Robert Doisneau)

La Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo quest’anno porta a Palazzo Roverella una mostra fotografica. Per molti anni, nella consueta esposizione autunno-inverno abbiamo apprezzato i cromatismi di audaci artisti nazionali e internazionali, ora siamo felicemente introdotti nel binomio bianco-nero del mezzo fotografico, dentro l’obbiettivo di Robert Doisneau.

Il periodo storico che stiamo vivendo – contrassegnato dal covid 19 – ha lasciato un segno indelebile nel nostro modo di vedere e affrontare la vita, addomesticando alla lentezza.

Ritrovare un’umanità condivisa è l’augurio che scaturisce da questa bellissima rassegna con l’esortazione a riscoprire la bellezza e la felicità nelle piccole cose, come fece il grande fotografo francese. Dopo i dolori e le privazioni siamo invitati a ritrovare la nostra normalità e la nostra gioia nella condivisione e nella dolcezza, perchè la vita deve essere vissuta nonostante tutto. Poesia e felicità sono infatti i tratti distintivi di questo talento che intercetta la sua fonte di ispirazione nel quotidiano, nella difficoltà dell’esistenza, come nella gioia e nella leggerezza.

Sublimare la semplicità sembra essere il credo quando afferma: “Le meraviglie della vita quotidiana sono così eccitanti; nessun regista può ricreare l’inaspettato che trovi per strada”. In mostra una Parigi inedita, uno sguardo curioso e attento che ritrae la spensieratezza dei giochi di strada o le attività di quartiere, i bistrot, i club di jazz, gli interni domestici e i ritratti degli amanti stretti in un bacio che passerà alla storia.

L’approccio di Doisneau è preciso, a tratti divertito, ma si rivela sincero e morale quando racconta la Parigi nascosta nelle sue nudità, dagli anni ‘30, agli anni del conflitto e oltre. Quando finalmente divenne fotografo indipendente, arriva la guerra e l’Occupazione, ma nonostante le difficoltà il fermento della Liberazione sarà il pretesto per fotografare una nuova Parigi. Vi è un mondo da ricostruire, una povertà osservata con rispetto a condividere tutta l’attenzione che merita un disagio: un occhio attento all’umiltà tra gli angoli di una metropoli scomposta, fatta di grandi boulvard e strade di quartiere a raccontare quel tutto che definisce una città.

Padre della fotografia umanista e del fotogiornalismo di strada, assieme a Henri Cartier-Bresson, Doisneau manifesta attenzione a tutte le dinamiche dell’esistenza e, laddove coglie privazione o bisogno, arriva il suo scatto ad immortalare l’esistente come un occhio attento e premuroso.

La sfida è nel principio dell’attenzione che può essere consumata tanto in un ritratto di posa quanto in uno sguardo di povertà. Raccogliere i piccoli segni espressivi vale il viaggio dentro di loro, particolarmente quando i solchi appaiono scavati dalla fatica. Dignità e silenzio, e uno scatto che ferma nel tempo queste immagini quasi a promettere un destino migliore.

Dove inizia un punto di vista e dove arriva una previsione? Doisneau offre una lettura empatica oltre al piacere visivo dei suoi capolavori. E proprio quest’attrazione emotiva crea quel fenomeno di simultaneità in cui l’osservatore ha un atteggiamento partecipante al sensibile realismo. Solo la grande abilità del talento francese è riuscita a condividere le emozioni in contesti ordinari, sostituendo la retorica alla meraviglia: nella metro, in una strada parigina, in una classe di bambini.

La strada

Un’abilità, quella della fotografia di strada che matura col tempo, superando l’iniziale “timidezza” dell’avvicinarsi con la macchina fotografica ai soggetti, e che lo porta dapprima a fotografare “dal manto stradale”.

La strada per Doisneau è fonte di grandissimo insegnamento in quanto rigetta il rigore delle vere isituzioni e regala magnificenza e caos a chi la sa comprendere e rappresentare; tutto è privo di ordine, è imprevisto quindi è attrazione! Un padre di famiglia con carrozzina, bambini, gonne borghesi svolazzanti e il mercato della carne coi suoi “innocenti”. Ai bordi di un marciapiedi come sul lungo Senna si alternano lavoratori, musicisti, gente comune. Sul Pont des Arts uno scatto sapiente: un artista dipinge la sua modella nuda e un passante si ferma incuriosito, la scena si svolge di spalle solo il suo fox terrier ci guarda ed entra nel mito.

I bambini

I bambini rappresentano la vita, la rinascita, e la macchina fotografica li inquadra dall’alto attraverso il campo lungo. L’atteggiamento di Doisneau è saldamente partecipe e tratti paterno. I tagli fotografici che dimezzano il manto stradale e i canali di scolo creano luoghi ideali dove inscenare tutti quei giochi che solleticano le nostre memorie d’infanzia, la conta, la lotta, il cow boy, i pattini a rotelle.

Nello scatto “Les Frères” del 1934 viene messa in scena una ludica performance in cui la sintesi compositiva e il gioco degli equilibri risulta magistrale nei tre elementi: i “fratelli di strada” contrapposti ai due fratelli borghesi nello sfondo lontani nella partecipazione emotiva e nell’abbigliamento e la donna che si allontana noncurante della gioia che si consuma in quel fazzoletto di strada. I bambini sono anche quelli curiosi, distratti tra i banchi di scuola, mentre eseguono i compiti o si toccano un dentino.

Il lavoro

“Sono sempre riconoscente alle officine Renault dove per cinque anni ho faticato come un mulo. – disse -. Là tra le scintille di polvere di magnesio, ho imparato a conoscere il mondo di coloro che si svegliano presto.”

Tra gli scatti più emozionanti vi sono quelli che testimoniano la vicinanza di Doisneau al mondo del lavoro; nella fotografia dell’Officina Bobin del 1945 tutto avviene sotto un’aura spirituale. Ben oltre la mera descrizione l’autore ha raccolto sensazioni e difficoltà per restituirle a noi cercando il più puro dei linguaggi espressivi.

Parigi e la sua periferia

È un’altra sezione della mostra che racconta di ampi spazi, arditi punti di vista, storie di vita e accampamenti umili e inattesi sul molo dell’Arsenale, difficoltà della condizione umana trattata con dignitosa osservanza. Ma la Periferia è anche lavori all’aperto, bambini che giocano, cinema e felici incontri di una domenica mattina del 1945.

Gli interni riflettono una dimensione più intima, ma tra locali e portinerie le possibilità espressive sono molteplici. Doisneau riprende uno degli aspetti della Parigi più tipica, i bistrot con le sue fisarmoniche, i brindisi e i volti come quello dell’affascinante Anita.

La felicità

Negli scatti esposti a Palazzo Roverella trova posto una sezione particolarmente efficace che manifesta il personale senso della felicità del fotografo, un sentimento che racconta il suo appagamento nel vivere in un mondo semplice governato dalla gentilezza. Scatti di sguardi tra innamorati, balli e, ovviamente, i baci come Le Baiser de l’Hotel del Ville, Paris, 1950, foto che, ironia della sorte, ebbe il suo momento di gloria solamente trent’anni dopo e che da allora è il simbolo della Parigi romantica e bohémienne. L’amore ha l’obbligo di contemplare anche i cortei matrimoniali fotografati per replicare una ritualità solenne tanto nelle pose quanto nella fuga degli sposi al chiaro di luna.

Nei ritratti, e in generale in molta produzione firmata, si coglie un sentimento divertito della rappresentazione che sembra avere particolare efficacia quando l’interlocutore è un artista come nel caso di Picasso. Balli e sguardi d’amore hanno la stessa dignità di scene domestiche in cui ogni singolo oggetto d’arredamento racconta la sua identità come i soggetti rappresentati nella loro intimità quotidiana.

La Poesia di Doisneau è innata, tuttavia è amplificata dal fascino della Ville Lumière. La cifra di Doisneau è l’eredità che ci lascia, il suo senso innato per la gentilezza e per quel modo sensibile e giusto di vedere la vita che racconta un mondo migliore… un mondo che ha tutte le premesse per essere riproposto.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo è molto attenta alla valorizzazione del territorio e dell’Arte in tutte le sue forme, ma con questo impegno espositivo dimostra di essere particolarmente sensibile all’educazione di un’utenza sempre più diversificata. La mostra, curata da Gabriel Bauret, è realizzata con la partecipazione istituzionale del Comune di Rovigo e dell’Accademia dei Concordi.

Oltre 130 opere Robert Doisneau fino al 30 gennaio 2022 a Palazzo Roberella, Rovigo.

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Come citare questo articolo

Irene Gianello. “Robert Doisneau al Roverella”. Ventaglio Novanta, n. 63, 2022. https://ventaglionovanta.it/archivio/robert-doisneau-al-roverella/

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