È proprio nel Centenario del Milite Ignoto che ha avuto compimento una importante ricerca nella memoria di Lendinara.
A Palazzo Boldrin – divenuta da qualche anno ufficialmente la Cittadella della Cultura cittadina – è custodito un tesoro che pochi, anche tra i lendinaresi, conoscono.
L’Archivio Storico Comunale è una vera e propria miniera per chi volesse approfondire la sua conoscenza della storia della città e dei suoi abitanti, dall’epoca della dominazione Estense fino ai giorni nostri.
L’Archivio Storico si compone di circa 800 faldoni, divisi per materia e periodo storico. Assieme al dottor Alberto Burato ho prelevato otto di questi faldoni, quelli che riguardano uno dei periodi più drammatici del secolo che ci siamo lasciati alle spalle: la prima guerra mondiale.
Le cartelle che abbiamo preso in considerazione contengono documenti di varia natura: si va dagli atti ufficiali in carta da bollo ai telegrammi, dai documenti d’identità ai fogli di appunti scritti a matita, dalle planimetrie alle cartoline postali.
Una volta riordinata, questa massa imponente di carte ci ha permesso di ricostruire la storia di quei tre anni e mezzo che sconvolsero la vita di una tranquilla cittadina di provincia. Grazie alla disponibilità di alcuni collezionisti locali, che ci hanno messo a disposizione delle fotografie dell’epoca, siamo riusciti a vedere anche i volti di alcuni dei protagonisti di questa pagina di storia ormai dimenticata.
Ci ha colpito scoprire che la Grande Guerra (come è, significativamente, ancora oggi chiamato il conflitto 1915-1918) a Lendinara non cominciò il fatidico 24 maggio 1915. Già tre mesi prima, a febbraio, il Ministero dell’Interno aveva ordinato al Comune di requisire un ex fabbrica per farne la caserma di un reparto di artiglieria. Fino alla fine della guerra, e anche dopo, la presenza di soldati a Lendinara sarà una costante: in caserme improvvisate si alterneranno unità di fanteria, cavalleria, genio, trasporti, ospedali militari e perfino, nell’estate del 1917, un distaccamento di prigionieri austriaci.
La popolazione militare presente in paese raggiunse il suo culmine, ben 4.000 uomini, nell’inverno 1917-18: praticamente non c’era, in quei mesi, casa che non ospitasse soldati, così come non c’era fattoria che non ricoverasse i loro cavalli, muli e buoi.
Per tutta la durata del conflitto, a governare Lendinara ci furono due amministrazioni: una civile, rappresentata dal sindaco Giuseppe Lorenzoni e dalla sua giunta, e una militare, il Comando di Presidio (al cui vertice si alternarono ufficiali di tutte le armi) con sede nel “ridotto” del teatro Ballarin.
Il Comando di Presidio aveva alle sue dirette dipendenze una macelleria, un forno per il pane, una centrale telefonica, una prigione e perfino un circolo ricreativo, la “Casa del Soldato”, ospitata nei locali della parrocchia di S. Sofia.
Particolarmente significativa fu la presenza di strutture sanitarie per il ricovero dei soldati: nell’inverno 1915-1916 operò, presso l’Ospedale Civile, un Ospedale Sussidiario, gestito dalla Croce Rossa; a partire dall’autunno 1917, Lendinara fu sede di un Ospedale da Campo della Sanità Militare, lo 092, installato nei locali delle Scuole Elementari.
I rapporti non sempre facili tra i militari e la popolazione civile, già duramente provata dal razionamento del cibo e della legna e dal coprifuoco notturno, sono testimoniati da decine di ordinanze prefettizie e delibere comunali. Tali documenti, tra l’altro, ci hanno consentito di ricostruire nei dettagli l’organigramma dell’amministrazione comunale dell’epoca: molto interessante è il fatto che, per la prima volta, alcune donne erano state assunte in qualità di “avventizie” per sostituire i colleghi maschi sotto le armi.
Lendinaresi in uniforme
La lettura dei Ruoli Matricolari, conservati presso l’Ufficio Stato Civile, ci ha permesso di fare una stima, molto realistica, del numero dei nostri concittadini che hanno partecipato, come combattenti, al conflitto: furono poco meno di 1700, cioè il 14% degli 11.868 abitanti residenti a Lendinara e Ramodipalo, quest’ultimo all’epoca ancora Comune autonomo.
Nell’impossibilità di raccontare la storia di ciascuno di questi concittadini in uniforme, abbiamo almeno provato a elaborare delle tabelle statistiche sul loro conto. Gli ufficiali erano 53, mentre per quanto riguarda i soldati, siamo giunti a definire i corpi a cui appartenevano: fanteria 39,5%, bersaglieri 9%, artiglieria 18%, cavalleria 4,9%, genio 5,7 %, milizia territoriale 10,8%.
Al termine della nostra ricerca, e a suggello di essa, ci è sembrato inoltre doveroso rendere un omaggio ai tanti nostri concittadini che dalla tragica esperienza della guerra non sono più tornati: ben 185 ragazzi (tra i quali anche una giovane suora infermiera) dei quali abbiamo tracciato una breve scheda, indicando, ove possibile, dati anagrafici e militari.
Abbiamo raccolto questi dati ed altri in un opuscolo che auspichiamo sia letto ed apprezzato non solo dagli appassionati di storia, ma da tutti i nostri concittadini perché, come scrisse nel 1905 il filosofo spagnolo George Santayana, “coloro che non conoscono il loro passato, sono inevitabilmente destinati a riviverlo”.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Giorgio Baccaglini. “Lendinara e la “Grande Guerra””. Ventaglio Novanta, n. 63, 2022. https://ventaglionovanta.it/archivio/lendinara-e-la-grande-guerra/