C’è una fotografia, quanto mai significativa, che documenta in modo esemplare la prima grandiosa manifestazione realizzata da quella che oggi conosciamo come Associazione Musicale Francesco Venezze, allora denominata Istituto Musicale F. Venezze.
In calce alla grande foto, l’indicazione: Manifestazione Artistico Corale, promossa dall’Istituto Musicale F. Venezze – Rovigo 7 maggio 1922. Una istantanea davvero sorprendente, perché ritrae una corale colossale, composta di ben 500 elementi, che si esibì in piazza Vittorio Emanuele II in una giornata divenuta memorabile. Una prova innegabile dell’interesse per la musica della città, fiduciosa nel buon esito della appena fondata scuola musicale.
La nascita e l’attivismo dei primi decenni
Nel corso del 1922 nasceva dunque, e subito si affermava, l’istituzione musicale dalla quale un giorno sarebbe sbocciato il Conservatorio di Rovigo. Merito di varie persone unitesi nell’intento, ma soprattutto del presidente, l’avv. Urbano Ubertone che, con lungimiranza e caparbietà, dedicò intelligenza ed energie per fondare e far prosperare il nuovo istituto. Al suo fianco il direttore incaricato Marino Cremesini, musicista colto e preparato, che con altrettanta volontà e passione si assunse il gravoso compito di avviare e far crescere la scuola di musica.
Ad animare i promotori c’era anche la ponderata attesa di ottenere, quale sede dell’istituzione scolastica, il prestigioso Palazzo Venezze, giacché la nobildonna Maria Venezze Giustinian nel suo testamento, divenuto esecutivo dal dicembre 1911, lo aveva destinato al Comune con l’indicazione che fosse utilizzato come sede di una utile e importante istituzione cittadina che assumesse il nome del padre Francesco. E fu così che la nuova istituzione venne intitolata a “Francesco Venezze”.
Si può ben dire che l’iniziativa ebbe anche il merito di salvare il palazzo che – come ricordò il direttore Mario Cremesini in un’intervista pubblicata 25 anni dopo – si trovava in condizioni davvero miserande: “mura diroccate, porte scardinate, e, salvo qualche locale adibito ad uffici, dappertutto una indescrivibile sporcizia”¹.
Ma l’entusiasmo era alle stelle, e si procedette celermente ad occupare l’edificio, intendendo dare alla cittadinanza un segnale forte della presenza significativa in Rovigo della nuova istituzione. Cosicché, in occasione del concerto inaugurale della nuova sede, sabato 25 e domenica 26 novembre 1922, si provvide a mascherare il degrado con tendaggi, fiori e piante, raggiungendo pienamente l’obiettivo di accreditare la nuova scuola come importante punto di riferimento culturale del capoluogo.
E, accanto alla scuola, fin dai primi anni l’istituzione si caratterizzò per l’organizzazione di concerti di alto livello, manifestando un attivismo encomiabile e riuscendo in breve a radicare fortemente l’istituzione nel tessuto sociale e culturale di Rovigo.
I problemi ovviamente non mancarono: da quelli di natura economica per lo svolgimento quotidiano dell’attività didattica, alla istituzione di nuovi corsi con la nomina di altri docenti, ai problemi che si verificavano col personale. Emblematica a tal riguardo la vertenza sorta col nuovo direttore Dalle Cese (anno 1928) prono alle istanze politiche del Fascismo, nei cui confronti il consiglio direttivo reagì col licenziamento, nonostante questa misura estrema potesse incrinare i rapporti con le autorità cittadine; eventualità scongiurata grazie alle capacità diplomatiche del presidente Ubertone, abile nel conservare buoni rapporti con l’entourage di governo della città. Problemi che si rinnovarono anche col direttore successivo, nei cui confronti non si parlò di licenziamento ma di cessazione dell’incarico.
Si giungeva così al 1932, l’anno del decennale, che fu festeggiato con un programma concertistico di rilievo. Anche nell’anno successivo furono organizzati concerti definiti memorabili e conferenze apprezzate. Consensi e plausi pure negli anni seguenti. Tra le altre iniziative particolarmente applaudita, nell’aprile 1935, l’esibizione dell’Orchestra del Liceo Musicale “Francesco Venezze”.
Insomma l’istituzione, accompagnata dalla solerte guida dell’instancabile presidente Ubertone, acquistava di anno in anno maggior prestigio, cosicché nel 1936 veniva effettuato un ulteriore ampliamento dell’organico con l’attivazione di nuovi corsi (arpa, flauto e oboe). Anche l’anno successivo si registravano miglioramenti, con un potenziamento della stagione concertistica, grazie anche ad un aumento del contributo ministeriale. Il 1938, venticinquesimo della morte di Stefano Gobatti, fu in larga misura dedicato alla riscoperta del compositore originario di Bergantino.
Guerra, dopoguerra e le nuove istanze degli anni ‘60
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale si registrò un impoverimento delle iniziative e dei corsi, anche a causa della chiamata alle armi che interessò vari docenti. Senonché nel giugno del 1943 si ricevette la notizia, forse inattesa, dell’arrivo del decreto con cui l’istituzione scolastica veniva riconosciuta come Liceo “Venezze”, denominazione questa per la verità in uso già da tempo, ma che ora riceveva l’imprimatur governativo, pur non ottenendo la gestione statale.
La guerra faceva frattanto sentire i suoi esiti nefasti con bombardamenti, distruzioni e morti, ma l’attività scolastica ed anche concertistica a Rovigo non fu mai completamente sospesa.
Si giunse finalmente all’epilogo del confronto armato e alla fine del Fascismo, con la presa del potere da parte del Comitato di Liberazione che il 20 maggio del 1945 organizzò un applauditissimo concerto, mentre, con decreto del Prefetto, veniva nominato a capo dell’istituzione, quale Commissario con funzioni di presidente, l’avv. Francesco Guindani. Nomina che successivamente veniva ratificata dal Consiglio direttivo scaturito da una assemblea dei soci appositamente convocata.
Terminava così la lunga stagione della presidenza retta da Urbano Ubertone, il quale veniva acclamato presidente onorario, mentre con un rinnovato impegno si otteneva la riattivazione di tutti i corsi di studio e la programmazione di concerti di rilievo.
L’istituzione si stava rapidamente rinvigorendo, superando i problemi del primo dopoguerra, quand’ecco, disastrosa, l’alluvione del 1951 che causava per alcuni mesi la sospensione di tutte le attività e la destinazione di buona parte degli ambienti del palazzo alla Croce Rossa. Le lezioni ripresero a fine gennaio 1952, mentre il 6 febbraio venne avviata anche la stagione concertistica, sottolineando così, ancora una volta, il valore sociale e culturale dell’istituzione rodigina.
Col passare degli anni l’attività del liceo “Venezze” si consolidava sempre più, contando un centinaio di allievi frequentanti i vari corsi, mentre strumentisti italiani, di fama internazionale, raggiungevano Rovigo per la stagione concertistica. La quale nel 1956 si aprì festosamente con l’inaugurazione dell’organo collocato nella sala superiore.
La fine degli anni ‘50 e l’avvio dei ‘60 coincide però con un calo di tensione e una strisciante disaffezione dei soci. Più volte viene registrata una scarsa partecipazione ai concerti nonostante il valore dei musicisti, mentre non mancano critiche al direttivo e voglia di cambiamento, specie da parte dei soci più giovani.
In un clima piuttosto teso, si giunse così all’assemblea del 3 ottobre 1968, seguita dal nuovo consiglio direttivo da cui scaturiva, il 10 ottobre, la nomina a presidente del prof. Leobaldo Traniello. Il quale si trovò a gestire l’Istituzione cercando il difficile equilibrio tra l’esigenza di ripianare i debiti contratti e la necessità di nuove spese sia per la nomina di altri due insegnanti a fronte delle accresciute iscrizioni, che per l’avvio della nuova stagione concertistica.
Nasce il Conservatorio, mentre l’Associazione continua nel suo impegno
Una importante svolta si ebbe a partire dal 1° Ottobre 1970, con il passaggio dell’istituzione scolastica a sede staccata del Conservatorio di Verona. L’attività didattica diventava così di pertinenza dello Stato, sollevando l’associazione Venezze dai gravosi problemi di assicurare ogni anno i fondi per il funzionamento della scuola. Non semplice si presentò il passaggio delle competenze e la definizione del nuovo ruolo dell’Istituzione Venezze, a suo tempo nata proprio per avviare la scuola, ma i problemi trovarono ben presto soluzione.
D’ora in avanti l’associazione Francesco Venezze (stessa intitolazione del Conservatorio nato da una sua costola) non più oberata dalla necessità di reperire i finanziamenti per l’attività didattica divenuta di competenza dello Stato, può dedicarsi con una certa tranquillità all’organizzazione della stagione concertistica e di altre manifestazioni culturali.
Negli anni a seguire, sotto la presidenza dell’avv. Aldo Bianchini, succeduto al prof. Traniello, furono pianificati concerti di rilievo (ampi consensi ebbe in particolare la 55ma stagione concertistica del 1977) con l’obiettivo di tener alto il prestigio di Rovigo in campo musicale, a beneficio della città e del Conservatorio che vedeva di anno in anno aumentare le iscrizioni.
Gli anni ‘80 si aprono col problema del restauro di palazzo Venezze
Gli anni ‘80 si aprono col problema del restauro di palazzo Venezze preceduto dallo sgombero della sede, con spostamento per un quinquennio di mobilio ed archivio in un magazzino comunale ed altri ambienti. Si registrava pertanto un rallentamento anche della programmazione, divenuta quasi inesistente nel 1984 anche a causa della grave malattia del presidente, alla fine prematuramente scomparso il 12 novembre.
Una ripresa vigorosa dell’attività, con una particolare attenzione ai giovani, si ebbe col nuovo presidente Umberto Romani, anch’egli però colpito, purtroppo, dopo qualche anno da una grave malattia che lo portò alla morte il 14 marzo 1991.
Seguì la presidenza dell’avv. Carlo Guindani con una ripresa dell’attività e la realizzazione, in particolare (grazie a corposi contributi acquisiti), di una stagione concertistica, quella del 1995, definita memorabile.
Un nuovo cambio della guardia si ebbe nel 1997 con la nomina a presidente della prof.ssa Valeria Baruchello Laganà, stimata docente di pianoforte e poi direttrice del Conservatorio, da poco in pensione. Applauditissimo il concerto di apertura della stagione 1998 con un quintetto di musicisti rodigini (Stefano Romani, Alberto Guerra, Luigi Puxeddu, Franco Catalini e Milena Dolcetto), formatisi al Venezze e attivi a livello internazionale.
L’ultimo ventennio
Nel 2000 le redini dell’associazione vengono affidate al dott. Fernando Mazzucato, che riesce ad ottenere interessanti risorse economiche con cui può programmare stagioni concertistiche di grande prestigio.
Nel 2003 Mazzuccato cede il testimone a Mario Ferrarese, che è stato Presidente per un decennio, caratterizzandolo con importanti cicli concertistici, capaci di creare una trama fra i singoli concerti, che diventano quindi parte di un programma più ampio e suggestivo. Sono anche gli anni in cui diventa sempre più evidente e significativa l’impronta del Direttore Artistico, Luigi Puxeddu, per tanti anni violoncello solista dei Solisti Veneti, nonché richiesto come primo violoncello dalle più importanti orchestre italiane, dalla Scala alla Fenice, alla Filarmonica Toscanini all’ORT. Puxeddu in quegli anni è riuscito a portare a Rovigo soprattutto giovani solisti dal sicuro avvenire e a convogliare energie in una nuova orchestra d’archi, “I Virtuosi della Rotonda”, capace di mettere in luce i migliori talenti musicali rodigini.
Ma il meglio doveva ancora venire, perché proprio nel 2013, quando Luigi Puxeddu riunì in sé le cariche di Presidente e Direttore Artistico, nacque e si sviluppò l’idea di fare di Rovigo la città del violoncello, dato che il Conservatorio Venezze, in cui nel frattempo Puxeddu era stato trasferito come docente di ruolo, è da anni un centro di eccellenza per lo studio di questo strumento, grazie all’illuminata guida di Luca Simoncini, uno dei più sensibili interpreti italiani, che dal 1980 è titolare di cattedra al Venezze, e negli anni ha laureato molti valenti musicisti.
Così nel 2014 nasce e si affianca alla tradizionale stagione concertistica il festival Rovigo Cello City, che in otto anni ha portato a Rovigo molti dei più eccellenti violoncellisti a livello internazionale. L’acuta intuizione di Puxeddu è stata quella di creare qualcosa in più di un festival: infatti, grazie a Rovigo Cello City, i giovani allievi del Conservatorio rodigino hanno la straordinaria opportunità di suonare in concerto insieme alle star del violoncello, oltre al raro privilegio di fare lezione con loro.
Nel 2020, quando Puxeddu si è dimesso, dopo la nomina a Direttore Artistico del Teatro Sociale di Rovigo, il nuovo Presidente, il prof. Ettore Felisatti, ha scelto la strada della continuità con il suo predecessore. Certo, il Covid-19 ha provato a fermare l’attività dell’Associazione, ma, grazie ai prodigi dello streaming e ad un team molto preparato e affiatato, è stata possibile la ripartenza con i concerti in presenza, fra cui due memorabili edizioni di Rovigo Cello City, sotto le direzioni artistiche rispettivamente di Vittorio Piombo e di Giovanni Gnocchi. E, con tenacia, fatica e passione, il Consiglio Direttivo, composto, oltre che da Ettore Felisatti e dalla sua Vice, Nicoletta Confalone, anche da Livia Casetta, Leonardo Chini, Gerardo Felisatti, Luigi Puxeddu e Luigi Spoladore, si avvia al centenario, che si preannuncia ricco di appuntamenti coinvolgenti.²
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “I Cento anni dell’Ass. Venezze”. Ventaglio Novanta, n. 63, 2022. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-cento-anni-dellass-venezze/