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PERSONAGGI ILLUSTRI

Eugenio Balzan (1874-1953)

Sotto la sua guida il “Corriere della Sera” raggiunse le 600.000 copie. A Badia la Collezione di quadri ceduta dalla “Fondazione Balzan”

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 63 2022 pp. 88–93

Tra i personaggi illustri del Polesine, merita sicuramente un posto di rilievo il badiese Eugenio Balzan (1874-1953), il cui nome è intimamente legato al “Corriere della Sera”, il più importante quotidiano d’Italia, che – cento anni fa – sotto la sua guida raggiunse le 600.000 copie giornaliere.

Nella nostra provincia, il suo nome oggi è in particolare legato alla Collezione Balzan, una rilevante raccolta di quadri realizzata dall’importante personaggio, che la Fondazione a lui intitolata ha ceduto in comodato a Badia Polesine nel 2014.

L’infanzia e l’adolescenza

Impossibile negli anni giovanili prevedere quale importante esito avrebbe avuto la vita per Eugenio Balzan¹, il quale, nato a Badia Polesine il 20 aprile 1874, visse un’infanzia inquieta e travagliata. E ciò innanzitutto a causa del tracollo economico della famiglia, a quanto pare dovuto inizialmente alla prodigalità del padre, cui si aggiunsero, nel 1882, gli effetti della disastrosa alluvione dell’Adige che devastò le già decurtate proprietà dei Balzan ubicate soprattutto a Masi.

La famiglia, che si era trasferita a Padova l’anno prima dell’inondazione, dopo la grave calamità rimase letteralmente sul lastrico, al punto tale che Eugenio, terminate le scuole elementari, all’età di soli dieci anni, nel 1884, viene avviato ad un’attività lavorativa nel campo della ceramica ad Abano Terme.

Sono anni difficili, di stenti e privazioni, in cui il ragazzo vive anche rapporti molto conflittuali con la famiglia: Eugenio cresce diffidente e, come lui stesso confessa, “disubbidiente e bugiardo”. Un ragazzo difficile dunque, ma anche esuberante e deciso a godere la vita, iniziando ben presto relazioni disinibite con l’altro sesso.

Una parentesi di serenità gli giunge all’età di 15 anni, nel 1889, grazie all’invito di trasferirsi a Verona presso la zia Luisa (quella della lettera a lei scritta da Alberto Mario di cui si dirà successivamente, vedi nota n.2) che lo sprona a riprendere gli studi da privatista. Progetto morto sul nascere perché Balzan è distratto da interessi tutt’altro che edificanti, tanto che, avviata una relazione con la giovane veronese Itala Adami, nel 1891, a soli 17 anni, si trova in procinto di divenire padre.

Il 1992 è davvero un anno critico. La vita per il diciottenne si fa turbinosa: prima la decisione di sposarsi (2 gennaio 1892), poi la morte della zia Luisa sua protettrice, quindi la nascita della figlia Angela (Angelina) detta Lina. Segue la ricerca di un lavoro a Milano, con poco successo, quindi il repentino trasferimento a Noventa Padovana a casa del fratello Paolo, che però – amara sorte – improvvisamente muore.

Per fuggire da una situazione tanto complessa ed ostile nel 1893 decide di arruolarsi nel reggimento Savoia Cavalleria, mentre frattanto un altro grave lutto lo colpisce: la morte a soli 28 anni del fratello Luigi, laureato alla facoltà di Scienze Naturali di Padova, divenuto personaggio di fama internazionale nel campo etnografico ed entomologico con una missione di esplorazione scientifica tra Cile, Perù e Bolivia.

Nel 1894 troviamo il ventenne Eugenio in grave crisi: vive solo (la moglie nel frattempo è tornata nella casa paterna) e si dedica ad attività saltuarie. Forse senza una profonda convinzione decide di riprendere gli studi ed è così che nel giro di due anni, nel 1896 ottiene il diploma di geometra che gli apre le porte alla professione e, finalmente, a prospettive di una vita dignitosa.

Il giornalismo

Come geometra, trova impiego presso il Catasto di Verona e viene frattanto incaricato da uno Studio Tecnico di compiere delle visure catastali anche fuori provincia. Ed è proprio durante una permanenza a Vicenza che Eugenio Balzan scopre il fascino della stampa. Siamo nel 1897, l’anno della svolta.

Eugenio ha 23 anni, lavora in modo coscienzioso come geometra, ma si sente insoddisfatto. Intuisce che il giornalismo è la sua strada. Si rivolge pertanto al quotidiano di Verona “L’Arena”, proponendo una sua collaborazione da Vicenza: articoli che lo faranno notare nella città berica, dove riceve attestati di stima.

Successivamente viene inviato a Milano per compiere visure catastali. Per Eugenio è questo il momento di giocare la “sua” carta vincente.

Al “Corriere della Sera” opera Adolfo Rossi, redattore influente, originario di Lendinara, giunto a collaborare con l’importante testata dopo aver sperimentato le problematiche dell’emigrazione americana ed aver abbracciato la professione di giornalista a New York, prima di tornare in Italia.

L’ingresso al “Corriere”

L’incontro con Adolfo Rossi sarà determinante². Ben presto infatti arriverà a Balzan una proposta di collaborazione, per cui decide di lasciare immediatamente gli impegni di geometra, approdando nel settembre 1897 al giornale lombardo. Nel volgere di solo qualche mese, sarà assunto stabilmente e nel febbraio del 1898 ottiene già il primo aumento stipendio, seguito da un altro ad aprile.

La strada del giornalismo è ormai spianata, e Balzan trova modo di inviare collaborazioni da Milano, la città dell’imprenditoria, anche ad altre testate, quali il “Secolo XIX” di Genova e la “Gazzetta” di Venezia, il “Giornale di Sicilia” ed altri.

Balzan può ora pensare ad un sostegno ai suoi: si trasferiscono a Milano la madre e le due sorelle Edvige e Maria e successivamente anche moglie e figlia. Ben presto però i rapporti con la moglie si faranno insostenibili. Con la rottura, Balzan avvia pertanto le pratiche per l’affidamento della figlia, per la quale successivamente provvederà a farla alloggiare presso un buon collegio piemontese. Nel 1910 otterrà l’annullamento del matrimonio dalla Sacra Rota.

Col repentino cambiamento della sua vita, Balzan avverte l’imperativo di una svolta definitiva nella sua esistenza, che d’ora in poi sarà caratterizzata da impegno giornalistico ed integrità morale. Decenni dopo, ripensando al fortunato incontro con Adolfo Rossi e al mutamento radicale di stile di vita, scriverà: “a lui devo se mi sono serbato onesto e incontaminato”.

Frattanto ancora lutti familiari: prima la morte della sorella Lavinia venticiquenne, seguita nel novembre 1898 dal padre Lorenzo, per cui Eugenio si assumerà l’impegno di aiutare economicamente madre e le due sorelle già menzionate con un assegno mensile.

L’inviato speciale

Gli eventi storici e politici dell’epoca, in particolare l’intervento di Bava Beccaris che fa sparare sulla folla dei manifestanti a Milano (1898) e l’assassinio del re Umberto I (1900) provocano degli scossoni anche all’interno della redazione, ma il giornale si riprende e il giornalista polesano riesce a realizzare degli scoop interessanti che gli valgono un ulteriore aumento dello stipendio e la considerazione del nuovo direttore Luigi Alberini, il quale nel 1900 lo manda come inviato a seguire vicende in varie città d’Italia.

Nel maggio 1901, Balzan, motivato reporter ventisettenne, avvia un’inchiesta che lo farà divenire famoso con articoli sulla prima pagina del “Corriere”. Inviato speciale all’estero, egli segue la trafila di un gruppo di emigranti (per lo più meridionali e veneti) in viaggio verso la Svizzera per raggiungere poi, dopo varie peripezie, il Canada. Il giornalista documenta con vari articoli l’odissea e i raggiri a cui sono sottoposti i nostri connazionali con il miraggio del posto di lavoro, che in realtà risulterà per lo più aleatorio o addirittura inesistente. Il giornalista, oltre a svelare l’inganno, sottolinea il grave disinteressamento del governo italiano, nonché le responsabilità di quello britannico, suscitando una vasta eco nell’opinione pubblica ed iniziative parlamentari.

Organizzatore instancabile

Nel frattempo crescono le sue quotazioni all’interno del quotidiano, con impegni non più solo giornalistici, ma anche amministrativi. Cosicché nel gennaio 1903, dopo soli sei anni dall’ingresso al giornale milanese, Balzan ventinovenne viene promosso direttore amministrativo della società editrice “Corriere della Sera”, e poi nominato segretario della Federazione tra proprietari di giornali.

È così che la vita di Balzan al “Corriere” si sdoppia: da una parte continua la sua attività giornalistica, interessandosi fra l’altro a più riprese di questioni militari; dall’altra è sempre più coinvolto nei bilanci societari e nella volontà di far crescere il giornale sia sul piano della credibilità (con l’assunzione di giornalisti di vaglia) sia nella diffusione a livello nazionale. Ha la stima dei principali azionisti, i fratelli Luigi e Alberto Albertini, che gli affidano sempre nuovi compiti sul piano organizzativo: abbonamenti, pubblicità, acquisto carta, tipografia, aspetti sindacali. Balzan si interessa perfino delle coincidenze dei treni, ottenendo dalle autorità competenti dei cambiamenti di orario in modo favorire la spedizione dei giornali in tutta Italia. “Certo era un uomo dalla tempra eccezionale – scriverà nei suo ricordi Alberto Albertini -, certo rendeva al giornale grandi servigi”.

E la tiratura del quotidiano cresce di anno in anno con una progressione geometrica, passando dalle 75.000 copie del 1900, alle 275.000 del 1911, fino alle 600.000 del 1920. Balzan è onnipresente, tutto è sempre più sotto il suo controllo; la sua dedizione al Corriere è emblematica: una sorta di missione di vita riconosciuta da tutti coloro che hanno a che fare con il giornale milanese. Dagli Albertini gode una tale fiducia che viene incaricato anche di seguire problematiche familiari, cosicché viene inviato persino a Pietroburgo per questioni private.

Tutto dedito al lavoro, ha poco tempo da rivolgere agli affetti: qualche frequentazione ma nessun impegno stabile con donne della buona società milanese; scarsi i contatti con la madre (che cesserà di vivere nel 1915) e le sorelle; poco frequenti anche le relazioni con la figlia Lina che nel 1909 non ancora diciottenne si diploma maestra elementare, laureandosi poi nel 1914 in Lingua e Letteratura Francese.

Frattanto l’impegno profuso per il Corriere non passa inosservato e nel 1911, a soli 37 anni, riceve la nomina di “Cavaliere della Corona”, seguito l’anno successivo da quella di “Commendatore del Regno”. Poi nel 1914, nell’anno del suo 40°, otterrà il “Diploma di Benemerenza” per la partecipazione all’Esposizione Internazionale del Libro a Lipsia, mentre nel 1921 diverrà presidente della Federazione Italiana degli Editori.

Balzan ha frequentazioni col mondo dell’economia, della politica, senza ignorare quello della cultura e dell’arte, manifestando interessi per i pittori dell’epoca e facendo acquisti di quadri di autori dell’Ottocento italiano, che alcuni decenni dopo esporrà in una apprezzata mostra in Svizzera; opere che nel 2014 giungeranno a Badia Polesine a formare la apprezzata “Collezione Balzan”.

Costante anche il suo interesse per gli appuntamenti della Scala, dove avrà modo di stringere rapporti di amicizia con i personaggi più in vista del tempo: Boito, Giordano, Toscanini, Puccini ed altri. Trova anche il tempo per iniziative finanziarie fuori dell’ambito lavorativo – finalizzate a far maturare i suoi cespiti – acquistando azioni e compiendo speculazioni su valute estere. Ma non trascura iniziative di beneficenza, che saranno una costante della sua vita.

L’avvento del Fascismo

Apprezzato per il rigore dei servizi giornalistici e la valentia dei collaboratori, il successo del Corriere non sembra trovare ostacoli alla crescita fino all’avvento del Fascismo, quando improvvisamente la vita del quotidiano si fa davvero problematica.

I fratelli Albertini – in particolare Luigi, importante personaggio anche sotto il profilo politico, senatore del Regno fin dal 1914 – non si esimono dal manifestare il loro dissenso nei confronti di Mussolini. “Il Corriere deve essere soppresso” è il drastico pronunciamento dei fascisti più intransigenti; e Mussolini in persona telefona a Balzan per conoscere l’orientamento della proprietà. Sono giornate convulse, nel corso delle quali il senatore Albertini decide anche di sospendere l’uscita del quotidiano, mancando – egli sottolinea – la libertà di giudizio e parola.

La pubblicazione però nonostante tutto riprende, vedendo Balzan impegnato in prima persona alla ricerca del difficile equilibrio tra l’obiettivo di fornire un’informazione credibile e il proposito di non scontentare troppo il regime. Ma ciò non basta: gli Albertini vengono pressati affinché lascino il giornale, mentre si susseguono azioni intimidatorie sia a Milano che nei centri di distribuzione e perfino nelle edicole col prelevamento delle copie che vengono bruciate da fascisti scalmanati. Ed anche Eugenio Balzan nel novembre del 1924 subisce un’aggressione all’interno della Galleria di Milano: a stento viene messo in salvo, aiutato a riparare in un bar da dove viene fatto uscire da una porta di servizio.

La situazione si fa sempre più tesa, cosicché, nel 1925, con l’istaurarsi della dittatura, gli Albertini si risolvono a lasciare, cedendo le quote ai tre fratelli Crespi, industriali nel ramo tessile, più graditi al Regime, i quali possedevano già un importante pacchetto azionario del Corriere.

Cambia dunque la proprietà ma Eugenio Balzan decide di restare, rilevando anch’egli delle quote sociali. Una iniziativa questa non gradita ai vecchi titolari che, con la loro uscita, avrebbero desiderato vedere la fine di quella che consideravano una loro creatura.

Ma Perché Balzan decide di rimanere?

Va innanzitutto detto che politicamente aveva manifestato un atteggiamento meno radicale degli Albertini nei confronti del Fascismo (che molti all’epoca ritenevano un movimento di transizione), senza per questo accontentare gli attivisti più intransigenti che sempre lo considerarono un antifascista da cacciare. Balzan, alla ricerca di un difficile equilibrio, instaura rapporti con i moderati e, nell’entourage del Regime, trova in particolare un autorevole riferimento in Arnaldo Mussolini, noto per le sue doti mediatrici e solitamente ascoltato dal fratello dittatore.

Da parte di Balzan c’era poi la volontà di tutelare giornalisti e maestranze, tutti vivamente preoccupati per il loro futuro in caso di chiusura del giornale. E Balzan, amministratore del “Corriere”, si sentiva responsabile, agendo in prima persona, nella convinzione che solo la sua presenza attiva poteva garantire la salvezza della testata. Quello che è certo è che, usciti gli Albertini, egli divenne il vero timoniere: amministratore e direttore di fatto. Nell’intento di trovare momenti di tranquillità operativa, sia i Crespi che Balzan in persona fanno laute elargizioni ad associazioni del regime e, nel 1930, il “Corriere” istituisce i “Premi Mussolini”.

Per quanto riguarda i rapporti con la terra natìa, va ricordato un suo ritorno a Badia nel 1931 per le celebrazioni concertate in memoria del fratello esploratore. E nell’occasione, a favore della città natale, Eugenio Balzan istituirà due borse di studio a nome di “Luigi Balzan”.

Il volontario esilio in Svizzera

I rapporti col regime restano però problematici (specie dopo la morte prematura di Arnaldo Mussolini). Balzan è oggetto di iniziative per screditarlo: da destra lo si accusa di antifascismo, da sinistra di appiattimento servile. Subentra una fase di stanchezza, temperata dall’orgoglio di aver portato a termine una missione: quella di aver salvato il Corriere che, sia pur tra compromessi e aggiustamenti, ha resistito agli attacchi più duri ed ha ormai superato le iniziative più pericolose, avviate con l’obiettivo di farlo morire.

Con questa consapevolezza, e l’animo perturbato, nel 1933 raggiunge la Svizzera per un periodo di cura e riposo in una clinica già frequentata in altre occasioni. Ma, quella che doveva essere una parentesi, si rivelerà invece una scelta di vita, perché Balzan tornerà in Italia solo 13 anni dopo, nel 1946, dopo la fine del fascismo.

Un soggiorno lungo, fatto di attese e di pene, quello nella confederazione elvetica, dove Balzan cambierà più volte alloggio, da Zurigo a Lugano a Lucerna, riuscendo in ogni caso sempre a rimanere in contatto con la redazione del “Corriere”. Nel frattempo si interessa a far maturare al meglio i propri risparmi (nel 1934 – sessantenne – si farà accreditare la sua liquidazione in Svizzera) movimentando spesso il denaro in investimenti finanziari che daranno vita a quella fortuna economica che la figlia Lina nel 1957 destinerà alla costituzione della “Fondazione Internazionale E. Balzan”.

Dopo il 25 luglio del 1943, con la caduta del fascismo e la successiva nascita della Repubblica Sociale si intensificano le fughe di antifascisti dall’Italia, e Balzan si fa garante di molti profughi a cominciare ovviamente dai “corrieristi”.

Nel 1944, anno del suo 70° compleanno, aderisce con un certo entusiasmo alla proposta di allestire a Zurigo una mostra dei suoi quadri dell’Ottocento Italiano, replicata poi a Bellinzona. Un’iniziativa dai molteplici significati, non solo culturali, ma anche avviata allo scopo di ricompattare personalità italiane ed offrire in Svizzera un’immagine positiva della nuova Italia che stava serrando le fila in attesa della fine del fascismo e della guerra.

Il dopoguerra

Balzan tornerà in Italia solo nel 1946 per la cerimonia di riapertura della Scala di Milano. Nell’occasione gli viene offerta la direzione del “Corriere di informazione”, ma egli rinuncia avvertendo una estraneità nei confronti del nuovo corso del Corriere.

Nemmeno ora Balzan si sente tranquillo e, quando viene convocato dalla Corte di Assise di Milano, senza nemmeno conoscerne i motivi, abbandona la città per rifugiarsi ancora in Svizzera dove rimarrà per tutto il ‘47 alternando soggiorni tra Zurigo, Lucerna e Lugano. Tornerà in patria nel ‘48, soggiornando prevalentemente a Venezia.

La sua, continua però ad essere una vita errabonda, senza un punto stabile di riferimento, vivendo di solitudine, per lo più in albergo, senza mai aver acquistato un’abitazione o un’auto. Nel ‘50 soggiorna a Venezia, poi San Remo e sul Lago Maggiore. Infine porta la sua residenza nella natìa Badia Polesine, senza però stabilirvisi.

L’alluvione del Polesine del 1951, lo richiama a Badia, dove esprime il suo desiderio di dar vita ad un’iniziativa di ampio respiro per la provincia sinistrata; idea che però resta nell’ambito delle buone intenzioni, perché la sua vita continuerà a svolgersi per la maggior parte ancora in Svizzera.

Si trova a Lugano nel 1953, quando improvvisamente il 14 luglio accusa un grave malore. Rifiuta il ricovero tornando nella sua stanza di albergo, dove nelle prime ore del 15 luglio cessa di vivere all’età di 79 anni.

A Lugano si svolse la cerimonia funebre, presente al figlia Lina, amici ed estimatori, mentre la tumulazione avvenne nel cimitero di Badia, dove tuttora Eugenio Balzan riposa.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Eugenio Balzan (1874-1953)”. Ventaglio Novanta, n. 63, 2022. https://ventaglionovanta.it/archivio/eugenio-balzan-1874-1953/

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