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NARRATIVA

Paesaggi ricomposti

Racconto

di Laura Viaro

Ventaglio Novanta n. 63 2022 pp. 129–130

Il suo corpo era lì, immobile, disteso sul lettino delle terapie, bloccato sull’asse di un’apparecchiatura tecnologica di avanguardia. Ma la sua mente era altrove e vagava senza meta, senza che lui fosse in grado di controllarla…

Il sibilo del vento che attraversava quel pomeriggio primaverile sembrava lo sforzo di un flautista impazzito; nessuna nota gradevole a rinfrancar lo spirito, frastornato e pervaso da una dolenzia immateriale, ancor più del corpo sedato da una incomprensibile immobilità.

La sgradevole sensazione, sulle tempie, di corpi estranei premuti come spilli sulle ali di variopinte falene e l’imbarazzante disarmata nudità, estrema beffa dell’esacerbato pudore cristallizzatosi nell’infanzia privata di amorevoli cure. Sapeva che, oltre la collina, una folta e scomposta schiera di gente si stava avvicinando al tronco levigato sopra il quale aveva adagiato le membra, sopraffatte dagli ultimi avvenimenti. Né poteva vedere lo spettacolo di quella natura, ruvida e arretrata, dove i bizzarri intrecci della vegetazione sembravano armonizzare con l’aridità e l’inquietudine di una situazione sconosciuta e paradossale.

Era certo che lei lo stesse guardando. Mio dio, com’era bella quella donna appena esplosa in un pianto supplichevole che fuoriusciva dal coro dei rassegnati e femminili lamenti. Perché non lo prendeva fra le braccia come, in un tempo immemorabile, era solita fare, piroettando in mezzo alla saletta di quella vecchia locanda? Perché non riusciva a sentire il profumo dei suoi capelli risciacquati con l’aceto, morbidi e neri come la notte che li aveva scortati con la sinistra oscurità verso il nuovo Paese?

Troppe volte, nelle balere della sua gioventù aveva cercato di riprodurre la magia di quei momenti, con donne differenti, stretto contro quei seni che immaginava gonfi del latte che lo aveva nutrito di un affetto troppo presto dissoltosi nei dedali di un’intransigente ventura. Non avrebbe più sentito il calore della voce roca ed elegante che accompagnava le note di un provvidenziale pianoforte, né mai più constatato che una madre, o l’idea della madre, è per un figlio la giustificazione, il suo diritto di stare al mondo sentendosi in pace.

Avrebbe trascorso il resto della sua vita senza riuscire a collocarsi in una dimensione da protagonista o quanto meno da interprete in grado di attuare scelte se non quelle mutuate da altrui volontà. Mai come ora, però, la vigliaccheria gli era sembrata un peccato, peggiore di un’azione malefica, e un giorno sarebbe stato giudicato per questo.

Una sensazione di gelo attraversò il suo corpo, acuita dal silenzio circostante. Forse le donne se n’erano andate e sarebbero tornate più tardi con una calda coperta e qualcosa da mangiare, anche se, in verità, l’appetito da qualche tempo s’era fatto esile e stanco. Le pareti dello stomaco sembravano afflosciarsi, sfiorandosi in un fastidioso contatto; sentiva piuttosto il desiderio di bere o di mordere un frutto fresco e succoso.

Lucia gli apparve davanti, in quel preciso istante; le mani colme di amarene e improvvisati orecchini formati dagli stessi frutti ad illuminare la sua scolorita ed acerba bellezza mentre gli veniva incontro, con amorevole candore. All’uomo parve di desiderarla come non era mai successo, non sopportava che lei lo amasse mentre accondiscendeva, tra il grano e i papaveri in fiore, ai giochi adolescenti per i quali lei era l’invitata prediletta. Le avrebbe chiesto perdono per averla fatta soffrire, si sarebbe dichiarato pronto a ricominciare e, consapevole di un esagerato ritardo, le avrebbe assicurato che presto, insieme, sarebbero andati a riprendere quello che non senza dolore e vergogna avevano lasciato senza cure e sostegno molto tempo prima.

Oh sì, stavolta sarebbe salita sull’auto, avrebbe ascoltato le sue ragioni, in fondo non era più il ragazzino cinico e pavido di allora.

La caparbietà di questa decisione rapidamente sfumò nel nuovo timore; aveva intravisto gli elmi scuri che i soldati tedeschi stavano aggiustando sul capo mentre, ridendo di rabbia, biascicavano parole in uno stentato e incomprensibile americano. Ma ecco, di nuovo, le voci sommesse ed ovattate dentro una cappa grigia ed asfittica. Dov’era Lucia dal volto di bambina? L’avrebbero ritrovata? Un’alba insolita e fuori orario lo fece riemergere dall’insospettata oscurità che la mente aveva popolato di immagini, reliquie fuoriuscite dal cassetto ribaltato da lunghissimi istanti sismici, mescolatesi con la casualità dei desideri sopiti.

Avvertiva un armeggiare di mani intorno e una vaga ritrovata famigliarità, favorita dalle sequenze fotografiche che ricomponevano il paesaggio spaziale del quale era stato, suo malgrado, spettatore prima del viaggio onirico.

Si trovava in uno dei tanti luoghi artificiali e mirabili della scienza, nascosto nel seminterrato dell’importante nosocomio della sua città, sul quale la forza gravitazionale, imprescindibile e necessaria legge terrena, appariva una contraddizione. La mano del medico accarezzò il suo braccio prima di svitare il casco per la radioterapia stereotassica con la quale stava tentando di curare una nuova lesione metastatica ben nascosta all’interno del suo cranio. Gli rivolse un sorriso mentre fissava i prossimi appuntamenti. Era finalmente libero dall’immobilità imposta da quest’ultimo imprevedibile giaciglio e prigioniero di ostili, per quanto dubbie, scadenze.

L’uomo sperò che Lucia si fosse messa in salvo e che l’avesse atteso per andare a riprendere ciò che pesantemente mancava all’appello. S’illuse che le donne avessero smesso di piangere per lui e che i soldati con i loro stupidi fucili, caschi e uniformi, di qualunque razza fossero, avessero fatto ritorno a casa, nelle loro famiglie. Trascinato lungo il corridoio da un benevolo spiraglio di ottimismo, pensò che forse la prossima volta l’avrebbe saputo, pesantemente disteso in quello spazio ai confini della realtà.

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Come citare questo articolo

Laura Viaro. “Paesaggi ricomposti”. Ventaglio Novanta, n. 63, 2022. https://ventaglionovanta.it/archivio/paesaggi-ricomposti/

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