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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

In memoria di Adolfo Rossi

A Villanova del Ghebbo celebrato il centenario con la proiezione del film “La storia vergognosa” della regista Nadia Condorelli

di Renzo Avanzo

Ventaglio Novanta n. 63 2022 pp. 153–155

Il centenario della morte di Adolfo Rossi (per i dati biografici vedi in Ventaglio n. 62: Adolfo Rossi 1857 -1921, pag. 95 e successive) è stato celebrato in varie sedi del Polesine.

A Villanova del Ghebbo, paese limitrofo alla frazione lendinarese di Valdentro, dove il Rossi ebbe i natali1, lo scorso 3 settembre si è inteso ravvivare il ricordo dell’illustre personaggio con la proiezione, in prima assoluta a nord del Po, del film-documentario di Nella Condorelli “La storia vergognosa”.

Adolfo Rossi, giovane emigrante, poi giornalista, scrittore e infine diplomatico, ha lasciato molte testimonianze giornalistiche redatte in uno stile coinvolgente. Dai suoi scritti ha pescato a piene mani la regista Nella Condorelli per il suo secondo film-documentario², dal titolo “La storia vergognosa. Cuntu d’amore e riconoscenza all’Umile Italia”. Cuntu è parola che indica in siciliano un racconto o una storia.

Nel film si ripercorrono gli anni dell’emigrazione italiana nelle Americhe tra 1876 e 1927. Rossi visse in prima persona la condizione degli emigranti, la povertà, le speranze, la ricerca affannosa di un lavoro, le illusioni e le disillusioni, quando, giovane emigrante povero, arrivò a New York con l’ondata migratoria veneta del 1876, la prima grande emigrazione italiana di massa dopo l’Unità. Una vicenda ancora oggi poco conosciuta, e poco raccontata anche al cinema; vicenda che la Condorelli ricostruisce e narra insieme alla grande emigrazione siciliana, di due decenni più tarda, grazie anche ai documenti ed articoli lasciati dal giornalista polesano.

Presenti alla proiezione del film il sindaco Gilberto Desiati, che ha fortemente voluto l’evento, la regista Nella Condorelli, che ha accettato di buon grado che a Villanova del Ghebbo ci fosse la prima del film nel Veneto, Renzo Carlo Avanzo, saggista e storico del paese, Luigi Contegiacomo, già direttore dell’Archivio di Stato di Rovigo che ha messo a disposizione i suoi ricchi documenti d’archivio per le ricerche della regista, Lisa De Rossi, giornalista e studiosa del giornalista polesano.

Le vicende narrate nel film hanno emozionato il pubblico. I presenti hanno rivissuto le vicende corali delle due emigrazioni più importanti dell’Italia moderna e contemporanea, quella dal Veneto e quella dalla Sicilia, le connessioni con l’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti e in Brasile, le storie delle donne, Norina, Maddalena, Provvidenza, Francesca, Felicia, la fatica del lavoro, l’emarginazione, i pregiudizi, gli scioperi contadini e quelli legati al primo capitalismo americano, la Boje e i Fasci siciliani, lo sciopero di Lawrence, Ybor City, le lotte per il riscatto sociale, su una riva e sull’altra.

L’intervista

In occasione della proiezione a Villanova del Ghebbo del film, la regista Nella Condorelli è stata ospitata per tre giorni presso la locanda dello storico mulino, eco-museo, al Pizzon, di Fratta Polesine, che sorge alla confluenza tra Scortico e Canalbianco. E qui l’abbiamo raggiunta per una breve intervista.

– Ci può descrivere sinteticamente il suo film?

“È un documentario che ha radici nella mia storia personale, i miei nonni infatti emigrarono con la Grande Emigrazione di primo Novecento, ma non è un film su una vicenda individuale, vuole essere il ritratto collettivo di una generazione di emigranti, di uomini e donne che reagirono alla miseria, prendendo in mano il proprio destino.

Le fonti storiche che ho consultato, tantissime, nazionali ed internazionali, citano come prima causa dell’emigrazione oltreoceano la ricerca di un lavoro e il riscatto sociale, la fuga dalla miseria e dall’abbandono – conseguenza delle politiche liberiste del Regno d’Italia. È un tema che in Italia viene solo sfiorato perché, quando si parla di emigrazione si preferisce puntare l’attenzione sulla nostalgia e la lontananza”.

– Il suo lavoro dunque fa luce su aspetti poco noti.

“Il mio documentario ricostruisce schiettamente anche i sentimenti alla base di quella emigrazione come emergono dalle fonti, anche istituzionali, del tempo: coraggio, voglia di farcela, curiosità, ma anche rancore verso le speranze risorgimentali tradite, e risentimento per la repressione delle richieste di giustizia sociale. Furono migliaia gli immigrati italiani, donne e uomini, che poi parteciparono al movimento operaio americano per i diritti sociali e del lavoro, sia a nord che a sud”, suscitando ancora una volta l’attenzione parlamentare”.

– Nella narrazione come entra il giornalista Adolfo Rossi ?

“Grazie all’Archivio di Stato di Rovigo ho potuto consultare ed utilizzare le lettere e gli articoli che Rossi scrisse nel 1902, su “Il giornale d’Italia”, nel corso della sua inchiesta in Brasile tra gli immigrati veneti e mantovani che erano partiti vent’anni prima, con l’emigrazione gratuita. Alcuni avevano fatto fortuna, con sacrifici e un lavoro duro oltre ogni immaginazione, scontrandosi anche con fenomeni razziali. Rossi era stato nominato Ispettore del Regio Commissariato all’Emigrazione, istituto dal governo Giolitti nel 1901, e descrisse con estrema precisione e senza peli sulla lingua la condizione dei nostri emigranti, suscitando ancora una volta l’attenzione parlamentare”.

– Perché ha scelto questo titolo «La Storia Vergognosa»?

“Nei miei ricordi di famiglia, e negli scritti di molti emigranti, c’è questo senso «di vergogna» nei confronti della condizione di emigrante. Come se emigrare fosse una colpa ed una responsabilità personale. È un sentimento imposto dall’esterno, al contrario mia nonna e le sue figlie, per esempio, parlavano di quella esperienza come di una grande ricchezza, avevano attraversato il «confine».

I nostri emigranti cercavano lavoro e benessere per sé e per i figli, quel benessere che non avevano avuto in Italia. Neanche dall’altra parte dell’oceano fu tutto rose e fiori per loro: trovarono discriminazione e razzismo. Per la seconda generazione, la prima nata all’estero, l’identità divenne un altro limite.

La cosa interessante è che oggi molti giovani italo-americani di terza e quarta generazione, come la nostra protagonista Fiorella, sono nuovamente alla ricerca delle proprie radici. Mentre pensavo il film, mi è capitato di leggere in rete articoli e interviste che descrivevano la voglia dei giovani discendenti italo-americani non solo di conoscere i luoghi da dove partirono i loro bisnonni, ma di ritrovare la propria componente identitaria italiana, storia e cultura”.

– A chi pensa di rivolgersi?

“Al grande pubblico, certamente, poiché la vicenda dell’emigrazione italiana tocca quasi tutti gli italiani, in ogni regione. Penso anche alle generazioni più giovani, alle scuole, agli studenti e studentesse, su una riva e sull’altra, e alle associazioni, alle reti internazionali che lavorano sulla storia e la memoria”.

– Quali sono le lingue del film?

“Italiano, Siciliano, Veneto, un po’ di spagnolo e di inglese,…, ho cercato di essere fedele alla babele di lingue di quella generazione di emigranti portava con sé”.

– Qual è la domanda centrale del film?

“Perché dimentichiamo?”.

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Come citare questo articolo

Renzo Avanzo. “In memoria di Adolfo Rossi”. Ventaglio Novanta, n. 63, 2022. https://ventaglionovanta.it/archivio/in-memoria-di-adolfo-rossi/

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