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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Le monete dei Dogi

La collezione esposta a Villa Braglia testimonia 1000 anni di storia della Serenissima

di Silvia Baldo

Ventaglio Novanta n. 64 2024 pp. 34–37

L’apertura di Villa Braglia, durante le giornate di autunno, a cura della Delegazione FAI di Rovigo, ha dato la possibilità di arricchire la giornata anche con la scoperta di una piccola ma veramente interessante collezione di monete antiche della Serenissima distribuite in due eleganti vetrinette.

La collezione, creata da un gruppo di collezionisti appassionati della Storia di Venezia, è oggi restaurata e permette di ammirare circa 1000 anni di storia Veneziana attraverso le sue monete (precisamente dall'840 circa al 1797).

La particolarità delle monete Veneziane sta nel fatto che esse venivano prodotte una alla volta riscaldando il tondello e battendo con il martello il punzone che imprimeva l'iconografia della moneta sia al dritto che al rovescio. Nella monetazione Veneziana poi, non troviamo la data di emissione (salvo in alcune tipologie del ‘700), quindi la datazione delle monete avviene tramite il nome del Doge impresso in ogni moneta ed in base al periodo di governo del Doge vengono così datate.

Per oltre millecento anni, dal 697 al 1797, a capo della Repubblica di Venezia vi fu la figura del Doge (dal latino Dux, guida, comandante): anticamente duca del dominio bizantino, poi sovrano elettivo, nei secoli trasformatosi in supremo magistrato e immagine della maestà dello Stato.

Ci soffermiamo ora su quattro importanti monete presenti nella mostra:

1. Il DENARO VENEZIANO è la prima moneta coniata di Venezia è con la scritta “VENECIAS” su due righe, mentre sul retro, non visibile, c’è il simbolo della croce e il nome dell'imperatore LUDOVICUS (LUDOVICO IL PIO figlio di Carlo Magno re dei Franchi e imperatore dell'impero carolingio dall'814 all’840).

La moneta per le sue analogie al denaro Carolingio e peso fu coniata sicuramente in un’officina imperiale, probabilmente Pavia o Milano. Non si è mai potuto certificare il motivo di tale scelta, ma è chiaro che non mancavano interessi interni a Venezia se tale moneta trovò corso anche senza una legittima sovranità dell'Impero.

Comunque tale scelta non dovette essere ben accetta a tutte le famiglie veneziane se pochi anni dopo nella officina lagunare operante a Rialto, venne coniato un nuovo denaro portante una esplicita invocazione a Dio “XPE SALVA VENEZIAS” – Dio salvi Venezia (moneta affiancata a destra di Venecias).

2. Il GROSSO o MATAPAN argento 2,2 g. Durante il dogato di Enrico Dandolo (1192-1205) si introdusse una nuova moneta, in argento quasi puro (0,965%) e di peso notevole per il periodo (2,18 g): Questa moneta ottenne fin da subito un enorme successo a livello internazionale, diventando la “valuta” più apprezzata in tutto il bacino del Mediterraneo.

Al dritto è raffigurato a sinistra il Doge stante frontale che regge il vessillo con la croce; a destra San Marco stante frontale che regge il Vangelo.

Al rovescio Cristo seduto in trono; deriva proprio da tale iconografia la parola veneziana “matapan” che deriva dall'arabo mautabān che significa Cristo seduto.

Il successo di questa moneta portò ad essere copiata ed imitata da molti stati e le permise di essere prodotta per oltre 250 anni.

Nel Vessillo di questa moneta con il Doge Giovanni Soranzo 1312-1328 comparirà per la prima volta il simbolo del Leone di San Marco al posto della croce usata in precedenza.

3. Lo ZECCHINO in Oro 3,54 g. Lo zecchino è conosciuto fino alla prima metà del XVI secolo come ducato d'oro. Questa moneta venne emessa dalla Repubblica Veneziana a partire dal 1285 durante il governo del Doge Giovanni Dandolo con lo stesso peso e titolo del fiorino fiorentino.

Il nome, usato dal XVI secolo in sostituzione del precedente ducato (da doge), deriva da zecca, la struttura incaricata della sua emissione.

Al diritto troviamo le figure di San Marco, protettore della città, in atto di porgere il vessillo della città al Doge inginocchiato, mentre con l’altra mano stringe il Vangelo. Attorno, la legenda "S M VENET(I)", il nome del doge, e lungo l'asta la parola "DUX".

Al rovescio (non visibile) l'immagine di Cristo benedicente racchiuso in una mandorla cosparsa di stelle e la legenda "SIT T XPE DAT Q TU REGIS ISTE DUCAT" (Sia affidato a te, o Cristo, questo ducato che Tu governi).

Tali caratteristiche rimasero pressoché invariate per 500 anni, fino al 1797, facendola diventare la moneta d'oro più prestigiosa in circolazione nelle piazze commerciali del Mediterraneo.

4. LIRA TRON argento 6,52 g. La Lira Tron o trono è il nome con cui viene comunemente denominata la lira emessa dal Doge Nicolò Tron nel 1472, Doge solo per 20 mesi. È comunemente considerata la prima lira emessa in Italia (prima esisteva solo come moneta “di conto” ma non nella realtà). Valeva 20 soldi, ognuno da 12 denari.

La moneta è anche rilevante perché praticamente è l'unica moneta coniata dalla Serenissima con l'effigie del Doge.

Le “OSELLE DI VENEZIA” Nella seconda metà del XIII secolo, essendo riuscito a limitare il potere assoluto del Doge a trasferire nelle proprie mani la sostanza del potere, il Patriziato veneziano impose al Doge stesso l’obbligo di offrire ogni anno, a dicembre, un dono ai Patrizi quale riconoscimento della sua dipendenza dagli stessi. Per molto tempo tale dono consistette in 5 uccelli di valle (anatre selvatiche dalle zampe rosse) corrispondenti al valore di 5 grossi d'argento.

A causa della sempre più frequente difficoltà nel reperire tale selvaggina, dopo la morte del Doge Leonardo Loredan, durante la sede vacante il 28 giugno 1521, il Maggior Consiglio decise cha da allora in avanti il Doge dovesse distribuire in luogo degli uccelli una moneta d'argento fino del valore di 31 soldi.

Dalla parola veneta “oselo” per “uccello” deriva pertanto il nome di “osella” al femminile perciò riferentesi ad una moneta.

Esistono 275 annate di “osella” da tutti i Dogi esclusi Nicolò Donà (1618) e Francesco Corner (1656) morti prima di poter emettere la loro moneta.

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Come citare questo articolo

Silvia Baldo. “Le monete dei Dogi”. Ventaglio Novanta, n. 64, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-monete-dei-dogi/

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