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UN RICORDO

Mario Paparella Zerbinati (1913-2007)

Un dattiloscritto ritrovato fa riemergere il ricordo di un medico di valore per 38 anni attivo in Venezuela

di Laura Viaro

Ventaglio Novanta n. 64 2024 pp. 92–93

Le operazioni di sgombero non di rado rappresentano opportunità per il recupero di vicende e volti significativi nella storia del nostro territorio. È il caso di un ritrovato fascicoletto dattiloscritto, datato 18.06.1991 dal titolo “Tracce storiche di una famiglia polesana”, suddiviso in tre capitoli. Uno scritto inviato a Laura Paparella de Sigala dal padre, con l’invito a farne un’accurata traduzione castigliana da trasmettere a figli e nipoti, e pervenuto in copia ai parenti più prossimi tra i quali mia madre.

Nel dattiloscritto sono racchiuse le memorie dell’autore, il medico Mario Paparella Zerbinati (Polesella, 1913 – Barquisimeto, 2007), un polesano che dalle sponde della Fossa – il grosso canale campestre che divide il Comune di Bosaro da quello di Polesella – ha saputo convogliare oltreoceano un immenso bagaglio immateriale di valori morali e professionali a beneficio della popolazione venezuelana.

Una storia da recuperare

Bambino nella consapevolezza del tragico senso degli avvenimenti bellici, adolescente timido e orgoglioso, membro di una grossa famiglia agricola sobria e patriarcale, abituato ed educato alle difficoltà e allo sforzo, Mario ottiene la laurea in Medicina presso l’Università di Bologna nei giorni successivi all’entrata in guerra dell’Italia.

Chiamato alle armi, dopo amare vicissitudini tra Grecia, Prussia orientale, Russia e Austria, sperimentando la degradazione della tragedia nazionale e della miseria umana, riporterà i suoi passi in patria e si perfezionerà a Padova in malattie delle vie respiratorie.

Dopo il servizio presso una condotta provinciale a Ferrara e un triennio svolto in qualità di specialista presso l’Ospedale rodigino Umberto Maddalena, spiritualmente e fisicamente provato, matura la decisione di lasciare “non l’Italia degli affetti ma l’Europa della belligeranza… la patria dei santi, degli eroi, degli artisti, di religiosi e scienziati. Ma anche delle tentazioni guerriere e dei flagelli”.

È così che nel 1947, all’età di 34 anni, si imbarca per il Venezuela, raggiungendo la città di Barquisimeto nella regione Lara, per operare presso l’Ospedale Gómez López, intitolato al medico Luís Gómez López organizzatore, assieme al dottor José Ignacio Baldó, del dispensario per la tubercolosi. Un anno dopo da parte del Ministero della Sanità sarà creato l’Ospedale Antitubecolare con maggior corpo professionista e l’entrata del medico italiano Paparella Mario, aumentando i posti letto a 250.

Verrà costruita un’abitazione isolata per il medico residente e la sua famiglia che lo raggiungerà l’anno successivo in quella Nazione sudamericana che stava di colpo, e a gran velocità uscendo dal Medioevo (ma dalla quale negli anni a seguire le nuove generazioni saranno costrette a fuggire a causa della grave crisi, dapprima latente, di valori e squilibri sociali ed economici).

Nell’anno successivo all’emigrazione, l’autorità politica e giudiziaria italiana segnalò al dottor Mario Paparella la perdità della titolarità della condotta a Trecenta, risultante dalla vincita di concorso, per insanabile ritardo nell’effettiva occupazione del posto; non era infatti pervenuta in tempo utile la comunicazione dell’esito favorevole, circostanza per la quale non ebbe la possibilità di far ritorno in Italia con la garanzia di un impiego stabile.

Per 38 anni in Venezuela Mario Paparella svolgerà la sua professione come medico residente disponibile a qualsiasi ora; presterà il suo servizio anche la moglie Teresa Schiesaro (soprannominata da tutti Tosca) originaria della frazione di Capobosco di Arquà Polesine in qualità di ausiliaria di Radiologia. Interessanti a questo proposito gli aneddoti nei quali sono citati professionisti, pietre migliari nella storia della medicina sudamericana e non solo, nonché la figura suggestiva della pioniera di questo centro di salute, Pura Vizcaya, (la Enfermera Fantasma del Hospital Gómez López) direttrice dell’infermeria tutt’ora citata per episodi paranormali che la vedrebbero ancora in attività a sostegno degli amati pazienti.

Mario Paparella e la moglie Teresa Schiesaro lasciarono un profondo e lusinghiero ricordo che produsse, fra l’altro, il titolo di funzionario di “Carrera Administrativa” con i conseguenti diritti legali.

Nel frattempo, stanti gli ininterrotti contatti con i genitori e la sorella rimasti nel paese avito, il medico polesano ebbe modo di contribuire finanziariamente a lenire i danni causati dall’alluvione del ’51 che aveva danneggiato oltre alla produzione agricola, il suolo, le costruzioni e la maggior parte della proprietà di famiglia.

Il padre Carlo, rimasto vedovo, a conferma dei condivisi valori di solidarietà in ambito famigliare, riuscì ad assicurare opportunità abitative nella città di Barquisimeto ai tre nipoti, acclarati professionisti in campo medico ed ingegneristico e autori di pubblicazioni di carattere scientifico*.

Ciò che emerge da questa commossa e lucida testimonianza – indirizzata alla figlia Laura e di cui mi sono resa interprete sollecitata dalla coincidenza dell’omonimia e dalla non lontana parentela – è senza dubbio il senso di una vita fatta di fatiche e sofferte conquiste, vissuta tra le contrapposte dimensioni di appartenenza sociale con un generale sentimento di sconforto per quanto, legato alla natura umana, è di ostacolo all’autentico spirito di cooperazione e solidarietà tra le persone.

Una vita che “è lotta qui e in ogni parte, ma che vale la pena di vivere… sentendo la dignità di averla vissuta pienamente dovunque, con lo stesso impegno e serietà”. Valori che Mario Paparella esalta e ritrova anche nel corso delle dolorose esperienze legate al periodo bellico attraverso incontri che gli permisero di sfuggire a morte prematura e che ha saputo restituire con uguale empatia e grande generosità soprattutto ai tanti pazienti nell’affanno della tisi e dell’aleatorio respiro.

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Come citare questo articolo

Laura Viaro. “Mario Paparella Zerbinati (1913-2007)”. Ventaglio Novanta, n. 64, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/mario-paparella-zerbinati-1913-2007/

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