Le importanti mostre fotografiche allestite negli ultimi anni al Roverella, hanno riacceso l’attenzione anche nei confronti di valenti fotografi del nostro territorio, cosicché ha destato molto interesse la rassegna fotografica proposta alla Gran Guardia dal salarese Francesco Pulga, caratterizzata da soggetti femminili ed intitolata “La Donna nel Mondo”. Organizzata dal Circolo Culturale Arti Decorative della città, la mostra di Pulga, socio del Circolo suddetto, ha suscitato un ampio consenso di visite e critica da parte di numerosi estimatori provenienti non solo dal Veneto ma anche dalle Regioni limitrofe. Un giusto e meritato riconoscimento per questo fotografo polesano che da molti anni riesce a trasmettere – con i suoi scatti colti in vari angoli della terra – forti emozioni attraverso un bianco e nero ricco di contrasti, dove il bianco è bianco e il nero è nero ma dove, altresì, non mancano mai le infinite sfumature dei grigi che le formidabili ottiche della Leica sono in grado di riprodurre.
Francesco Pulga vive a Salara, dove esercita la professione di Consulente del lavoro. È titolare infatti, di un avviato studio nel Comune Alto Polesano con una sede distaccata anche a Santa Maria Maddalena. Lo abbiamo incontrato per alcune riflessioni sul suo operato di fotografo.
– Da quanto tempo si occupa di fotografia?
“Sono stato appassionato fin da giovane. Ho fatto parte della nutrita squadra di fotoamatori che, alla fine degli anni novanta, fecero diventare il Circolo Fotografico Salarese uno dei più importanti e qualificati gruppi a livello nazionale. Furono organizzate, in quel periodo, diverse edizioni del “Concorso fotografico nazionale San Valentino”, col patrocinio della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) e poi il “Giro-dia”, rassegna itinerante di foto dei soci dei circoli fotografici delle Province di Rovigo, Padova e Bologna e svariate mostre di autori famosi quali Vanni Calandra, Piergiorgio Branzi, Lino Ghidoni, Mario Lasalandra e tanti altri.”
– Come nasce la sua preferenza per il Bianco e Nero?
“Dopo una iniziale scelta del colore in diapositiva (come tecnica espressiva che mi consentiva di mostrare più facilmente gli scatti dei miei primi viaggi) sono passato al negativo in Bianco e Nero, utilizzando le famose macchine fotografiche Leica a telemetro. L’avvento del digitale ha nel frattempo ridotto il numero degli utilizzatori dell’analogico, ma io ho proseguito per la mia strada affidandomi, per lo sviluppo dei negativi e per la stampa delle foto, all’amico e compaesano Francesco Sprocatti”.
Nascono così – nel corso degli anni e dei numerosi viaggi in giro per il mondo effettuati da Francesco Pulga – importanti reportage in paesi lontani, di grande fascino e di indubbio valore estetico e contenutistico.
L’occhio attento del fotografo riesce a cogliere con grande maestria momenti unici di vita presi al volo. Davvero notevole l’abilità di entrare in sintonia col soggetto che Pulga ha di fronte, mettendolo a suo agio senza creare imbarazzo o nervosismo. Questo nonostante le differenze di lingua, di religione, di modelli culturali frutto di ancestrali ritrosie che impediscono spesso l’apertura di positive e immediate relazioni.
I soggetti “escono” con forza fuori dal rettangolo compositivo, lo sguardo dell’osservatore viene portato naturalmente là dove il fotografo ha focalizzato il suo occhio, mentre lo “sfuocato” che c’è intorno, fa risaltare ancor più l’argomento principale dell’immagine che diventa così facilmente riconoscibile.
– C’è una sua caratteristica, un segno distintivo che è diventato – si può dire – il “marchio di fabbrica” del fotografo Francesco Pulga?
“Certamente. Riguarda l’utilizzo costante, anche nei ritratti, dell’inquadratura orizzontale. Il nostro occhio “vede” con lo stesso formato quello che ci circonda; la pellicola 135 in bianco e nero è fatta di trentasei rettangoli di 2,4 per 3,6 cm., quindi con un rapporto dei lati 2 a 3 (2 verticale e 3 orizzontale) e l’obiettivo preferito e maggiormente utilizzato è proprio il 50 mm., che presenta un angolo di visione più o meno corrispondente a quello dell’occhio umano, con lo stesso rapporto fra i lati del rettangolo. Non per niente questa ottica è stata l’unica e la più usata dai più grandi fotografi di reportage al mondo, quelli che giravano in paesi lontani e poco conosciuti per raccogliere immagini e situazioni inusuali, fuori dal comune.”
Cina, Tibet, Nepal, India, Marocco, Etiopia, Namibia, Bolivia, Iran, Turchia, Australia, ecc., non c’è angolo della terra dove Francesco (accompagnato dalla moglie Rossella e da un ristrettissimo gruppo di affiatatissimi amici-parenti) non sia stato. Le sue vacanze sono studiate, pensate, organizzate anche in più periodi dell’anno, per andare a scoprire, a cercare, a cogliere col suo sguardo e con la sua Leica immagini fantastiche, uniche e irripetibili, tradotte poi in stampe magnifiche in Bianco e Nero che continuano ad incontrare l’apprezzamento dei visitatori delle mostre dove sono vengono presentate.
Ultimamente Francesco Pulga si sta occupando anche di temi legati al nostro territorio, in particolare il Delta, sia l’area polesana che quella emiliana, dove la natura riesce ancora ad offrire spunti paesaggistici di grande bellezza e l’uomo vive in simbiosi con un ambiente unico da proteggere, salvaguardare e difendere.
– Quali sono ora i suoi programmi per il futuro e cosa si aspetti dal suo lavoro di fotografo?
“Mi piacerebbe poter presentare i miei prossimi lavori in Pescheria Nuova a Rovigo oppure alla Badoera di Fratta Polesine con una grande mostra antologica accompagnata da un ricco catalogo, per tramandare i miei lavori anche alle future generazioni e farmi conoscere al grande pubblico nazionale e internazionale perché una mostra, pur bella, dura per un periodo limitato di tempo, ma un libro rimane per sempre.”
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Paolo Zambonin. “I reportage di Francesco Pulga”. Ventaglio Novanta, n. 64, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-reportage-di-francesco-pulga/