OCCHI AL CIELO
Con le mani vuote a guardare il cielo. Respiro lento e un momento di pace. Suole bucate di incertezze compagne di una vita di assenze. Lo sguardo acceso di entusiasmo il cuore infranto dall’ombra di mille addii. Il tempo che passa leviga i ricordi li fa svanire e colma i vuoti di altri mille sguardi. Scivola tutto tra le dita attimi di noia euforie sopite presagi di quiete… Sono fredde queste mani stanche di aspettare…
UN BATTER D’ALI
In balìa del vento del destino viviamo attimi di eternità. Lasciamoci cadere come foglia per rinascere sfregiati dal tempo con nuove sembianze a primavera. Tutto cambia nulla finisce. Siamo un’infinita trasformazione ingranaggio nella ruota del tempo. Ticchettino leggero come un batter d’ali tra terra e cielo.
…E SBOCCIA UN FIORE
All’improvviso sboccia un fiore inaspettato incanto di luce nell’incandescente afoso delirio d’estate. Scherzo giocondo della natura si dondola leggiadro sull’esile stelo e ammicca sognante senza spegnersi mai sotto raggi infuocati e umidi aliti di gioiosa incredulità. È l’esempio che la vita sempre trionfa e ti fa sciogliere in un commovente sorriso anche quando l’anima perduta nel buio labirinto di nonsensi e battaglie inutili preferirebbe lasciarsi andare al freddo e solitario divenire di una lacrima.
UNA PAROLA
Una parola detta così per abitudine e senza energia figlia di un passato di tristezza e di un presente di paura. Una parola che non riesce a scalfire il mio vuoto quell’amaro sapore dell’assenza quell’ombra che mi accompagna e mi abbraccia facendomi sentire insicura instabile. Manca un sorriso sfacciatamente gridato in faccia alla realtà. Manca una mano calda ad accarezzare e mie debolezze capace di trasformare l’angoscia infondata dell’oggi in nuove alchimie di pensieri leggeri. Una parola è una scatola vuota e delude l’aspetto ammiccante di fiocchi colorati d’illusione quando la apri e scopri che dentro c’è il vuoto ad aspettare il tuo domani
FERITE
Quando guariscono fanno più male segni indelebili di ciò che non sei più. La traccia di momenti sbagliati che annientano la speranza di un rinnovato futuro. Disegnano a geografia di un’anima in pena mascherata dal dondolio di un tentennante sorriso. Compagne certe dell’unico viaggio tracciano il confine tra il passato e un nuovo respiro che resta incerto e immobile davanti al domani
NOSTALGIA
Immensa nostalgia travestita d’assenza ladra di pensieri felici chimera costante della mia quotidianità. Troppo tardi per cambiare. Troppo presto per arrendersi. Tempo uggioso. Piove solitudine. Si raffredda l’entusiasmo e io come foglia d’autunno dondolo stanca e cado giù.
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Come citare questo articolo
Elisabetta Zanchetta. “Carezze di Luna”. Ventaglio Novanta, n. 64, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/carezze-di-luna/