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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Tina Modotti, l’opera

A Palazzo Roverella la più grande monografica della appassionata fotografa mai proposta in Italia

di Lara Bottaro

Ventaglio Novanta n. 64 2024 pp. 130–131

Dal 22 settembre 2023 al 28 gennaio 2024 Palazzo Roverella ha aperto le porte alla mostra “Tina Modotti. L’opera”, curata da Riccardo Costantini con la collaborazione di Gianni Pignat e Piero Colussi, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e che si è avvalsa del contributo di Cinemazero. La mostra allestita a palazzo Roverella permette pertanto di comprenderne appieno l’intensa opera della Modotti che la configura come una delle più interessanti protagoniste femminili del panorama fotografico del XX secolo.

Si tratta dell’esposizione più ampia che sia mai stata dedicata alla figura di Tina Modotti che presenta circa la metà delle cinquecento foto a lei attribuite in vita, alcuni scatti di altri celeberrimi nomi della fotografia internazionale, documentazioni video e audio, oggetti e riviste costituiscono un corpus di oltre trecento pezzi.

Nata a Udine nel 1886 da una famiglia operaia, Assunta Adelaide Luigia Modotti, detta Tina, emigra nel 1913 a San Francisco, dove di giorno lavora come sarta e nel tempo libero recita in spettacoli teatrali. Nota per la sua bellezza, esordisce poi come modella e attrice cinematografica, calcando la scena di Hollywood a partire dal 1920.

Giunta in Messico nel 1923 con il compagno americano Edward Weston, che la introdurrà alla fotografia, Tina sperimenta l’uso della Graflex, immortalando nature morte e architetture nei primi esercizi fotografici per dedicarsi poi al racconto della vita quotidiana e lavorativa dei ceti umili, contadini e operai, con i quali si identifica.

Tre sono gli episodi particolarmente significativi dei sei anni vissuti in terra messicana:

• il progetto firmato Weston-Modotti per la pubblicazione di foto a corredo del libro Idols behind altars di Anita Brenner, esperienza che le permetterà di conoscere da vicino gli usi e i costumi del Messico più profondo.

• il viaggio in solitaria effettuato nell’estate del 1929 alla scoperta della società matriarcale del Tehuantepec

• l’unica grande personale da lei organizzata a Città del Messico nel dicembre dello stesso anno, la cui attenta ricostruzione costituisce il nucleo centrale dell’esposizione rodigina, con la presentazione di oltre quaranta foto delle sessanta all’epoca esibite, che si configurano come una vera e propria summa dell’attività modottiana.

Dai suoi scatti in bianco e nero emerge la figura di una donna colta, capace di intessere una fitta rete di relazioni con personalità di spicco della compagine intellettuale, artistica e politica del periodo – i muralisti Diego Rivera e Jean Charlot, l’attrice Dolores Del Rio, lo scrittore John Dos Passos per citare alcuni esempi – ma anche attiva all’interno del Soccorso Rosso Internazionale, a sostegno dei più deboli, che viaggia nella fase finale della sua vita in Germania, Russia e Spagna per poi trovare la morte a Città del Messico, colpita da un arresto cardiaco nel gennaio del 1942.

Un’opera breve ma intensa, quella di Tina Modotti, che la mostra di Palazzo Roverella intende celebrare nel centenario della nascita della sua attività di fotografa.

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Come citare questo articolo

Lara Bottaro. “Tina Modotti, l’opera”. Ventaglio Novanta, n. 64, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/tina-modotti-lopera/

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