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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

I 25 anni del Fai polesano

L’associazione - guidata da Daniel Fusaro - si caratterizza per una consistente presenza di giovani impegnati nella valorizzazione dei beni del territorio

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 65 2024 pp. 132–133

Il FAI (Fondo Ambiente Italiano) è largamente apprezzato per l’encomiabile attività di salvaguardia e valorizzazione di beni artistici. Una crescente parte dei quali è entrata (soprattutto in virtù di importanti lasciti) a far parte del patrimonio di proprietà del fondo, che così, di anno in anno, continua ad implementarsi.

Ormai famose – ed attese da strati sempre più ampi del pubblico – sono in particolare le Giornate del FAI, con aperture di beni architettonici ed artistici solitamente non visitabili. La Primavera di quest’anno ha visto a Rovigo l’apertura di Palazzo Angeli, del Palazzo della Camera di Commercio e dei due storici Palazzi della Bonifica, con una nutrita presenza di visitatori.

Tanti gli apprezzamenti per il fervore del FAI e l’impegno della delegazione rodigina, che quest’anno ha raggiunto l’importante traguardo dei 25 anni di attività, festeggiati a Palazzo Campo a conclusione delle Giornate di Primavera.

Per un bilancio ci incontriamo con Daniel Fusaro, Capo Delegazione FAI Rovigo.

– Una bella meta il raggiungimento del 25° anniversario di attività. Come è stata vissuta dall’associazione che lei guida?

“Venticinque anni sono un bel traguardo per tutti, siamo un gruppo molto variegato che conta oltre 70 volontari attivi dai 18 anni fino agli 83. La passione per la cultura, l'arte e per il nostro territorio ci accomuna, ci tiene legati e ci porta ad essere presenti quando il FAI chiama, soprattutto per le Giornate FAI di Primavera e di Autunno che sono gli eventi di punta di raccolta fondi a livello nazionale. I venticinque anni sono occasione di festeggiamento perchè è necessario farlo ed è anche opportuno ricordare cosa è stato fatto in questi anni e chi si è speso per far sì che la Delegazione di Rovigo sia conosciuta ed apprezzata per le attività che mette in campo”.

– A livello polesano la Fondazione annovera tanti iscritti. Tra questi non pochi giovani pronti ad impegnarsi per attuare le varie iniziative programmate. Un bel record. È così?

“Già, sono oltre 1240 gli iscritti al FAI in provincia di Rovigo che annualmente versano la loro quota per il rinnovo della tessera. E’ un numero molto importante dato che comunque siamo una piccola provincia. Fra gli iscritti inoltre abbiamo un grosso numero di giovani, merito anche del ‘Gruppo FAI Giovani Rovigo’ nato nel 2016 ed attualmente diretto da Irene Magon; giovani che nel tempo hanno saputo fidelizzare gli iscritti attraverso eventi ed attività ad hoc per giovani, ma anche grazie agli eventi realizzati nei beni FAI, per esempio a Villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia (PD); iniziative apprezzate, che sono sempre più frequenti e frequentate da famiglie con bambini e giovani”.

– Quali sono stati i beni aperti negli ultimi anni in Polesine che hanno suscitato più interesse nei visitatori? Oltre che dal Polesine da dove provengono i visitatori?

“Negli ultimi anni i luoghi aperti che hanno riscontrato il maggior numero di presenze sono stati Villa Grimani a Rovigo, Palazzo Angeli, l'Abbazia della Vangadizza e la vetreria artistica Tomanin. I visitatori alle Giornate FAI provengono per il 60% da fuori provincia; ormai è un dato che si è stabilizzato e molti sono i volti che rivediamo di anno in anno perchè sono attratti dai luoghi aperti e dalla capacità dei nostri volontari di narrarli in maniera semplice e coinvolgente. Provengono principalmente dalle province limitrofe di Ferrara, Padova, Vicenza e Venezia, ma negli anni abbiamo avuto visitatori che si sono fatti in più di qualche caso anche oltre 400 chilometri per venire a vedere un luogo da noi aperto per l’occasione”.

– Spesso, di fronte ad un palazzo da tempo chiuso e in progressivo degrado si sente dire: se ci pensasse il FAI… È possibile che il FAI acquisisca e valorizzi qualche bene anche in Polesine?

“Un bene FAI in Polesine? Per ora è una speranza. Si vedrà, bisogna fare i conti con la realtà. C’è da dire che il territorio italiano è disseminato di ville, palazzi e castelli purtroppo abbandonati o semplicemente chiusi e inutilizzati, ed anche il nostro Polesine non è esente da questo scempio. Il FAI non può certamente occuparsi di tutti questi luoghi, ma segue un piano di acquisizione e gestione ben strutturato affinché il tutto sia sostenibile nel tempo. Logicamente l'aumento del numero di iscritti è direttamente proporzionale ai beni che verranno resi fruibili nei prossimi anni perchè è la quota della tessera che ci permette di prenderci cura quotidianamente di tutti i nostri beni e di mettere in programma il restauro dei beni che ci vengono dati in lascito da privati o in concessione da enti pubblici. Inoltre il FAI è nato da poco (nel 1975) seguendo l'esempio del National Trust che (nato nel 1895). Abbiamo quindi un margine di crescita ancora molto elevato negli anni a venire, il National Trust conta ad oggi oltre 5,37 milioni di iscritti ed oltre 500 beni di proprietà aperti quotidianamente, il FAI ha circa 320 mila iscritti e 72 beni, quindi la strada è ancora lunga e la speranza che anche un luogo del nostro Polesine diventi un bene FAI c'è, solo il tempo ci darà una risposta, più persone ci crederanno e più realizzabile sarà”.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “I 25 anni del Fai polesano”. Ventaglio Novanta, n. 65, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-25-anni-del-fai-polesano/

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