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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Edoardo Bottacin e il teatro

“Il Teatro Sociale è una famiglia - sottolinea il direttore - una comunità di persone che amano l’arte e il bello... È una casa della cultura”

di Michael Miazzi

Ventaglio Novanta n. 65 2024 pp. 134–136

Edoardo Bottacin, 27enne trevigiano, innamorato del teatro, in qualità di direttore artistico è alla guida del Teatro Sociale rodigino, facendo registrare ampi consensi per aver apportato una consistente aria di rinnovamento e rilancio della storica istituzione. Dopo essere stato presidente dell’associazione Musincantus e ideatore delle rassegne Autunno Musicale a Treviso e CortinAteatro a Cortina d’Ampezzo, il 23 dicembre 2022 ha superato la selezione ed è così giunto alla guida del teatro lirico rodigino con un incarico di tre anni, fino al 2025.

Per conoscerlo meglio e comprendere la filosofia delle sue scelte, ci incontriamo col giovane direttore nel suo studio, accanto al Ridotto del Teatro, dove veniamo accolti con grande cordialità, dopo che è approdato alla Camera dei deputati a Roma per presentare l’ultima produzione della stagione lirica, il dittico “Gianni Schicchi di Giacomo Puccini e il Segreto di Susanna di Ermanno Wolf-Ferrari”, realizzata in collaborazione con il conservatorio statale di musica “Francesco Venezze”.

– Direttore, quali sono state le tappe della sua formazione che l’hanno portato qui al Teatro Sociale di Rovigo?

“La mia formazione accademica comincia con il diploma in organo al conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, a seguire la laurea triennale in economia aziendale a Cà Foscari a Venezia, poi la laurea magistrale in economia e gestione delle arti sempre a Cà Foscari e nel 2023 ho concluso il master in performing arts management all’Accademia del teatro la Scala e politecnico di Milano. Mentre, per quanto riguarda l’esperienza lavorativa, prima di approdare al Teatro Sociale di Rovigo, ho cominciato a lavorare come autonomo fondando l’associazione Musincantus con le stagioni di Cortina CortinAteatro e Autunno musicale a Treviso che si è nel tempo ampliata arrivando al riconoscimento dal Ministero come destinataria del fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo. Con il master ho cominciato a collaborare con diverse realtà, l’ultima prima di arrivare al teatro Sociale è stata la Fondazione Arturo Toscanini di Parma, che gestisce l’orchestra Toscanini, per cui curavo l’ufficio di produzione, la segreteria artistica con varie attività collaterali – come maestro collaboratore – le diverse figure che vanno a comporre lo spettacolo d’opera”.

– Direttore, quando ha scoperto che il Teatro sarebbe diventata la sua strada?

“E’ stato un colpo di fulmine… studiavo organo, non conoscevo il Teatro. Tutto è nato per caso: a 16 anni, sono stato a Teatro a Treviso a vedere l’opera “L’Elisir d’amore”, e sono rimasto folgorato da questo mondo e da lì è cominciato tutto”.

– Il 23 dicembre del 2022 è risultato idoneo, vincitore del concorso per titoli pubblico bandito dal Comune di Rovigo per la direzione artistica del Teatro Sociale. Come definirebbe l’ambiente che ha trovato a Rovigo?

“Il Teatro Sociale è una famiglia, una comunità di persone che amano l’arte, il bello…. È una casa della cultura, centro di produzione che in Regione si configura al terzo posto dopo Arena di Verona e La Fenice di Venezia… per dimensione produttiva – nel caso della stagione in corso 8 opere prodotte, un numero considerevole – sia per il riconoscimento che arriva dal Ministero”.

– C’è uno spettacolo della rassegna a cui è particolarmente legato?

“Sono due…Il primo La Tosca, la prima opera curata, che ho apprezzato per la bellezza dello spettacolo e per l’amico Fabio Sartori che ha accettato per amicizia l’invito a cantare ed inaugurare la stagione… ho il ricordo dell’emozione del suo arrivo, della sua recita per cui è stato chiesto il bis a scena aperta… parliamo di interpreti che segnano la storia del Teatro Sociale. Il secondo è lo spettacolo di dicembre il Pigmalione, ereditato dal mio predecessore e modificato a livello artistico e spettacolo, con cui abbiamo inaugurato la riapertura della sartoria quindi costumi realizzati da noi. Operazione così ha visto ottimo riscontro di pubblico e soprattutto di critica e testimonianza bella da parte della testata Opera click che al primo gennaio ha redatto i 10 migliori spettacoli internazionali in cui è comparso il Teatro Sociale come uno degli allestimenti più belli dell’anno. Per noi una bella soddisfazione”.

– Complimenti per questo risultato davvero importante. Passiamo ad un altro impegno: tra le novità della rassegna c’è il ritorno del musical…

“L’intento era cercare di proporre una stagione eterogenea, quest’anno abbiamo riproposto il musical per stimolare il pubblico ogni anno con qualche novità, provando così ad attirare target diversi, seguendo anche le proposte del mercato. L’idea è di un Teatro aperto alla città che segue le sue esigenze ma che mantiene salda la propria identità e tradizione da implementare con una programmazione concertistica, sinfonica che così strutturata mancava da diversi anni oltre alla riapertura del jazz. Offrire un ventaglio di proposte che facciano del teatro un centro culturale”.

– La collaborazione che l’ha maggiormente segnata dall’inizio della sua carriera, una persona a cui è particolarmente grata?

“La persona a cui devo dire grazie è la prima tra quelle incontrate nella mia carriera, Cinzia Andreoni, attuale direttore di produzione della Fondazione Teatri Piacenza, la quale a 16 anni quando mi sono innamorato del teatro mi ha permesso di fare il tirocinio in teatro a Treviso, mi ha inserito come comparsa, come corista quindi ha visto in me, dove altri avevano alzato dei muri, lei ha visto delle capacità e quindi ha creduto in me. Da lì è sempre rimasta una spalla su cui contare, merita la menzione della persona che segna in maniera indissolubile un legame. Mi ha fatto capire che potevo farcela, mi ha insegnato come lavorare, mi ha fatto capire come le criticità del proprio carattere possono scontrarsi con il mondo in cui si lavora”.

– Qual è l’importanza del teatro nell’offerta del panorama italiano?

“Si chiama spettacolo dal vivo, trasmette emozioni che solo la presenza fisica ti può far percepire in quel momento. Nessuna rappresentazione è uguale ad un’altra. Il fruitore assiste sempre ad un prodotto culturale unico. Inoltre, il teatro è una fucina di talenti, di persone che dedicano la propria vita all’arte, alla cultura ma soprattutto alla dimensione artigianale che è il cardine della cultura italiana. E’ l’essere a teatro l’esperienza in sé, l’andare a teatro che rappresenta un centro culturale, una storia che non è scritta… come si lavora a teatro si impara solo vivendolo, c’è l’importanza di tramandare un sapere che non può essere codificato”.

– Quali sono secondo lei le prospettive del Teatro italiano?

“Negli ultimi anni nel nostro Paese vedo un lavoro compatto, un ritorno di investimenti pubblici, sostegno ed incentivi che sono azioni di attenzione verso il teatro. Il segnale è di un luogo che non soffre di mancanza di pubblico, “in salute”, relativamente stimolato, non manca il ritorno alla tradizione nelle programmazioni in cui si cerca sempre di sperimentare. Si torna ad un ragionamento di progetto culturale per cui c’è il pubblico, è fondamentale che in una stagione ci siano i grandi titoli ma ci si può permettere di “rischiare” culturalmente proponendo magari titoli meno noti”.

– Qualche anticipazione per la prossima nuova stagione 2024-2025?

“Posso dire che l’inaugurazione sarà con la Madama Butterfly… diciamo che si tratterà di un percorso dedicato alla figura delle “eroine”, le donne come centro focale delle produzioni. Una stagione in cui saranno presenti grandi titoli del repertorio drammatico che piace molto al pubblico e non mancherà una chicca in programmazione di un titolo ricercato… inoltre, sarà riconfermata la stagione sinfonica con due belle novità. Non mancheranno la prosa, la danza e probabilmente anche il musical… l’impianto della rassegna rimarrà quello presentato quest’anno. Ha funzionato e cercheremo di migliorarlo ancora”.

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Come citare questo articolo

Michael Miazzi. “Edoardo Bottacin e il teatro”. Ventaglio Novanta, n. 65, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/edoardo-bottacin-e-il-teatro/

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