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ESPLORANDO IL POLESINE

Percorso carbonaro a Rovigo

Con la FIAB alla scoperta di strade e palazzi legati in vario modo alle memorie di una importante stagione storica

di Franco Gemelli

Ventaglio Novanta n. 66 2025 pp. 10–15

Una recente iniziativa della FIAB mi ha concesso l’occasione di accompagnare un gruppo di rodigini in un’escursione notturna in bici, “alla scoperta” di vie e di edifici storici legati in vario modo alla memoria dei personaggi polesani che ebbero un ruolo importante nella storica stagione della Carboneria.

Perché ricordare i carbonari di Rovigo

La Carboneria nella nostra città fu un fenomeno di breve durata, ma dal significato politico e sociale estremamente rilevante e forse non sufficientemente apprezzato. All’indomani del Congresso di Vienna (1814-1815), che aveva lo scopo di ripristinare in tutta Europa l’autorità delle vecchie monarchie spodestate dalle scorrerie napoleoniche, veniva creata in Italia una nuova entità statale: il Lombardo-Veneto. In tutta la penisola si diffusero nuclei eversivi di una nuova società segreta, la Carboneria che mutuava dalla Massoneria la ritualità e il linguaggio ed aveva come scopo la cacciata del dominatore straniero e la creazione di uno stato italiano unito, libero e indipendente.

Nel Veneto la Carboneria non trovò un terreno fertile, rimase un fenomeno marginale con l’unica eccezione di Rovigo dove fu fondata una vendita carbonara ad opera di Felice Foresti, pretore di Crespino. Gli adepti rodigini erano Antonio Lenta, Francesco Cecchetti, Domenico Zona e Lorenzo Gobbetti, tutti dipendenti del locale Tribunale, nostalgici del vecchio regime (la Repubblica Cisalpina filo francese) e insofferenti della nuova autorità austriaca. Inoltre i carbonari di Rovigo potevano contare sulle sottovendite di Fratta Polesine (con Antonio Oroboni, Cecilia Monti, Antonio Villa …), di Occhiobello e Crespino.

La Carboneria in Italia (e in particolare a Rovigo) non ebbe mai la forza propulsiva necessaria per modificare l’assetto politico e istituzionale della penisola. Per raggiungere questo scopo bisognerà attendere le guerre di indipendenza che portarono all’annessione dei vari staterelli sotto l’egemonia dei Savoia con la creazione del Regno d’Italia.

L’idea di un’Italia liberata dal dominio straniero può essere trovata unicamente come anelito utopistico fonte di ispirazione letteraria nei più eminenti protagonisti della letteratura italiana: dal Canzoniere del Petrarca (Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno) a Vittorio Alfieri (“Esortazione a liberar la Italia dai barbari”). Pertanto il grande merito della Carboneria fu quello di trasformare questa aspirazione illusoria ed elitaria in un reale progetto politico da custodire e consegnare alle future generazioni italiane che lo realizzeranno nell’epopea risorgimentale.

È indubbio che le prime repressioni contro i promotori di questi nobili ideali ebbero luogo a Rovigo, la città che a buon diritto può ritenersi la culla del patriottismo italiano. Credo che ripercorrere i luoghi e le vie che ricordano questi nostri eroici e sfortunati concittadini ci possa rendere maggiormente responsabili nel custodire il ricordo di una pagina di storia gloriosa (e forse non sufficientemente conosciuta) della nostra città.

I luoghi evocativi

Cominciamo il nostro percorso con il ricordo dei luoghi nei quali si svolsero eventi cruciali della Carboneria rodigina. Si tratta di edifici ubicati nel centro storico a tutti ben conosciuti e che fanno ormai parte della nostra quotidianità, e forse per questo considerati marginali. Qualche notizia storica può farli uscire dall’irrilevanza e farli considerare con maggior interesse.

Locanda due Torri

La locanda Due Torri è situata all'ombra delle torri medioevali. Questa locanda era il luogo abituale di incontro dei carbonari rodigini. Come risulta da fonti storiche, martedì 20 ottobre 1817 (giorno della fiera) i carbonari rodigini si riunirono segretamente per prendere importanti decisioni: l'iscrizione di nuovi adepti e soprattutto l'adozione della Costituzione latina, un progetto politico già fatto proprio dalle società segrete dell’Emilia Romagna e che conferiva una pericolosa omogeneità nei propositi rivoltosi della Carboneria.

Accademia dei Concordi

La più antica istituzione culturale della città, fondata dal conte Gaspare Campo nel 1580. Custodisce una biblioteca e una pinacoteca (attualmente in parte dislocata a Palazzo Roverella sull'altro lato della Piazza). La sede attuale fu costruita nel 1814 dall’architetto rodigino Sante Baseggio.

Nella Sala degli Arazzi, nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 1819, ebbe luogo la festa danzante, concessa in onore degli Ufficiali della gendarmeria austriaca e alla quale erano invitati i carbonari rodigini. In realtà si trattava di un espediente ideato dal Commissario Capo Lancetti per poter arrestare tutti i Carbonari polesani in un’unica retata. Egli infatti sapeva bene che se avesse proceduto con singoli arresti, avrebbe creato un allarmismo crescente che avrebbe fatto fuggire la maggioranza dei rivoltosi. Al termine della festa furono arrestati i carbonari di Rovigo (Lenta, Cecchetti, Gobbetti, Zona ed altri …) e contemporaneamente furono inviate pattuglie di gendarmi nei paesi del circondario (Fratta, Crespino, Occhiobello …) per completare la retata.

Il canonico Ramello nel suo Diario ci riferisce che un drappello di “100 uomini d’Infanteria e 50 Dragoni a cavallo” capitanati dal Lancetti si diresse a Fratta per arrestare i numerosi carbonari di quel borgo. La festa dell’Accademia ispirò la poetessa Argia Castiglioni Vitalis che scrisse una commedia dal titolo “I Carbonari del Polesine e l’insidia di una festa” nella quale, pur con alcune evidenti incongruenze storiche, fa rivivere il clima patriottico della città. L’inganno ordito in Accademia ebbe pieno successo e consentì alla Gendarmeria austriaca di sgominare la Carboneria in Polesine.

Palazzo del Corpo di Guardia

L'edificio fu costruito nel 1854 dall’architetto veneziano G. B. Meduna per dare ospitalità alla Gendarmeria austriaca che qui fu trasferita dalla vecchia sede che si trovava nel Palazzo del Comune. Sull’attico si trovava l’aquila asburgica che fu sostituita con lo stemma sabaudo nel 1866 quando Rovigo fu annessa al Regno d’Italia.

Nel corso del tempo il porticato ha cominciato ad ospitare memorie patriottiche della città: vi si trova un bel busto del conte Domenico Angeli fondatore della Società di Mutuo Soccorso e artefice di varie opere filantropiche. Accanto a questo fu posta nel 1912 la lapide che riporta l'elenco dei 30 carbonari di Rovigo e provincia che furono condannati a varie pene detentive nelle fortezze dello Spielberg e di Lubiana.

Ponte del Sale

Costruito nel 1555 in muratura, metteva in comunicazione le due sponde dell’Adigetto. Aveva questo nome perché ogni giovedì vi si svolgeva il mercato del sale. Fu demolito nel 1855 per essere sostituito da un ponte di ferro. Non fu sede di eventi direttamente legati alla Carboneria, ma va citato egualmente per la sua posizione strategica: ubicato a metà strada tra il Municipio (sede del potere civile) e il Duomo (sede del potere religioso), dal suo parapetto si poteva vedere la Locanda delle Due Torri, abituale sede dei Carbonari rodigini. Era il vero centro della città, punto di incontro e di osservazione delle vicende carbonare, un crocevia del nascente patriottismo in terra rodigina.

Palazzo Angeli

Si trova nella via omonima dove nell’estremità verso nord, sul lato opposto, vi erano i palazzi Manfredini (appartenenti a due rami della omonima famiglia) e sul suo stesso lato vi erano i palazzi Oroboni e Labia (entrambi di famiglie abitualmente residenti a Fratta).

Palazzo Angeli fu eretto nel 1780 su disegno dell’architetto veronese Francesco Schiavi secondo i canoni dell’epoca, con una facciata imponente seppur sacrificata dalle dimensioni anguste della via.

Una lapide nell’androne all’interno del palazzo ci ricorda che il primo marzo 1819 l’Imperatore Francesco I con la moglie Carolina qui soggiornò, in una Rovigo da poco tempo resa sicura dopo la ingannevole serata di gala che aveva reso possibile l’arresto dei Carbonari.

Loggia dei Notari (Municipio)

L’attuale sede del Comune si trova in un edificio costruito probabilmente nel XV secolo ad uso della corporazione dei notai. Nei secoli successivi fu più volte rimaneggiato e diversamente utilizzato per varie finalità civiche. Dopo il Congresso di Vienna, Rovigo ebbe la patente di città regia e diventò capoluogo di provincia. Il pianterreno dell’edificio fu usato come sede del Corpo di Guardia. Da qui partirono i gendarmi, capitanati dal Commissario Capo Lancetti, che si recarono a Fratta per arrestare il conte Oroboni e i numerosi affiliati alla sotto-vendita di quel paese il 7 gennaio del 1819. La gendarmeria resterà in questa sede fino al 1854 quando sarà trasferita alla “Gran Guardia” sul lato opposto della Piazza.

Le vie commemorative

Un breve percorso ci permette di conoscere le vie cittadine che ricordano i Carbonari le cui gesta riecheggiano nella storia di Rovigo. Si può cominciare con via Oroboni la strada che unisce Piazzale San Bortolo con la rotatoria nella quale convergono Via Tre Martiri e Via Fuà Fusinato. Su entrambi i lati confluiscono diverse vie dedicate a Carbonari.

Via Oroboni

Antonio Fortunato Oroboni nacque a Ferrara il 9 agosto 1791, figlio del conte Antonio Oroboni abitante a Fratta Polesine, ma proprietario anche di un’abitazione a Rovigo in Via San Rocco (attuale Via Angeli). Insieme ad altri carbonari, fu condannato a morte il 23 dicembre 1821. La sentenza fu commutata dall’Imperatore in una pena detentiva da scontare sotto forma di carcere duro. Dal carcere di Venezia chiese di poter scrivere al padre settantatreenne e alla donna che amava, con la quale era in trattative di matrimonio.

Fu internato nella fortezza dello Spielberg il 10 febbraio 1822 in pessime condizioni di salute, dopo un lungo viaggio di trasferimento durato circa un mese. Qualche tempo dopo arrivò nella stessa prigione Silvio Pellico con il quale strinse amicizia e dal quale fu descritta la lenta inesorabile malattia del patriota polesano. Oroboni si affliggeva più per il dolore arrecato ai familiari che per le sofferenze del carcere. Dopo il primo inverno passato in detenzione, fu colpito da una tosse insistente accompagnata da sputo striato di sangue (tisi?). Il Pellico ci descrive magistralmente l’amicizia con Oroboni del quale subiva il carisma sempre ispirato a grandi valori.

Oroboni ebbe un comportamento costantemente fermo nei suoi principi, ma mai vendicativo nei confronti dei suoi carcerieri verso i quali nutriva un sentimento cristiano di perdono. Morì il 13 giugno 1823 senza poter vedere realizzato il sogno di un’Italia libera e unita.

Via Francesco Cecchetti

Francesco Cecchetti nacque a Rovigo nel 1779 circa, studiò Giurisprudenza a Padova; era funzionario del Tribunale di Rovigo dove ricopriva l'incarico di Capo dell'Ufficio di Registratura. Fu condannato a morte; successivamente la pena fu condonata in 6 anni di carcere da scontare nel castello di Lubiana.

Via Antonio Lenta

Antonio Lenta nacque a Rovigo il 16 maggio 1780 da Francesco e Lucrezia Bortoloni; fu commissario di polizia sotto il dominio napoleonico durante il quale mise a disposizione un suo immobile conosciuto come “Caserma Lenta”. Nel 1818 fu nominato Cancelliere presso il Tribunale di Prima Istanza di Rovigo. Fu condannato a sei mesi di detenzione.

Via Pietro Maroncelli

Pietro Maroncelli, forlivese, si accostò alla carboneria unitamente a Silvio Pellico, insieme al quale fu condannato a 20 anni di detenzione da espiare allo Spielberg. Colpito da un tumore al ginocchio, fu amputato dell’arto inferiore. Una volta scontata la sua pena si recò a New York dove visse stentatamente dando lezioni d’italiano e di musica. Scrisse le Addizioni a Le mie prigioni, note aggiuntive alle memorie di Silvio Pellico. Morì nel 1846 all’età di 50 anni dopo lunghe sofferenze causate dall’amputazione subita durante la sua prigionia.

Via Costantino Munari

Costantino Munari nato a Calto nel 1772, era un giureconsulto che aveva ricoperto importanti incarichi nelle città emiliane durante la Repubblica Cisalpina. Tenuto in grande considerazione dall’autorità napoleonica, aveva partecipato alla consulta di Lione dove, nel 1802, si era deciso di proclamare la Repubblica Italiana che dopo pochi anni, con l’incoronazione di Napoleone a Re d’Italia, evolverà nel Regno d’Italia.

Studioso di storia antica, di lingue, di diritto, era rimasto fedele agli ideali e al regime imposto in Italia dai francesi. Per queste sue convinzioni aveva preso parte a diverse società segrete accomunate da un unico costante obiettivo: la liberazione dell’Italia dal giogo straniero. Ormai non più giovane, ma con alle spalle un grande bagaglio di cultura ed esperienza, era considerato uno degli ideologi del movimento carbonaro. Amico del principe Ercolani di Bologna (parente di Luciano Bonaparte e capo della Carboneria bolognese), aveva elaborato la Costituzione Latina che prevedeva un nuovo assetto politico-istituzionale per l’Italia: il territorio nazionale sarebbe stato diviso in undici regioni autonome, ciascuna con un capoluogo metropolitano; ogni regione avrebbe riconosciuto un Centro, fissato a Roma “già madre di tanti italiani”, dove avrebbe dovuto risiedere un Senato formato da cinque “sommi uomini”. La Costituzione Latina era stata accettata e approvata dai capi delle vendite carbonare dell’Emilia, convenuti a Palazzo Ercolani una decina di giorni prima della storica riunione del 20 ottobre 1817 alla Locanda Due Torri, e Munari contava di imporla anche nel Veneto a cominciare da Rovigo. Condannato allo Spielberg, fu liberato nel 1835 in pessime condizioni di salute. Ritornò a Calto dove morì due anni dopo all’età di 65 anni.

Via Antonio Villa

Antonio Villa era il capo della sotto-vendita carbonara di Fratta Polesine. Appartenente ad una antica famiglia di notai, conquistato dalla passione per gli ideali patriottici, era ritenuto il personaggio più autorevole nell’ambiente carbonaro frattense tanto che Foresti (responsabile della vendita rodigina) individuò in lui la persona adatta per essere messo a capo del gruppo di Fratta convincendolo che, se la rivolta anti-austriaca avesse avuto successo, avrebbe caldeggiato una sua nomina a giudice.

Villa cedette a queste sue inconfessabili ambizioni nella speranza di ottenere quel riscatto sociale che gli avrebbe permesso di non sfigurare al cospetto dei suoi illustri antenati. Antonio Villa fu arrestato nel dicembre del 1818 e la sua piena confessione rese chiara a Lancetti l’articolazione della rete carbonara polesana. Fu condannato a venti anni di carcere allo Spielberg, dove fu vicino di cella di Silvio Pellico. Non uscì vivo dalla sua prigionia perché morì il 23 giugno 1827.

Via Santorre di Santa Rosa

La via è dedicata allo sfortunato patriota piemontese che ottenne la Costituzione da Carlo Alberto per poi essere sconfessato e costretto all’esilio. Riparò in Francia e successivamente si recò in Grecia dove cadde combattendo contro i Turchi che minacciavano la libertà di quel paese.

Via Silvio Pellico

Recandosi nel quartiere Commenda, si può percorrere via Silvio Pellico che congiunge via Puccini con via Benvenuto da Garofolo. Come Pietro Maroncelli, Pellico apparteneva al gruppo di carbonari milanesi. Fu condannato a 20 anni di carcere nel febbraio del 1822, una sentenza posteriore a quella dei carbonari polesani. Nell’aprile dello stesso anno giunse allo Spielberg dove già si trovava Antonio Oroboni con il quale strinse una fraterna amicizia che non mancò di narrare nel suo libro Le mie prigioni.

Se le vicende del Pellico sono a tutti note perché ampiamente citate nei nostri studi scolastici, non altrettanto bene è conosciuto il sacrificio dei carbonari polesani nonostante siano stati oggetto delle prime azioni repressive. La ignorata primogenitura dei carbonari rodigini ha svariate giustificazioni: le vicissitudini dei carbonari milanesi hanno avuto una vasta eco grazie ad un memorialista eccezionale come Silvio Pellico; l’aristocrazia milanese ha inoltre sicuramente contribuito a fare da cassa di risonanza molto più rumorosa del modesto ambiente nobiliare polesano e infine la notorietà dei patrioti milanesi, che collaboravano al giornale Il Conciliatore, era già largamente diffusa rispetto agli sconosciuti cospiratori polesani.

In conclusione per completezza si ricordano i due carbonari rodigini ai quali non è ancora stata intitolata una via:

Lorenzo Vincenzo Gobbetti

Nacque a Rovigo verso il 1775 dal notaio Girolamo e da una Bonifacio. Coniugato con Elisabetta Sani, era il fratello di Agostino, medico della città che diede un importante contributo allo studio del tifo e che fu presidente dell'Accademia dei Concordi. Lorenzo Vincenzo Gobbetti era funzionario della Conservatoria delle Ipoteche. Fu condannato a sei mesi di carcere; nel 1848 fece parte del Comitato Rivoluzionario provvisorio quando gli austriaci lasciarono la città per un breve periodo dando l’illusione di una definitiva liberazione.

Domenico Zona

Nacque a san Martino di Venezze il 9 luglio 1793 da Cristoforo e da Giacinta Baroni e si trasferì con la famiglia a Rovigo nel 1798. Ebbe il ruolo di alunno (apprendista) presso il Tribunale di Rovigo nel 1818; arrestato dopo la festa danzante all'Accademia dei Concordi, fu condannato a sei mesi di carcere con l'accusa di essere stato l'esattore degli iscritti alla Vendita carbonara di Rovigo denominata "Piccolo Adige". Nel 1848 fu nominato membro del Comitato Provvisorio rivoluzionario e nel 1860 Assessore municipale. Nel 1870 fu insignito del titolo di Cavaliere per i meriti acquisiti verso la Patria. Morì l'8 marzo del 1873.

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Come citare questo articolo

Franco Gemelli. “Percorso carbonaro a Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 66, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/percorso-carbonaro-a-rovigo/

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