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STORIA - TRADIZIONI

I Monti di Fratta

Una famiglia di origine veneziana, che coltivò ideali patriottici antiaustriaci

di Maurizio Romanato

Ventaglio Novanta n. 44 2012 pp. 44–49

Nella retata della polizia asburgica contro i carbonari di Fratta, seguita da esemplari condanne (vedi La Carboneria in Polesine di Lino Segantin, in Ventaglio n. 43, pag. 60 e successive), spiccano vari nomi della composita famiglia Monti. Una famiglia – a quanto ci rivela un’accurata ricerca di Mario Carlo Prando studioso di Pincara – giunta a Fratta alcuni secoli prima della nascita del fenomeno carbonaro. Prando, partendo dai documenti rinvenuti nell’archivio parrocchiale di Fratta, ha ricostruito le parentele e dunque i molti agganci che spiegano anche la facilità nel coinvolgimento di varie persone che avevano un legame di fiducia e di sangue.

La famiglia Monti è di origine sicuramente veneziana e, con ogni probabilità, i Monti si stabiliscono a Fratta Polesine nel Cinquecento, poco dopo il consolidamento del dominio della Serenissima. Sfruttando la comodità negli spostamenti dovuta alla rete di canali, ragioni di “villeggiatura” li inducono a costruire, nella zona di cui erano diventati proprietari terrieri, una villa diventata poi residenza.

Il primo dato anagrafico esistente (che è stato rintracciato durante il riordino degli archivi della parrocchia di Fratta Polesine), riguarda Mattio (o Mattia) Monti, nato nel 1609 e deceduto sempre a Fratta nel 1669. Mattio si può dunque considerare il capostipite della famiglia, per quanto concerne la presenza accertata in Polesine.

Dal matrimonio con Caterina, Mattio ha cinque figli, l’ultimo dei quali Sebastiano, nato nel 1652, ha a sua volta il figlio Matteo (probabilmente unico) nel 1675. Matteo è il padre di Sebastiano Monti (nato nel 1705), e di Vincenzo Monti, dal cui matrimonio con Rosa Boni nasce a Fratta Polesine nel 1730 Ipsicratea Monti.

Sebastiano Monti si sposa con Caterina da cui ha diversi figli (trascurando Maria C. 1731, Giovanni 1735 e Gasparo 1740, presumibilmente deceduti nello stesso anno di nascita):

1 – Giuseppe Francesco (nato il 10 novembre 1727), coniugato con Lucrezia Maria Gallimberti (otterrà in livello perpetuo villa Grimani Molin).

2 – Francesco G. (1730-1808), generale del Genio delle Fortificazioni, nobile, coniugato con A. Zili, padre di Antonio (1772-1841).

3 – Giovanni (1735), padre di Vincenzo (1760-1835).

4 – Paolo Antonio (il più giovane, nato nel 1746), probabilmente il Gran maestro della vendita Carbonara di Fermo.

1. – Giuseppe Francesco ha nove figli, di cui quattro superano i primi due anni di età. Tra questi l’unica figlia, Giuseppina Cecilia, nata il 25 ottobre 1763 a Fratta (detta anche Elena o Teresa in alcuni testi d’epoca) sposa il generale francese Giovanni Battista D’Arnaud, diventa amante del duca Francesco di Modena e una delle aie (educatrici) del figlio di Napoleone Bonaparte, il Re di Roma, nei tre anni in cui il bambino vive in Francia, intessendo stretti rapporti con Maria Luisa d’Austria.

Quando Napoleone viene esiliato all’Elba, il figlio dell’imperatore è trasferito a Vienna. Cecilia ritorna con il marito a Fratta, ma, in contatto con gli ambienti della corte in Toscana, ne preannuncia il ritorno in Francia. Il fatto le procura ampia credibilità e la donna ha sicuramente un ruolo nel tentativo di Gioacchino Murat di entrare nel Lombardo Veneto.

Dopo la caduta definitiva di Napoleone e il fallimento dell’aspirazione unitaria di Murat (del quale intendeva accreditarsi come quinta colonna in Polesine) rientra nuovamente a Fratta (poco prima del 1817) dove tiene contatti con i carbonari. Aderisce alla società segreta della Spilla nera, d’ispirazione antiborbonica.

Nella sua villa si svolge l’11 novembre 1818 il brindisi all’indipendenza dell’Italia e alla causa del figlio di Napoleone (il così detto “banchetto carbonaro”). Arrestata il 6 dicembre con il marito, successivamente espulsa dal Lombardo Veneto con un figlio quattordicenne, muore durante il viaggio di ritorno in Francia il 13 luglio 1819.

Oltre a Pietro A. (1746-1813) e Marco (1766-1816), un altro figlio di Giuseppe Francesco, l’ultimogenito Sebastiano Giuseppe (1777), massone, coniugato prima con Giovanna Gidomei e poi con Michela Lopez Casanova di S.E. Antonio, generale spagnolo, compare nelle indagini e rimane per breve tempo ai “domiciliari”; sicuramente è in libertà nell’aprile 1821, ripara in Spagna almeno fino al 1825 e non entra nel maxiprocesso di Venezia contro la Carboneria.

2. – Francesco G. è generale del Genio delle Fortificazioni, e negli atti conservati a Fratta viene sottolineato il titolo di “nobile”. Secondo lo storico Alessandro Carlo Bellettato è lui a far ottenere questo riconoscimento alla sua famiglia. E’ il padre di Antonio (1772-1841), coniugato con Maria Roiti, e nonno di Federico (1796-1831), condannato a un mese di arresto a Venezia nell’ambito del processo per carboneria.

Federico, figlio di Antonio, è uno dei carbonari prelevato dalla Polizia austriaca il 7 gennaio 1819. Era stato per due anni (1816-1818) alunno presso il Giudice di Pace di Fratta Lorenzo Margari. Al momento dell’arresto è, con il padre, amministratore dei beni di Francesca Santi di Fratta¹.

Su Federico esiste la descrizione tratta dal passaporto, rilasciatogli nell’ottobre 1822, lo stesso anno del ritorno dalla detenzione scontata a Venezia e avvenuto il 27 gennaio: statura ordinaria, fronte regolare, sopracciglia bionde, occhi cerulei, naso regolare, barba bionda e colorito sano. Come il padre Antonio è possidente e amministratore dei beni dei veneziani Lippomano e Bollami. E’ anche parente di Domenico Grindati la cui sorella aveva sposato l’altro carbonaro Vincenzo Zerbini, a sua volta discendente dei Monti.

Arrestato e coinvolto nel processo, riceve la condanna per “grave trasgressione di polizia contro la sicurezza dello Stato”. La polizia non riesce infatti a trovare le prove materiali del delitto di alto tradimento. Che la Polizia non si fidi di Federico – neppure dopo il mese di carcere, che si era aggiunto alla detenzione nell’isola di San Michele a Murano e anche ai Piombi durante l’istruttoria – è testimoniato da un episodio: Federico aveva “congiunto parentela” (nel senso di amicizia?) con un certo Martarello di Pozzonovo. La sua visita a Fratta aveva destato inquietudine nella Polizia per l’arrivo e l’associazione a persona già inquisita (appunto Federico Monti). Era rischioso insomma entrare in rapporti di confidenza con una persona divenuta sorvegliato politico.

Federico sposa nel 1829 C.M. Bolzoni, da cui non risulta negli archivi parrocchiali di Fratta abbia avuto figli. Federico muore due anni dopo il matrimonio, a soli 35 anni.

Fratello minore di Federico è Francesco (1806-1885), coniugato con Elena Campanari (la cui famiglia era proprietaria della villa attuale sede municipale). Vive da adolescente l’inchiesta cui è sottoposto il fratello maggiore e ricopre incarichi amministrativi nel periodo tra il 1843 e il 1845 e poi dal 1847 al 1850 è anche membro della Deputazione Comunale. Da non confondere con l’omonimo di Fratta Polesine, figlio di Giacomo Monti e Antonia Filippi, che nel 1850-51 dà del filo da torcere alla polizia imperiale per il suo attivismo nella propaganda anti Austria in Polesine.

Francesco ha il figlio Antonio (nato nel 1838) è scrittore comunale dal 1858 al 1862 quando viene sospeso dal governo. Segretario del Comitato di emigrazione per l’arruolamento dei volontari, è tenente medico dei garibaldini nel servizio di sanità agli ordini di Agostino Bertani. Si arruola con Garibaldi per la Terza guerra d’indipendenza partecipando alla battaglia di Bezzecca nel Trentino nel 1866. Si laurea a Napoli in Veterinaria il 16-17 luglio del 1867. A Napoli e in Sicilia è attivo nel favorire gli emigrati romani per la liberazione del Papato e l’Unità d’Italia. Tornato a Fratta, esercita la professione di veterinario per sessant’anni. Muore per una frattura al femore nel 1925. Una delle figlie di Antonio, Maria Angelina (1882-1976), sposa Francesco Silvio Romanato, anch’egli di Fratta, trasferitosi a Rovigo nel 1928.

3. – Giovanni è padre di Vincenzo (1760-1835), che sposa Maddalena Santi, dalla quale ha tre figli: i due maschi sono condannati per carboneria. Si tratta di:

a) Giovanni (1785 – 1864) che sarebbe nativo di Villanova del Ghebbo, e questo è logico in quanto alcune delle proprietà dei Monti si estendono all’epoca anche nel comune limitrofo. Coniugato ad Este nel 1817 con Chiara Barotto. Risulta già iscritto alla Carboneria nell’ottobre 1817. Arrestato quando ha 34 anni, inizialmente condannato a morte, pena commutata nel carcere di Lubiana.

Torna in libertà il 12 novembre 1824, dopo cinque anni di arresto. Statura ordinaria, capelli e sopracciglia grigie, fronte spaziosa, occhi castani e colorito sano, così viene descritto nel passaporto.

La moglie Chiara muore due anni dopo il ritorno del marito da Lubiana, ma fa in tempo a dargli un secondo figlio, Giobatta. Non risulta che Giovanni si sia successivamente risposato. Muore a Fratta il 3 giugno 1864.

Il suo primogenito Giulio (1818-1849), diventa marito di Isolina Condet due anni prima di morire, ma da lei ha tre figli: Lauro, Giovanni e Giulia, quest’ultima venuta alla luce dopo la morte del padre.

b) Giacomo, invece, secondo le note di Prando sarebbe nato a Fratta Polesine nel 1794, in quelle dello studioso frattense Alessandro Carlo Bellettato sarebbe invece venuto al mondo a Villanova del Ghebbo il 27/6/1794. Si ammala di vaiolo nella fanciullezza, ma guarisce. Entra nella Carboneria a seguito del fratello Giovanni che è più anziano di lui di nove anni. Somigliante a Giovanni, ha capelli, barba e sopracciglia castani e il naso piuttosto lungo.

Come per il cugino Federico Monti non è provata la cospirazione, soltanto la violazione delle disposizioni di Polizia ed è condannato a 6 mesi, scontati a Venezia. Muore a Fratta il 27 febbraio 1863 dopo aver lasciato già dal 1858 una somma annuale perpetua al Pio elemosiniere di Fratta trasformato in Congregazione di carità.

Questo ramo della famiglia Monti si trasferisce a Padova nel 1909. Figlio di Lauro è Giovanni (16 giugno 1900 – 2 agosto 1931), calciatore e asso dell’aviazione, deceduto in un incidente aereo, e sepolto a Fratta.

Fanno parte come discendenti della famiglia Monti anche altri tre importanti personaggi coinvolti nella Carboneria:

Don Marco Fortini

Figlio di Marianna Monti (1744-1812) che è a sua volta figlia di Giovanni Battista, zio di Giuseppe Francesco padre di Cecilia Monti.

Marianna è coniugata con Antonio Fortini originario di Gaiba. Marco Fortini nasce a Fratta il 26 aprile 1784, sacerdote, cappellano e maestro comunale, diviene maestro privato del figlio di Cecilia Monti (Kunzer?).

Condannato per Carboneria, gli viene tolto l’abito talare per apostasia e incarcerato allo Spielberg da cui viene liberato prima del termine della pena. Ritorna in Dalmazia, viene riordinato sacerdote e muore il 28 maggio 1848 a Fratta Polesine.

Vincenzo Zerbini

Con ogni probabilità è figlio di Maria Teresa (nei documenti Maria T.), nata nel 1736 e coniugata con Giovanni Zerbini. Maria Teresa Monti è figlia di Vincenzo, a sua volta zio di Giuseppe Francesco.

Nato nel 1770, Vincenzo Zerbini aveva sposato Paolina Grindati, sorella di Domenico. E’ Gran Maestro della Carboneria nel 1817, condannato poi a 6 mesi di carcere duro, ma non per alto tradimento, vista l’inconsistenza delle prove raccolte a suo carico.

Domenico Grindati

E’ un parente di Federico Monti per parte della madre. Figlio di Francesco e Marianna Roiti (o, Raiti secondo Luigi Contegiacomo), sorella della madre di Federico, è a lungo segretario del Consorzio Vespara e Presciane.

Nel 1818 aveva 45 anni, abitava a Lusia e teneva i collegamenti con i patrioti del ferrarese. Durante la fase d’indagine, fu uno dei più ostinati, negando ogni addebito, fu liberato nel 1822 e morì nel 1849 a Fratta.

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Come citare questo articolo

Maurizio Romanato. “I Monti di Fratta”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-monti-di-fratta/

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