Ha tenuto banco nei mesi scorsi l’ipotesi dell’abolizione della Provincia di Rovigo, accendendo anche un dibattito sulla futura aggregazione del nostro territorio: con Padova o con Ferrara? Problematica poi accantonata dal successivo annuncio della futura soppressione di tutte le amministrazioni provinciali. Sarà davvero così?
In realtà, al di là degli annunci definitivi, non mancano i dubbi che si giunga a cancellare con un colpo di spugna una storia ultrasecolare, e nel dibattito che si è originato in Polesine si sono registrate prese di posizione a favore del mantenimento della Provincia non solo da parte di amministratori, politici e personalità della cultura, ma anche di persone comuni che nell’istituzione provinciale individuano un ruolo di salvaguardia dell’identità territoriale.
Un territorio chiamato Polesine, che forse tardivamente si è imparato a conoscere e conseguentemente ad apprezzare per le sue peculiarità paesaggistiche, i suoi non trascurabili beni culturali e la varietà della sua storia e delle sue tradizioni. Sembra finalmente caduta l’immagine – resistita per vari decenni – del Polesine visto come un’area marginale, terra delle nebbie e dell’alluvione. Grazie anche a non poche iniziative di valorizzazione (di cui questa rivista si è fatta spesso portavoce e promotrice) il nostro territorio si presenta ora con un appeal più interessante: terra dei fiumi, dei borghi e di esclusività artistiche e culturali; area non più negletta, ma agevolata dalla presenza di sistemi stradali, ferroviari e idroviari, che ne favoriscono la visibilità e la fruibilità nel contesto nazionale.
Ed è proprio facendo leva sugli aspetti identitari del Polesine e sulle sue peculiarità da valorizzare, che, semestre dopo semestre, da 22 anni diamo vita a questa rivista chiamata Ventaglio, divenuta via via un riferimento sempre più apprezzato ed atteso.
Questo numero si apre all’insegna dell’annunciato evento d’arte che caratterizzerà il primo semestre 2012, ovvero la mostra sul Divisionismo che, a partire dal 25 febbraio fino al 24 giugno, animerà le sale di Palazzo Roverella a Rovigo. Vengono poi proposti vari itinerari ed opportunità di visite, partendo dall’area più occidentale, grazie al riallestimento del Museo della Giostra di Bergantino, per giungere fino all’estremo oriente nelle lagune del delta. Si passa poi agli approfondimenti storici del nostro territorio, con articoli riguardanti aspetti per lo più poco noti ma non privi di richiamo. Interessante anche la sezione dedicata ai personaggi illustri, che nel tempo hanno fatto ben figurare il Polesine grazie al loro impegno e alla loro operosità. Personaggi che, decenni dopo la loro scomparsa, in qualche occasione tornano a far sentire alta la loro voce. E’ il caso di Giuseppe Marchiori, il critico d’arte lendinarese che nel 2011 è stato “protagonista” di ben due mostre d’arte organizzate rispettivamente a Ravenna e Fermo.
Seguono le pagine dedicate agli “Incontri”, all’Arte, alla Poesia e alla Narrativa, per giungere alla sezione conclusiva della rivista riservata ad importanti iniziative sul piano sociale e culturale, tra cui la mostra, chiusasi a fine ottobre all’Accademia dei Concordi dedicata a Giovanni e Vittorio Biasin, ed il restauro della Fontana della Riconoscenza davanti alla stazione ferroviaria: segno rappresentativo questo di un Polesine da non dimenticare, ferito dall’alluvione nel 1951, ma soprattutto emblema dell’attenzione del mondo verso la nostra terra e simbolo di “risurrezione” dopo la tragedia delle acque. E quindi sprone a coltivare l’identità polesana nel modo più consono e convinto.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “L’identità del Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/lidentita-del-polesine/