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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il Divisionismo a Palazzo Roverella

Dal 25 febbraio al 24 giugno 2012, a Rovigo “la luce del moderno”

di Valeria Tomasi

Ventaglio Novanta n. 44 2012 pp. 8–9

Dal 25 febbraio al 24 giugno 2012 Palazzo Roverella riaccenderà le sue luci ospitando una nuova grande mostra dedicata al Divisionismo, momento culturale che si annuncia come uno tra i più importanti eventi espositivi del prossimo anno.

Promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Comune di Rovigo, e Accademia dei Concordi, la nuova esposizione indaga una delle più entusiasmanti stagioni dell’arte italiana degli ultimi secoli illuminando, con un taglio nuovo e un’accurata scelta di opere, il periodo compreso tra il 1890 e l’indomani della Grande Guerra.

L’indagine proposta a Palazzo Roverella e curata nuovamente da Dario Matteoni e Francesca Cagianelli rileggerà la storia di questo singolare momento dell’arte in cui diversi artisti italiani, con assoluta originalità, si confrontarono con l’uso "diviso" dei colori complementari e interpretarono magistralmente – come afferma il sottotitolo della mostra – la luce del moderno, negli stessi anni in cui in Francia Signac e Seraut “punteggiavano” il Neo Impressionismo.

Quanto alla genesi dell’evento bisogna ricordare che dalla XXVI Biennale Veneziana del 1952, alla Mostra sul Divisionismo Italiano del 1970, alla Permanente di Milano, l’esigenza di approfondire ruoli e contributi di personalità artistiche italiane nell’elaborazione teorica e stilistica del Divisionismo, in relazione al Neoimpressionismo francese ha fatto scaturire diversi progetti espositivi; ma finora l’attenzione riservata agli anni fondativi del divisionismo, e ai cosiddetti maestri storici, rimaneva da allargare verso i protagonisti degli anni Venti del Novecento che non potevano ritenersi dei semplici epigoni, ma dovevano essere rapportati ad un dibattito più ampio e eterogeneo, come suggerito nella mostra Divisionismo Italiano organizzata a Trento nel 1990.

In questo senso procede la mostra proposta da Matteoni e Cagianelli che si propone di allargare la prospettiva critica ad artisti finora solo episodicamente collegati al Divisionismo, riflettendo più attentamente sul ruolo di personalità quali Vittore Grubicy de Dragon o Plinio Nomellini, nell’intento di ritessere significativi contributi e reimpostare flussi di un linguaggio policentrico, ampliando e valorizzando le geografie di un movimento che incrocia differenti tradizioni regionali e impone istanze di trasformazioni stilistiche.

Le riflessioni si spingono fino all’inizio delle avanguardie, concentrando l’attenzione non solo sui protagonisti indiscussi e consacrati, ma ampliando lo spettro d’indagine verso coloro che in Toscana, Liguria, Veneto ed Emilia, costituirono tasselli autonomi di sperimentazione luminosa, evidenziando le diverse dimensioni territoriali del Divisionismo, che sono forse la maggiore ricchezza del movimento.

Un’ulteriore tappa dell’indagine sulla questione divisionista verte sulla Secessione Romana, da considerare soprattutto per quanto concerne il fenomeno di un linguaggio che diviene strumento di trascrizione di nuovi miti mondani e di inedite mode esotiche.

I temi del Novecento, che vanno dalle scoperte scientifiche agli incombenti conflitti sociali, dal variato rapporto con la realtà agreste all’evoluzione della città moderna, sono affrontati dagli artisti con una tecnica spesso audace e coraggiosa fatta di sperimentazioni che, prima delle avanguardie, costituiscono una grande cesura rispetto agli stili del passato.

I puntini e le barrette colorate dei francesi nel Divisionismo italiano diventano filamenti frastagliati che spesso si sovrappongono anziché accostarsi. La grande differenza, però, è lo spirito, poiché la nuova tecnica suggerisce una pittura di luce, colore e soprattutto di emozioni. E vengono così magistralmente riprodotti i sentimenti e le passioni che accomunavano i protagonisti di quella stagione artistica – in cui si possono aggiungere gli straordinari Balla, Boccioni, Severini e Carrà – che sarebbe andata a sfociare nel rivoluzionario “nuovo” del Futurismo.

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Come citare questo articolo

Valeria Tomasi. “Il Divisionismo a Palazzo Roverella”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-divisionismo-a-palazzo-roverella/

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