Il pregevole restauro dei beni storico-artistici della chiesa di Sariano, (inaugurato lo scorso 11 giugno) ci offre lo spunto per ripercorrere la storia di questa parrocchiale, divenuta di grande interesse dopo che al suo interno sono stati rinvenuti lacerti di affreschi murari, probabilmente i più antichi della diocesi di Adria Rovigo.
I dipinti vennero casualmente scoperti nel lontano 1952, quando l’allora parroco Don Mario Fogagnolo, assistito dal sacrestano Luciano Trambaioli, nello spostare un vecchio armadio in un piccolo locale attiguo all’abside, provocava il distacco di una scaglia d’intonaco, facendo emergere dal muro sottostante il volto ad affresco di una Madonna. Avvertita subito la Sovrintendenza ai Beni Artistici e Culturali, si provvide a fare ulteriori saggi, in seguito ai quali ci si rese conto che tutte le pareti di quella che si rivelò essere la parte antica della chiesa di san Maurelio, erano interessate da affreschi databili dal 300 al 500 e di ottima scuola, ipotizzandosi nei più antichi l’opera di allievi di Giotto e in altri, quella di artisti di scuola emiliana e lombarda¹.
La straordinaria scoperta comportò un primo intervento di restauro conservativo, conclusosi nel 1958 per esaurimento dei fondi, senza che l’opera fosse conclusa. Passò mezzo secolo e finalmente, grazie al finanziamento della Fondazione Cariparo e della Regione Veneto, il restauro venne ripreso e ultimato nello scorso mese di marzo.
Un territorio vitale
Va innanzitutto detto che, oltre al valore storico-artistico, questi affreschi attestano anche la vitalità di un territorio a torto considerato povero, inospitale per la continua minaccia di fiumi e affetto da una cronica arretratezza culturale. In realtà, anche nel Polesine l’uomo del Medioevo e del Rinascimento aveva trovato il modo di convivere con gli elementi naturali, abitando sui dossi più rilevati e proteggendo le terre coltivate con quelle arginature che ancora caratterizzano il nostro paesaggio.
In quanto alle alluvioni, esse non erano mai disastrose perché le piene dei fiumi venivano lasciate sfogare nelle valli, soggette pertanto ad un frequente ricambio delle acque, che le rendeva pescose e salubri. In altre parole, si era creato un equilibrio tra terra, acqua e attività umane, un ecosistema come diremo oggi, che faceva del Polesine un territorio complesso, sicuramente difficile, ma nello stesso tempo piacevole e anche produttore di ricchezza (perciò conteso tra Ferrara e Venezia). In tale contesto, ben comprendiamo che la circolazione di pittori forestieri e l’attività di maestri locali (come il badiese Giacomo Pesson), deve aver interessato anche la nostra provincia già nel Basso Medioevo e gli affreschi di Sariano ne sono una testimonianza.
La costruzione del 1300
La prima attestazione della chiesa di San Maurelio in Sariano è contenuta nell’elenco delle decime ecclesiastiche per la regione Emilia dell’anno 1300, nel quale essa appare senza reddito e senza un sacerdote residente². Ma qualche decennio dopo (1341), compare in un atto notarile un certo Don Gualtiero, che si definisce prete della chiesa di San Maurelio di Sariano³, un elemento non trascurabile, ai fini della datazione degli affreschi più antichi conservati nella struttura.
Nello stesso documento, si tratta di un lascito ereditario alla Casa d’Este, vi è anche la prima descrizione di “unum pallatium muratum… cum foveis circumcirca, ponte levatorio, puteo et cortili in forma castri, quod dicitur il Castello de Sariano…”, una curtis fortificata medievale che, sfidando i secoli, è giunta quasi intatta fino ai nostri giorni. Con quell’atto nasceva formalmente la Castalderia Estense di Sariano, un allodio, cioè un bene privato del duca di Ferrara, condotto mediante un agente di fiducia detto castaldo. La restante parte del territorio di Sariano e gran parte di quello di Trecenta erano da almeno due secoli possedimento del vescovo di Ferrara e questo spiega la dedicazione delle loro chiese a San Maurelio (vescovo e martire) e a San Giorgio, i patroni della città estense.
Nel 1391 il grande possedimento vescovile di Trecenta veniva ceduto dal vescovo Nicolò dè Roberti con investitura enfiteutica al marchese Alberto d’Este (ne aveva sposato la sorella Giovanna) e con facoltà di subinfeudare. Pochi anni dopo il marchese Nicolò III donava con due diversi instrumenti, datati 1401 (6 gennaio) e 1409 (7 ottobre), beni allodiali e beni di provenienza vescovile, al conte Uguccione Contrari e ai suoi discendenti maschi, come ricompensa delle sue imprese militari, col vincolo di fedeltà alla Casa d’Este⁴. Con queste investiture iure feudi, il casato dei Contrari assumeva anche il patronato sulla chiesa di San Maurelio, cioè l’obbligo di provvedere alle strutture, agli arredi e al mantenimento di un sacerdote residente che poteva scegliere a suo gradimento.
In quel tempo la chiesa di Sariano era formata da una piccola navata romanica, con tetto a capanna, ingresso a Ponente e altare a Levante, dotata di un minuscolo campanile nell’angolo della parete Nord. Come si evince dai lacerti di affresco rimasti, le pareti interne erano affrescate tutt’intorno da un doppio ordine di dipinti, raffiguranti scene della vita di Cristo, della Vergine e con la presenza di varie figure di santi: una sorta di catechismo illustrato che faceva della chiesetta un vero gioiello dell’arte sacra medievale.
La chiesa del ‘400
A partire dal 1410, sotto il patronato dei Contrari, la chiesa di Sariano subisce una prima trasformazione: la navata viene divisa mediante l’inserimento di un arco absidale in due locali, un presbiterio a forma di piccola cappella con volta a crociera contenente l’altare maggiore e un’aula per i fedeli, contenente a sinistra un battistero e a destra una cappellina dedicata alla Madonna.
Questa soluzione dal punto di vista funzionale separava lo spazio del celebrante da quello dei fedeli; dal punto di vista architettonico, eliminava almeno una delle capriate in legno che sorreggevano il tetto e permetteva il sostegno della volta a crociera, al centro della quale veniva inserito un rosone con lo stemma del casato, a indicare la sua vicinanza all’altare e quindi a Cristo e alla Chiesa.
In seguito a questo intervento, tutti gli affreschi esistenti venivano coperti da uno strato d’intonaco e sostituiti da una nuova affrescatura. Nel presbiterio, veniva dipinta la parete dietro l’altare maggiore con motivi a stipiti e colonne formanti una specie di vestibolo che conferiva al piccolo locale una sensazione di maggiore ampiezza. La volta del presbiterio veniva invece affrescata con una decorazione a cielo stellato, arricchita da motivi floreali con simbologia religiosa (fiori di melograno), disposti lungo le nervature della crociera.
Veniva dipinto ad affresco anche l’arco absidale, sul fronte verso l’aula, con scene ispirate al Giudizio Finale e l’inserimento tra le varie figure di santi di un enigmatico guerriero in armatura, forse Uguccione il Grande, dal momento che il messaggio pittorico allude alla difesa della Chiesa e della cristianità (nel 1411 era stato nominato gonfaloniere della Chiesa e capitano generale delle milizie pontificie). La riaffrescatura interessava anche le pareti dell’aula, ma non sappiamo in che misura, in quanto ne rimane solo un breve tratto sul muro a Nord; qui l’ignoto autore ha lasciato tra le figure dipinte anche una data: 1426, con molta probabilità l’anno di esecuzione dei nuovi affreschi. Questa data ci pone l’interrogativo se l’autore possa essere stato quel maestro Iacopo Pesson depinctore da la Badia, che proprio in quel periodo risulta essere al servizio di Nicolò d’Este e di Uguccione Contrari e la cui famiglia aveva proprietà e interessi nel comune di Trecenta.
Le vicende del secolo XVI e XVII
Nel verbale della prima visita del vescovo Fontana⁵, avvenuta il giorno 11 settembre 1591, si ha una sommaria descrizione della prima chiesa: essa appare dotata di due porte, due finestre, di una cappella maggiore, “fornicata et antiquis picturis picta” contenente l’altare del Santissimo (altare maius) e di una cappella minore, forse una nicchia inserita nel muro di destra dell’aula, “parva, fornicata et picturis ornata” alla quale è annesso l’altare della Madonna. Il Presule constata inoltre, che i muri “sunt dealbati sed antiqui”, lasciando intendere il sufficiente decoro dell’edificio, nonostante la sua antichità, ma anche che la maggior parte delle pareti interne non risulta più essere affrescata, ma solo tinteggiata di bianco. La tinteggiatura, peraltro, era stata eseguita in adempimento alle prescrizioni della precedente visita pastorale, avvenuta nel 1574 ad opera del delegato vescovile mons. Maremonti: ecclesiam totam dealbari⁶. Una prescrizione così categorica, induce a pensare che già all’epoca le affrescature, forse perchè deteriorate dall’umidità, fossero state ricoperte da uno strato d’intonaco che ne aveva cancellato la memoria. In quanto agli affreschi superstiti, il vescovo Fontana definisce antiqui solo quelli della cappella presbiterale, dove probabilmente egli ha modo di osservare le decorazioni della volta, e il finto vestibolo all’altare, fatti al tempo di Uguccione I Contrari, risultando le restanti pareti dealbate. Sarà grazie a questa candida pellicola di calce e di intonaco che i lacerti di affresco trecenteschi rimasti sulle pareti, saranno protetti dall’azione combinata della luce e dell’umidità, conservandosi fino ai nostri giorni.
Nel 1575 si estingueva con la morte del conte Ercole senza prole, la linea maschile del casato Contrari e i possedimenti di provenienza vescovile, chiesa compresa, passavano al casato Pepoli, attraverso il matrimonio dell’unica erede Laura Contrari con il conte Sicinio Pepoli, mentre i beni privati di Casa d’Este saranno investiti ai nobili Bentivoglio.
Il casato Pepoli, originario di Bologna, manterrà il patronato sulla chiesa di Sariano fino al 1838, quando cederà le sue proprietà in Trecenta e Sariano agli Spalletti-Trivelli di Reggio Emilia. Alla generosità dei Pepoli si deve la preziosa pala d’altare, attribuita al pittore centese Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino (1591-1666), raffigurante San Maurelio in atto di proteggere la città di Ferrara e altrettanto preziosa è l’ancona lignea che le fa da cornice, finemente intarsiata e decorata in oro, entrambe restaurate nei mesi scorsi. La loro presenza viene segnalata nei verbali delle visite pastorali a partire dal 1664, anno di fondazione della parrocchia, quando appaiono collocate nella cappella oggi dedicata a Santa Liberata⁷.
Sul finire del Cinquecento, essendo la primitiva chiesetta, divenuta insufficiente per l’aumento della popolazione, fu necessario costruire una nuova chiesa più ampia, che veniva collegata ad angolo retto alla precedente, con la facciata orientata verso Sud. In tal modo la vecchia aula dei fedeli diveniva l’abside della nuova chiesa, mentre rimaneva praticamente intatta la cappella presbiterale con gli affreschi antichi, divenuta sacrestia e poi stanza di collegamento con la casa canonica.
Con un successivo intervento, avvenuto tra il 1656 e il 1664, veniva innalzata lateralmente alla chiesa, anche una nuova torre campanaria⁸ dalla caratteristica guglia slanciata, affiancata da quattro pinnacoli, pure restaurata nei mesi scorsi.
Il rifacimento settecentesco
All’inizio del Settecento, durante la rettoria del Rev. Bellino Cavazzini, un prete originario di Fiesso, la chiesa subiva un’importante ristrutturazione (aggiunta delle cappelle laterali, rialzo delle pareti, rinnovo della facciata), assumendo l’attuale aspetto di gusto neoclassico.
Dal I agosto 1819 la chiesa di Sariano, ormai inserita per volontà austriaca (trattato di Vienna del 1815), nella nuova provincia di Rovigo e nel Regno Lombardo-Veneto, veniva separata dalla diocesi di Ferrara e aggregata, assieme alle altre parrocchie della ex Transpadana Ferrarese, alla diocesi di Adria-Rovigo.
In conclusione, la chiesa di Sariano conserva testimonianze d’arte tardo-gotica e rinascimentale uniche nella nostra provincia e merita sicuramente una visita, giungendovi magari in bicicletta da Trecenta, dopo aver percorso l’Argine della Sposa, ed ammirato gli stupendi gorghi che lo fiancheggiano. Storia, arte e paesaggio per un turismo intelligente a pochi chilometri da casa nostra⁹.
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Come citare questo articolo
Michelangelo Caberletti. “La chiesa di S. Maurelio in Sariano”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-chiesa-di-s-maurelio-in-sariano/