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STORIA - TRADIZIONI

Duns Scoto in Polesine

Nel XIII secolo il filosofo-teologo scozzese sostò a Rovigo. La notizia presente in uno scritto di padre Massimiliano Kolbe

di Francesca Magon

Ventaglio Novanta n. 44 2012 pp. 40–43

Può sembrare strano, eppure uno dei più acuti filosofi-teologi del Medioevo ha sostato nella nostra città di Rovigo.

Si tratta nientemeno che dell’illustre filosofo-teologo mariano, lo scozzese francescano beato Giovanni Duns Scoto (1265-1308) che, per la profonda capacità penetrativa del suo pensiero, ebbe l’appellativo di Doctor Subtilis¹. La notizia, davvero stupefacente, mi è pervenuta leggendo un articolo sull’Immacolata Concezione, argomento che si intreccia perfettamente con gli interessi spirituali del filosofo e teologo scozzese, il quale difese strenuamente tale concetto mariano nelle puntuali dispute con i teologi suoi contemporanei. Pertanto, quanto esporrò in questa rivista specificatamente culturale, sarà materia religiosa. Del resto, la devozione popolare alla Beata Vergine Maria è antichissima² e fra tutte le feste dedicate a Maria, la solennità dell’Immacolata Concezione, che ricorre l’8 dicembre, è certamente da considerarsi la più importante.

Non a caso il mondo intero accorre a Lourdes, anche perché proprio in quel luogo la Madonna stessa affermò di essere l’Immacolata Concezione. E la Chiesa, a metà del XIX secolo, ha riconosciuto la Vergine concepita senza peccato, sancendo tale concetto con un dogma³.

Ritornando alla nostra curiosa notizia, a quanto pare l’illustre studioso francescano Duns Scoto, vissuto nel XIII secolo, è approdato a Rovigo nel corso di uno dei suoi innumerevoli viaggi effettuati in tutta Europa. Non siamo in possesso di fonti sicure circa il periodo della sua venuta in Polesine, ma l’informazione viene riportata in uno dei suoi scritti da San Massimiliano Kolbe, francescano conventuale, morto martire nel lager di Auswitz il 14 agosto 1941. Questi, nel 1925 aveva iniziato a pubblicare un calendario-almanacco⁴, e proprio nel primo numero compare un suo articolo a sostegno di Duns Scoto sul privilegio dell’Immacolata Concezione. E non poteva essere diversamente. E’ noto, infatti, che la diffusione della devozione al culto dell’Immacolata Concezione ha trovato nel martire polacco un intrepido e infaticabile “Cavaliere” innamorato dell’Immacolata.

E’ proprio in tale articolo che S. Massimiliano Kolbe accenna alla presenza dello studioso francescano a Rovigo⁵. In particolare afferma che Duns Scoto fece costruire una chiesa a Rovigo dedicata alla Madonna e dedicò un altare all’Immacolata Concezione, senza precisarne il luogo. Tuttavia, mi permetto di avanzare una mia ipotesi al riguardo. Poiché è documentata la presenza di un nucleo di frati francescani, voluta da S. Francesco stesso, situati in un piccolo convento presso la Chiesetta del Cristo, e poiché in questa piccola Chiesa due secoli e mezzo dopo i frati istituirono la Confraternita laicale dell’Immacolata Concezione⁶, si può dedurre che Duns Scoto abbia realmente fatto erigere un altare alla Concezione della SS Vergine a Rovigo nella antica chiesetta⁷.

Credo sia utile riportare qui alcuni stralci del piacevole articolo di S. Massimiliano Kolbe su Duns Scoto e l’appassionata difesa del suo pensiero sull’Immacolata Concezione. Titolo: “A proposito del culto all’Immacolata Concezione”.

Si era a Parigi nell’anno 1305. Dal convento dei Frati Francescani esce un giovane religioso e in grande raccoglimento si dirige verso la più celebre scuola di quel tempo, l’università della Sorbona. Pensa all’Immacolata e La invoca con sommesse giaculatorie affinché lo aiuti nel difendere il suo privilegio, a Lei tanto caro, di Immacolata Concezione. Proprio in quel giorno, infatti, per ordine del Papa e di fronte ai suoi legati, si deve svolgere una disputa generale tra i fautori di questo privilegio e i suoi avversari. E la disputa è stata provocata proprio da lui….

Da poco tempo egli si è insediato sulla cattedra universitaria, lasciata libera da Guglielmo Ware, ritiratosi a causa dell’età avanzata. Per ordine del P. Generale ha abbandonato la cattedra universitaria di Oxford, dove aveva parlato pubblicamente e con vero entusiasmo della “Concepita senza peccato”. E gli studenti erano accorsi da ogni parte, fino a raggiungere il numero di 30.000. Ora è giunto a Parigi. Nemmeno qui perde l’occasione di difendere apertamente l’Immacolata Concezione.

E’ solo dal 18 novembre del 1304 che egli si è insediato a Parigi, dopo aver lasciato Oxford, tuttavia al Papa Clemente V, ad Avignone, giungono già lagnanze nei suoi confronti, per il fatto che egli sostiene pubblicamente il privilegio dell’Immacolata Concezione, quasi che egli insegnasse una dottrina contraria alla fede, per una esagerata devozione verso la santissima Vergine. E proprio oggi egli deve giustificarsi davanti a tutti i professori e perfino alla presenza dei legati del Papa.

Potrebbe fare diversamente? Lui, francescano, figlio spirituale del santo Patriarca d’Assisi.

E lui stesso non era stato forse a Rovigo, nell’Italia Settentrionale, a celebrare l’Immacolata Concezione alla presenza di una gran folla di ascoltatori e nella stessa località proprio lui in persona aveva raccolto offerte e costruito una chiesa dedicata alla Madonna, erigendo pure in essa un altare alla Concezione della SS. Vergine? Sì, egli ha il diritto, ha il dovere, come francescano, di lottare in difesa di un privilegio tanto sublime della Genitrice di Dio.

I professori di Parigi asseriscono che si tratta di una dottrina nuova. E’ vero che la denominazione può sembrare nuova, ma la medesima realtà non era professata, forse, dai fedeli fin dalle origine della Chiesa? Non viene professata, forse, dappertutto, quando si proclama che Ella è piena di grazia, che è purissima, santissima? Ebbene, la macchia del peccato originale è proprio una negazione della pienezza di grazia e di santità. Una dottrina nuova?…

La verità è che non tutti quei signori conoscono con esattezza gli scritti dei Padri della Chiesa, soprattutto quelli orientali: leggano, quindi, anche quelle pergamene. Essi sostengono che l’affermazione secondo cui la SS. Vergine fu immune dalla macchia del peccato originale, è un oltraggio alla dignità di Cristo Signore, il quale ha redento tutti senza alcuna eccezione ed è morto per tutti. Ma non è proprio per questo, per i meriti della sua futura morte, che Egli non ha permesso neppure che Ella fosse macchiata da qualsiasi colpa? Non è proprio per questo che Egli l’ha redenta nel modo più perfetto?…

Scoto sollevò lo sguardo; stava appunto passando accanto ad un palazzo: dal vano di una nicchia di esso l’Immacolata, scolpita in un statua di marmo, lo guardava con benevolenza. Il suo cuore palpitò di gioia. Gli vennero alla mente gli anni della sua adolescenza, allorché si era presentato alla porta del convento dei Frati Francescani di Oxford; allorché, dopo essere stato accettato, incontrava grosse difficoltà nello studio per mancanza di capacità e, avendo pregato la vergine Immacolata, sede della sapienza, aveva ricevuto tale grazia in grande abbondanza e aveva promesso all’Immacolata di consacrare alla sua gloria tutto il proprio genio e tutta la propria scienza. Per lei, appunto, stava andando in quel momento a combattere. Si tolse il cappello e pregò interiormente con fervore: “Concedimi di lodarti, vergine santissima. E dammi forza contro i tuoi nemici” E si accorse che L’Immacolata, con un inchino del capo, gli prometteva l’aiuto. Continuò il cammino pieno di riconoscenza, immerso nella propria indegnità, infiammato d’amore verso la sua Immacolata Signora. Nell’ampia aula dell’università i numerosi oppositori avevano occupato i posti su ambedue i lati. Anche il modesto Scoto si recò al proprio posto e attese umilmente che gli venisse accordata la parola. Fecero il loro ingresso pure i tre inviati del Papa e si posero al centro dell’aula nei posti loro assegnati, per ascoltare la disputa e presiederla.

Si fecero avanti per primi gli avversari. Con molteplici argomentazioni, che i contemporanei enumerarono fino a 200, essi confutarono le affermazioni del povero francescano.

Finalmente, esaurite le obiezioni, si fece silenzio. Il legato del Papa accordò la parola a Scoto. Questi, con la più grande meraviglia dei numerosi presenti, enumerò tutte le obiezioni nell’ordine in cui erano state presentate, le confutò con molta decisione e continuò giustificando con chiare dimostrazioni, la dottrina dell’Immacolata Concezione della SS. Vergine. Le sue argomentazioni furono tanto convincenti che i professori e i dotti presenti gli attribuirono, secondo l’usanza del tempo, l’appellativo onorifico di “Dottore sottile”, a motivo della sua abilità.

Da allora i Francescani, sparsi per le varie località d’Europa, con franchezza sempre maggiore proclamarono ovunque ai fedeli l’Immacolata Concezione della Vergine purissima.

Allorché il giorno 8 novembre 1308 il coraggioso difensore del privilegio dell’Immacolata Concezione lasciava questo esilio terreno, a Colonia, nella cui università aveva insegnato negli ultimi anni, la fede nell’Immacolata Concezione di Maria aveva posto ormai radici così profonde che giustamente il celebre teologo spagnolo Vasquez poteva scrivere nel secolo XVI: “Dai tempi di Scoto la fede nell’Immacolata Concezione è cresciuta tanto non solo tra i teologi scolastici, ma anche in mezzo al popolo, che nessuno ormai è più in grado di farla scomparire”….

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Come citare questo articolo

Francesca Magon. “Duns Scoto in Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/duns-scoto-in-polesine/

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