Nel precedente scritto “Breve storia del delta dell’Adige” ci siamo occupati delle variazioni riscontrate nel corso dei secoli relativamente al secondo fiume d’Italia, con particolare riferimento alla sua foce. E, per quanto riguarda lo sbocco a mare dell’Adige, abbiamo fatto cenno ad interventi di modifica per migliorare il flusso dell’acqua alla foce.
Un obiettivo questo mirato inoltre a proteggere il territorio costiero di cui ora intendiamo occuparci.
Gli interventi di salvaguardia del litorale
La prima volta che si interviene per proteggere la parte settentrionale del lido Rosolina Mare risale al 1961. Abbiamo la testimonianza indiretta del geometra Luigi Mario Dissette che all’epoca seguì i lavori. Le foto che testimoniano l’intervento ci fanno vedere sia una protezione longitudinale posizionata sulla spiaggia sia perpendicolare alla linea di riva con dei pennelli che si estendevano dalla spiaggia in mare. In entrambi i casi si procedeva con la messa in opera di pali di legno uniti da fascine vegetali. L’infissione avveniva a mano con l’ausilio di una pompa che immetteva un getto di acqua attorno al palo, favorendo così la penetrazione nella sabbia smossa fino alla profondità di qualche metro.
È di quel periodo la creazione di un piazzale e la realizzazione del primo casone. La caratteristica costruzione senza pareti aveva il tetto di canna palustre, mentre la struttura portante era sostenuta da pali e traverse in legno. L’offerta consisteva in una ristorazione spartana ma genuina a base di pesce pescato.
Nonostante la rudimentale protezione, le mareggiate dell’inverno 1962 e 1963 provocheranno una parziale erosione dell’arenile e la distruzione del casone. Nel 1964 si procederà alla costruzione di due nuovi edifici simili, che daranno il nome alla località “I Casoni” posta in prossimità della foce dell’Adige.
Un secondo tentativo di protezione del litorale venne attuato all’inizio degli anni ’70, ad opera del concessionario del Villaggio Turistico Rosapineta Nord, il quale provvide alla posa in opera di tre pennelli. Si tratta di piccole “dighe” costituite da un deposito di massi calcarei disposto ortogonalmente al litorale e ricoperto da uno strato di bitume e calcestruzzo.
I pennelli sono delle opere di difesa del litorale che intercettano una parte del trasporto solido del moto ondoso (la sabbia), che nel caso della costa adriatica è prevalentemente rivolto a sud e determinano un deposito sul lato sopraflutto (zona più esposta alle onde) ed una erosione sul lato sottoflutto (parte più riparata). Una variabile che modifica la condizione di sopraflutto e sottoflutto è costituita dalla direzione delle onde, che dipende da due principali venti, quelli di Bora da nord-est e Scirocco da sud-sud-est.
Dei tre pennelli il centrale mostrava una discreta dimensione ed è curiosamente denominato “diga delle Marmotte” in google maps e google earth. Il pennello principale diventerà nei due decenni successivi il punto di flesso. Sarà qui infatti che si verifica la variazione fra arretramento e avanzamento del litorale settentrionale. La linea all’incirca retta che delimita il perimetro esterno del lido di Rosolina Mare, proprio in questo punto subisce una deviazione, palesando la perdita di superficie nella porzione nord del litorale.
Nei primi anni ’80 il Genio Civile di Rovigo Ufficio Opere Marittime della Regione del Veneto è intervenuto nel settore settentrionale del lido rosolinese, con la messa in opera di 4 pennelli trasversali posizionati a nord della vecchia terna del 1970. La funzione di tali opere di difesa è quella di smorzare l’energia delle onde e di conseguenza diminuire l’erosione del moto ondoso lungo il litorale e favorire il deposito del materiale sabbioso.
Gli interventi attuati non risultano però mai definitivi e, per salvaguardare la spiaggia di Rosolina, vengono progettati e realizzati altri lavori.
Nei primi anni ’90, dopo una grande mareggiata, si verificò una situazione allarmante dal punto di vista ambientale, perché la vecchia discarica di rifiuti urbani, impropriamente ubicata nei pressi della foce, rischiava di venire raggiunta dall’erosione.
L’intervento di protezione si attuò con la messa in opera di una scogliera di massi calcarei, che si sviluppava longitudinalmente per circa 150 metri. Successivamente, tra gli ultimi anni del ’90 e il 2000, il Genio Civile di Rovigo realizzò un prolungamento ulteriore per un tratto di 330 metri, mediante una robusta scogliera calcarea con sommità orizzontale e lavorazione a specchio verso il mare, che ha dimostrato nel tempo una discreta solidità.
La situazione dal 2000 ad oggi
Uno studio del 1993 sulla funzionalità della coronella in scogliera che risale agli anni ’80, posta in opera per prolungare il lato destro dell’Adige, aveva appurato che le acque dolci superficiali del fiume scorrono con maggiore velocità nella sezione in destra e filtrano attraverso i massi calcarei, portando in mare verso la spiaggia di Rosolina l’eventuale carico inquinante trasportato dal fiume.
Per tentare di ovviare a questo ulteriore problema, presso la foce dell’Adige, dai primi anni del 2000 fino al 2010, si provvedeva annualmente alla messa in opera di palancole cosiddette stagionali, in quanto venivano infisse nel mese di marzo e poi rimosse in autunno, al termine della stagione balneare. In seguito tale intervento venne giudicato inadeguato e sospeso.
Le palancole sono dei profilati in acciaio di forma allungata che vengono infissi nel fondale sabbioso del mare ed essendo ad incastro verticale tra di loro, vengono a costituire una parete continua. Si sviluppavano in mare per una lunghezza di circa 500 metri, portando il carico idrico a disperdersi lontano dalla costa. Il motivo dell’operazione consisteva nel voler allontanare dalle spiagge il carico di sostanze chimiche e batteriologiche disciolte nell’acqua dell’Adige che proveniva dagli scarichi industriali e urbani posti a monte.
Per quanto riguarda il mantenimento della spiaggia, dal 2007 la Regione Veneto provvede nel periodo primaverile al ripascimento artificiale del litorale nord di Rosolina tramite prelievo di sabbia alla foce dell’Adige. L’operazione di rifornimento di sabbia viene eseguita con l’ausilio di una draga con tubo aspirante collegato ad una derivazione individuata come “sabbiodotto” che distribuisce la sabbia prelevata in vari punti del tratto eroso. La quantità di sabbia distribuita lungo il litorale varia da 20.000 a 45.000 mc/anno.
In misura minore, il prelievo della sabbia ha interessato anche la bocca di Porto Caleri, con trasporto della sabbia mediante un’imbarcazione.
Si tratta di interventi stagionali non definitivi, in quanto la quantità di sabbia mossa e depositata è ritenuta sufficiente per la fruizione turistica estiva, ma non in grado di garantire la stabilità dell’arenile nel tempo. Lo spazio sabbioso ripristinato peraltro, risulta essere molto ridotto rispetto all’estensione della spiaggia presente negli anni 1960 – 1970, periodo in cui erano sorti il villaggio turistico Rosapineta Nord ed il campeggio Margherita.
Tra le iniziative attuate, nel tentativo di salvaguardare la zona costiera di Rosolina mare, va annoverato l’intervento realizzato a partire dal 2008 nel tratto del villaggio turistico Rosapineta Nord, consistente nella messa in opera di grandi sacchi sintetici di colore nero, riempiti di sabbia. Le tempeste autunno-invernali con il vento di Bora e lo Scirocco, ogni anno provocano una consistente erosione della spiaggia con una antiestetica messa a nudo dei grandi sacchi neri posti a protezione del litorale. Dopo le mareggiate invernali i sacchi vengono tagliati e aperti consentendo al materiale sabbioso di disperdersi sulla spiaggia.
C’è poi da dire che la scomparsa dell’isola che si trovava tra la coronella del 1983 e la parte terminale della foce, ha richiesto un prolungamento artificiale con la messa in opera di massi calcarei, arrivando attualmente ad uno sviluppo pari a circa 900 metri di scogliera di separazione fiume-mare.
Alla data odierna i pennelli a protezione del litorale, posizionati trasversalmente alla linea di riva sono in numero di sette, tra cui alcuni di questi sono sagomati in calcestruzzo. Quattro a nord e due a sud di quello principale della vecchia terna (diga delle Marmotte). L’ultimo pennello si viene a collocare circa 100 metri a nord dalla piscina Europa, ormai in prossimità della parte centrale del lido con fruizione turistica.
Siamo ormai in presenza del cosiddetto “sistema a pennelli” ovvero di una spiaggia caratterizzata da una serie continua di pennelli che viene a creare un profilo dentellato del litorale. In destra ed in sinistra di ogni pennello si determina una differente condizione di accumulo o di erosione, come documentato dal confronto tra le due foto.
L’erosione della costa: problemi e prospettive
I fattori che hanno portato prima alla riduzione e poi alla scomparsa del delta dell’Adige ed in un secondo tempo all’erosione del settore nord del lido di Rosolina Mare sono i seguenti:
– la diminuzione della portata liquida e del trasporto solido, come conseguenza della costruzione di dighe a monte per invasi a scopo idroelettrico e di irrigazione;
– la subsidenza antropica, dovuta sia alle estrazioni di gas in Adriatico, sia quella delle acque metanifere nel delta del Po degli anni 1938-1961;
– la subsidenza naturale dei sedimenti quaternari che costituiscono i fondali delle spiagge della costa adriatica;
– l’innalzamento del livello del mare dovuto al cambiamento climatico;
– il taglio artificiale sull’ala destra della cuspide deltizia.
Gli interventi di protezione del litorale hanno rallentato il fenomeno di erosione della spiaggia ed il ripascimento annuale consente la fruizione turistica della spiaggia, pur tuttavia l’evoluzione attuale appare orientata ad un ulteriore arretramento del litorale, che sta in parte propagandosi verso la parte centrale del lido. È stato riconosciuto che i manufatti realizzati, creano interferenza con la naturale flessibilità della foce e modificano il comportamento sedimentologico del trasporto lungo il litorale. Da una parte si ha il vantaggio di rallentare l’erosione della spiaggia già compromessa, ma come contropartita si viene a irrigidire la naturale evoluzione di questo tratto costiero. Gli effetti di una naturale ridistribuzione del trasporto solito litoraneo sono prevedibili ricorrendo a modelli morfodinamici basati su misure e rilievi sperimentali.
Alcuni tratti della zona settentrionale presentano una situazione di spiaggia totalmente compromessa, senza presenza di sabbia, ma con un muraglione di massi calcarei alto qualche metro. Ciò ha determinato un nuovo scenario, che consente una visione del mare Adriatico da una posizione sopraelevata di alcuni metri e rivela una prospettiva inaspettata.
Da circa due anni è in atto una cooperazione tra la Regione Veneto e Unionmare che riguarda la salvaguardia della costa adriatica.
In seguito ad un primo incontro con una ditta olandese leader nello studio delle opere di ingegneria idraulica e difesa della costa, è stato avviato uno studio pilota per proteggere tutto il litorale veneto. Il primo comunicato ufficiale indirizza all’abbandono delle pratiche utilizzate finora come il ripascimento ed i pennelli, per passare ad un progetto a lungo termine.
A seguire, nell’ottobre 2022 è stato presentato un Protocollo d’intesa per lo studio di fattibilità, in accordo con la Conferenza dei Sindaci del litorale veneto e con la Camera di Commercio di Venezia e Rovigo. E la storia continua…
Si ringrazia l’ing. Guido Selvi dell’Ufficio Opere Marittime del Genio Civile di Rovigo per le informazioni riguardanti la protezione del litorale di Rosolina Mare e Gian Maria Zanini di Rosolina per avere fornito sia ricordi storici personali sia le foto del geom. L. Dissette.
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Come citare questo articolo
Daniele Bergantin. “Una foce e un lido da monitorare”. Ventaglio Novanta, n. 66, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-foce-e-un-lido-da-monitorare/